Come si concilia 1 Timoteo 1:19 col principio riformato della perseveranza dei santi?



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1Timoteo 1:19 : "avendo fede e buona coscienza, poiché alcuni, avendola rigettata, hanno fatto naufragio nella fede.

In questo capitolo parla di Imeneo e Alessandro. Forse costoro non furono salvati dalla Grazia?


1. Rigettando una buona coscienza, si fa naufragio nella fede. Proviamo a spiegare queste due espressioni. Leggendo 2 Timoteo 2:16, vediamo che Imeneo, insieme ad un altro chiamato Fileto, sono detti essersi “sviati dalla verità”. Questo sviarsi dalla verità, vuol dire che in precedenza hanno professato la verità, la vera dottrina, anche chiamata la FEDE (1 Tim. 3:9; 4:1; 5:8; 6:21, Giuda 3), dalla quale ci si può allontanare (questo significa “apostatare”), sviare, fare naufragio, e la si può anche rinnegare, cioè comportandosi in modo da contraddire quanto si professa, oppure un tempo professare una cosa e poi in seguito agire in modo da contraddire quanto si professava dottrinalmente. In questo verso quindi troviamo la parola fede usata in due sensi, nel primo soggettivo, il credere, nel secondo oggettivo, la dottrina creduta.

2. Ma anche se vogliamo intendere il secondo “fede” come soggettivo, perché forse lo si ritiene l’elemento corrispondente di un chiasmo formato da: fede-buona coscienza <- - -> rinunciare alla seconda - fare naufragio quanto alla prima, ciò può essere spiegato ricordando che vi sono due tipi di fede nella Scrittura: una fede temporanea e falsa, ed una genuina e perpetua. La prima è la fede del professante che per un tempo professa di credere, e cammina anche apparentemente in ubbidienza in quella fede, ma poi dopo un periodo comincia a sviarsi, gradualmente o improvvisamente, e quindi rinuncia alla buona coscienza davanti a Dio, cioè rinuncia a ravvedersi dei suoi peccati coi quali man mano si sta allontanando dalla retta via, e a credere in Cristo, ed in questo modo a riottenere una buona coscienza, che lo rimette in grado di riprendere il cammino di ubbidienza della fede. In questo modo egli rinuncia anche alla professione esterna di quella dottrina una volta creduta e sostenuta, in quanto l’ha rinnegata con il suo cammino.

3. Ma vi è anche un terzo modo di comprendere questo, e cioè che questo fare naufragio, frutto dell’aver rinunciato ad una buona coscienza, è temporaneo, e fa parte di un vero credente che poi dopo uno sviamento ed allontanamento temporaneo, viene riportato alla convinzione di peccato e confessandolo e credendo in Cristo, riacquista una buona coscienza, e ricomincia nelle buone opere della fede - cosa comunque improbabile nel caso di Imeneo ed Alessandro, in quanto loro, rispettivamente in 2 Timoteo 2:16, 17, e 1 Timoteo 4:14, 15, sembrano essere descritti come ormai convinti oppositori della verità, cioè della “fede” una volta professata, dopo che furono scomunicati da Paolo (“consegnati in mano a Satana”, 1 Timoteo 1:20).

(FDL)