5. La perseveranza dei santi




Vedi qui l'esposizione della dottrina




testi citati costituiscono le obiezioni più comuni alla meravigliosa dottrina della perseveranza dei santi, e sono delle difficoltà normali che tutti abbiamo incontrato. Le risposte di Francesco sono davvero ottime ed esaurienti, quindi vorrei provare a rispondere in modo più generale, trattando questo punto prima positivamente, secondo quanto ci insegna la Scrittura, e poi, in un post successivo, negativamente, secondo quanto non ci insegna la Scrittura, ma che invece insegnano gli Arminiani in completo spregio della Verità.

Geremia, al verso 3 del capitolo 31 scrive "Sì, ti ho amata di un amore eterno; per questo ti ho attirata con benevolenza. Io ti riedificherò e tu sarai riedificata, o vergine d'Israele."

L'amore di Dio per la Sua Israele è eterno perchè proviene da un Essere Eterno, "presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento" (Gm. 1:17), che non cambia mai le sue intenzioni, i suoi pensieri e il suo disegno, "Io sono l'Eterno, non muto" (Ml. 3:6). Questo amore eterno, immutabile, è rivolto al suo popolo eletto, ed è il motivo per cui Dio lo ha attirato con benevolenza a sè convertendolo e "lo riedificherà". Questo popolo potrà essere riedificato solo perchè è Dio ad agire per primo e ad operare direttamente in prima persona. Se questo amore è eterno, allora non verrà mai meno, in nessuna circostanza e per nessun motivo, ma continuerà sempre a procedere da Dio verso ognuno dei Suoi eletti al fine di "far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili" (Ro. 9:23-24). Paolo ci insegna che Dio:
- "ci ha salvati e ci ha chiamati con una santa vocazione, non in base alle nostre opere, ma secondo il suo scopo e grazia, che ci è stata data in Cristo Gesù prima dell'inizio dei tempi" (2Ti. 1:9),
- "ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell'amore, avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà" (Ef. 1:4-5)
- "quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati" (Ro. 8:30).

E' quindi quantomai evidente che l'amore di Dio per i Suoi eletti non è in risposta a qualcosa che egli trova in loro, nè la fede, nè le opere, ma è assolutamente incondizionato, intrinseco alla natura stessa di Dio "perché Dio è amore" (1Gv. 4:8), ed è Grazia perchè diretto a creature malvagie che non meritano nulla. Infatti l'apostolo Giovanni scrive "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi" (1Gv. 4:10) e, ancora più esplicito, "Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo." (1Gv. 4:19). Il nostro ruolo è subordinato e condizionato dal decreto eterno d'elezione, e il nostro amore per Dio è conseguenza del Suo amore per noi. Solo Dio è sovrano e non soggetto a condizionamenti, perchè Egli controlla il cuore dell'uomo e tutti gli eventi della sua vita: Pr. 16:9 "Il cuore dell'uomo programma la sua via, ma l'Eterno dirige i suoi passi."

Ora, se l'amore di Dio per i Suoi eletti è eterno, cioè senza inizio e senza fine, immutabile, incondizionato, sovrano, manifestato nell'elezione a salvezza, attivo nell'opera rigeneratrice dello Spirito Santo, causa prima della nostra fede che è il dono di Dio, allora è chiaro che, come all'inizio non abbiamo potuto fare nulla per meritare un tale amore, allo stesso modo non è in nostro potere, nè nel nostro volere perchè il cuore rigenerato vuole amare Dio, di interrompere questo legame di amicizia e perdere così la salvezza. E' una cosa impossibile proprio in virtù dell'eternità dell'amore di Dio.

Come non possiamo noi stessi separarci dall'amore di Dio una volta salvati, allo stesso modo non può farlo nessun altro agendo dall'esterno contro il nostro legame con Dio, perchè come ci dice Paolo in Romani 8 "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi, Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà l'afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore." (vv. 31-39). Il sacrificio redentivo di Cristo, che Dio per amore per il Suo popolo ha inviato nel mondo, è stato perfettamente efficace, perchè "egli salverà il suo popolo dai loro peccati" (Mt. 1:21) come profetizzò l'angelo, e come avvenne poi, perchè "Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato" (Gv. 3:18)

Tutte queste condizioni, l'eternità e l'immutabilità dell'amore divino e del decreto d'elezione, l'efficacia del sacrificio di Gesù Cristo, la sovranità di Dio e la potenza nell'applicarne i benefici per salvare il Suo popolo, eliminano qualunque possibilità che anche uno solo degli eletti si svii completamente e perda la salvezza. "Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono; 28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29 Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno le può rapire dalla mano del Padre mio." (Gv. 10:27-29)

Se l'amore di Dio è perfetto e immutabile, ciò non vuol dire però che anche il nostro lo sia allo stesso modo. Anzi, la nostra stessa natura umana, così viziata dal peccato nonostante la rigenerazione, può portarci a sviarci, ad allontanarci temporaneamente da Cristo, cioè dalla vera fede, per seguire falsi profeti e falsi dottori. Per questo le Scritture ci vengono in aiuto in due modi: rassicurandoci che nessuno potrà mai rapirci dalla mano di Gesù Cristo, in questo modo esortandoci a riporre tutta la nostra fiducia nella potenza di Dio, ed ammonendoci attraverso l'esempio dei falsi credenti. Proprio a questo scopo servono tutti gli avvertimenti a perseverare nella fede, cioè nella conoscenza della grazia e della verità:

- sono chiare condanne per quelli che apostatano dalla fede, intesa come insegnamenti evangelici, i quali proprio per il fatto di essere stati parte della chiesa visibile e di aver goduto temporaneamente dei benefici ad essa connessi, come la predicazione della Parola, l'aiuto reciproco dei santi, le manifestazioni dello Spirito (negli altri, ovviamente), sono usati per essere esempi ancor più evidenti della terribile condanna preparata per queste "bestie irragionevoli, per natura generate ad essere prese e distrutte" (2Pi. 2:12). Quanto maggiormente essi si adornano esteriormente della Parola di Dio senza credervi, tanto più esemplare sarà per contrasto la loro caduta.

- sono avvertimenti verso gli eletti che i nemici non si trovano solo fuori dalla chiesa, ma anche al suo interno, e sono ipocritamente mascherati da veri credenti perchè "in una grande casa non vi sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche di legno e di terra; gli uni sono ad onore, gli altri a disonore." (2Ti. 2:20). Servono quindi a ricordarci di essere vigili, di combattere strenuamente per la fede (Gd. 3), di non credere "ad ogni spirito", ma di provare "gli spiriti per sapere se sono da Dio, perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo." (1Gv. 4:1)

- sono ammonimenti affinchè gli eletti non dimentichino mai che "ogni albero buono produce frutti buoni; ma l'albero cattivo produce frutti cattivi." (Mt. 7:17) e perchè in quel giorno non si sentano rispondere "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità" (Mt. 7:23). Si tratta quindi di ammonimenti rivolti a noi dal nostro punto di vista in modo tale che, attraverso l'esempio dei falsi credenti, ci costringano a dubitare della nostra elezione in mancanza dei frutti buoni.

Sopra tutto, però, dobbiamo sempre ricordare che Dio preserva il Suo popolo e dobbiamo confidare in Lui, perchè "I passi dell'uomo sono guidati dall'Eterno, quando egli gradisce le sue vie. Se cade, non è però atterrato, perché l'Eterno lo sostiene per la mano.... Poiché l'Eterno ama la giustizia e non abbandonerà i suoi santi; essi saranno salvaguardati in eterno, ma la progenie degli empi sarà sterminata." (Sl. 37:23-24, 28).

Tutte quelle ammonizioni contro l'apostasia, che sono così frequenti, sono comprensibili alla luce di un unico verso dell'apostolo Giovanni:

1Gv. 2:19 "Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri perché, se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è accaduto perché fosse palesato che non tutti sono dei nostri." (AS)