Psichiatria: molte idee, grande confusione


fonte

Gli psichiatri ammettono, nonostante impongano le loro “verità” ai poveri cittadini ignari, di non avere affatto le idee chiare riguardo le loro pratiche; lo evidenzia, tra l’altro, l’annuncio del prossimo Congresso nel 2007, della Società Italiana di Psicopatologia, che annuncia: “Il Congresso SOPSI 2007 vuole proporre un momento di riflessione ponendo il problema delle domande ancora senza risposta nella nostra disciplina.

Nell’area della non conoscenza rientrano i problemi della farmacoterapia. E’ ignoto il meccanismo di azione dei farmaci a livello molecolare. Non si conoscono le conseguenze a lungo termine nei trattamenti sia a livello cerebrale che a livello somatico….Un’altra area oscura è relativa al futuro della classificazione dei disturbi pssichiatrici…” (http://www.sopsi.it/congres/2007/ind.htm).

Ridefinendo i comportamenti umani ed etichettandoli come patologie, ogni cosa può divenire una grave e diffusa malattia, a tre condizioni:
1. che si abbiano i mezzi economici per diffondere sufficientemente tale “verità”.
2. che si possieda un qualche tipo di autorità “scientifica” per imporre il “verbo”.
3. che gli interlocutori siano sufficientemente ignoranti e creduloni.

Il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico del Disturbi Mentali) è ampiamente usato in tutto il mondo per diagnosticare disordini mentali, ed è noto che i diversi disturbi in esso elencati, sono "democraticamente" votati per alzata di mano. Negli ultimi anni, critici del settore sostengono che l'uso di tale manuale sia assurdo: tramite diagnosi di malattie create ad arte, come la fobia sociale, il disturbo del calcolo, la brutta calligrafia, un problema sul lavoro, un problema scolastico, ecc., si profila un tentativo di ridefinire e ridurre ogni problema della vita ad un disturbo mentale.

Ciò stabilisce i presupposti per la successiva vendita di vari psicofarmaci. L’esagerazione ed esasperazione delle statistiche delle innumerevoli malattie psichiatriche (es.: “La depressione è in costante aumento in tutto il mondo, tanto che nel 2020 potrebbe salire al secondo posto nella classifica delle malattie più diffuse. I dati, elaborati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono stati presentati a Toronto, nel congresso dell'Associazione Americana di Psichiatria. – fonte: 22/5/06 – Swiss Info) più che ad un allarme medico scientifico, sembra seguano una precisa strategia di marketing. Il professore di medicina di Harvard, Joseph Glenmullen, afferma: “I sintomi di depressione non sono altro che degli stati emozionali soggettivi, perciò la diagnosi è assai vaga”. Glenmullen afferma che le schede di valutazione e di comparazione utilizzate per esaminare le persone rispetto alla depressione sono superficiali e “progettate per calzare alla perfezione con gli effetti degli psicofarmaci, enfatizzando i sintomi fisici della depressione che per lo più rispondono alle cure antidepressive…mentre assegnano un numero al paziente così da apparire scientifici.

Quando si esaminano le domande e le scale usate, si scopre che sono completamente soggettive, basate su ciò il paziente riferisce o sulle le impressioni di chi valuta”. Il 22% degli esperti che lavorarono all’edizione del DSM, hanno ricevuto compensi dalle aziende farmaceutiche, per consulenze, negli anni fra il 1989 e il 2004, mentre il 16% ha lavorato come membro di commissioni di ditte farmaceutiche, attività tipicamente molto più lucrative degli stipendi da ricercatore. (fonte: The New York Times). Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, da anni denuncia gli abusi nel campo della salute mentale: il trattamento farmacologico eccessivo, l’etichettamento, la diagnosi imperfetta, la mancanza di protocolli scientifici…

Le testimonianze di numerose persone in cura psichiatrica da anni, ci dicono che troppo frequentemente non solo non hanno risolto i problemi originari per cui si erano rivolti al medico, ma che spesso ne sono stati pesantemente danneggiati.

Per ulteriori informazioni: www.ccdu.org www.cchr.org
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus e-mail linea.stampa@ccdu.org Tel. 02.36510685