Come si concilia Matteo 24:13 col principio riformato della perseveranza dei santi?




"...anzi disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato".
Cosa intende qui Paolo per "riprovato"?


L’apostolo Paolo, quando parla di essere riprovato, sta qui parlando del suo ministero, non della sua salvezza. Egli sta dicendo che tratta duramente il suo corpo affinché dopo che abbia predicato agli altri non pecchi in tal modo da cacciarsi in una condizione dove non sarebbe stato più adatto per svolgere il ministero a cui lo aveva chiamato il Signore, a motivo della cattiva testimonianza che avrebbe potuto, in tal modo, rendere davanti agli uomini, destando il loro sospetto, ed esponendo il Vangelo, di cui era un amministratore, alle calunnie e alle bestemmie degli increduli a causa della sua cattiva condotta. "Riprovato" quindi significa "non adatto", "non trovato adatto per questo compito", "rifiutato perché inadatto per il compito".

Non vi è alcuna necessità, nel verso, di interpretare diversamente questo passaggio, soprattutto alla luce dei passaggi che insegnano la impossibilità di essere un eletto nell'eternità, ed un reprobo nel tempo, o detto diversamente: che la riprovazione sia un atto di Dio deciso nel tempo, in base a cose viste nella creatura, e non immutabilmente nell'eternità, e quindi fissato.

Qui "riprovare" non si riferisce alla riprovazione eterna nell'eternità, al decreto incondizionato di Romani 9, ma ad un atto di Dio nel tempo, che respinge, rigetta qualcuno che non si mostra adatto al ministero a cui è stato chiamato - cosa che nemmeno è possibile, tra l'altro, perché Dio quando chiama sa cosa ha in mente e dà grazia di fare tutto quanto Lui vuole sia fatto per mezzo di quell'uomo scelto, però il punto di vista della creatura, non conoscendo i piani di Dio, è che lei deve santificarsi e perseverare così, sapendo che solo così sarà adatta al servizio del padrone, come dice: 2 Timoteo 2:21:

Se dunque uno si purifica da queste cose, sarà un vaso ad onore, santificato e utile al servizio del padrone, preparato per ogni buona opera. Quel "se", come vedremo per Apocalisse 3:5, non è una condizione dalla quale dipende l'esecuzione di un decreto di Dio, ma è, per la coscienza della creatura, ciò che deve sapere essere il mezzo necessario col quale Dio compie la Sua opera in quelli che chiama, e quindi se in se stessa non vede quella purificazione, non si sforza di ottenerla, non può pensare di essere un vaso che Dio ha scelto per servirsi di esso per ogni buona opera.

(FDL)