Antichi sentieri valdesi


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Da una pubblicazione del Club Alpino Italiano riprendiamo il seguente testo:

“Un detto orientale recita: ‘Per alta che sia una montagna, un sentiero vi si trova’. Le definizioni tecniche di "sentiero" sono molteplici, ma per gli escursionisti è una sola: "Ponte tra il rumore della vita ed il silenzio delle vette". Quando un escursionista, aggiustandosi lo zaino sulle spalle, imbocca un sentiero, si lascia alle spalle un mondo amato per il benessere che propone, ma con preoccupazioni e angustie normali nella vita quotidiana; preoccupazione ed angustie che alla lunga ci infastidiscono come un rumore sordo, martellante, continuo. Va verso un mondo più rude, più esigente, con meno comodità, ma senza quel fastidioso rumore, … va verso un mondo più silenzioso, dove ogni cosa o gesto, anche se piccolo, assume un valore immenso, dove ogni giorno che nasce ti riempie di voglia di vita, dove ogni tramonto ti fa sognare il giorno dopo. Tutto questo è possibile grazie al semplice "sentiero", traccia a volte impercettibile tra rocce e baranci, ma carico di vita propria. In montagna ogni sentiero ha una sua storia ed una sua anima. Si riconoscono quelli nei quali sono transitate le mandrie, quelli più battuti dai boscaioli, quelli percorsi un tempo dai carbonai, quelli sofferti dai nostri soldati. Lungo i sentieri si parla molto con sé stessi, perché la fatica toglie il fiato ma non il pensiero, e c’è il tempo per riflettere. In quell’andare silenzioso, sovente raccolto, in quel colloquiare composto, quasi intimo scambio di sentimenti, un passo dopo l’altro, c’è una spiritualità sentita, anche se non dichiarata. C’è chi considera il sentiero una violenza fatta alla montagna, ma non è così, se il tracciato ripercorre antichi percorsi. E’ anzi nuova vita per la montagna, molto spesso abbandonata e dimenticata. L’efficienza dei sentieri è indice di rispetto verso coloro che li hanno tracciati, spesso col duro lavoro e per necessità di vita. Sono comunque un patrimonio a disposizione di tutti, e il loro mantenimento permette di raggiungere, con sicurezza, luoghi meravigliosi, senza necessariamente raggiungere una vetta”.

Vi è pure un altro antico sentiero che oggi solo pochi ormai percorrono. E’ il sentiero dell’Evangelo, tracciato e percorso da Gesù e dai Suoi apostoli e che rimane una via impopolare che solo pochi percorrono. Diceva infatti Gesù: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14).

Molte chiese, che pure si dicono cristiane, hanno abbandonato questa “via angusta” per raggiungere “i molti”, “le masse” e camminare con loro. Vogliono conquistarle, dicono, con “l’Evangelo” e per farlo, quell’Evangelo “lo adattano” per renderlo loro più “appetibile”, affinché esse, le masse, possano meglio accettarlo.

Quel vecchio Evangelo, così come è annunciato dal Nuovo Testamento, ed anche prima dai profeti dell’Antico Testamento, non va più bene, dicono. Deve essere adattato, reso più “rilevante” ed “attuale”. Da una parte vi è il chiasso, il disordine e la spettacolizzazione inscenata dai cosiddetti pentecostali e carismatici che quelle masse vogliono conquistare attraverso le manipolazioni psicologiche dei loro presunti “segni e prodigi”. Vi è poi il vangelo minimalista e compiacente verso l’umano amor proprio ed il sentimentalismo di altri “evangelici”. Per non parlare di quegli altri, i “liberali” che, pur con l’ambizione di essere “rilevanti” e “moderni” fanno eco alle mode ideologiche e culturali del mondo, spiegando, anzi, piegandovi l’Evangelo, abilmente compromettendolo e sfigurandolo fino a renderlo irriconoscibile, “empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4). Perché, dicono tutti, andare su per i “sentieri antichi” visto che, oltre ad essere scomodi e faticosi, e quindi non pratici, sembrano essere percorsi solo per “pochi eletti”, e quindi da categorie elitarie? Andiamo dove c’è la gente, camminiamo con loro, “dialoghiamo” con loro. Se proponiamo loro cose troppo difficili non ci seguiranno mai... Le “autostrade” di questo mondo sono molto più comode e pratiche, tagliano le montagne con i tunnel, si va molto più veloci...

Sì, certo, comode e veloci, ma qual è la loro vera destinazione? Non dice forse Gesù che “larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione”? Attraverso i Suoi profeti, così, il Signore dice oggi a coloro che portano (più o meno legittimamente) il Suo nome: "...il mio popolo mi ha dimenticato; bruciano incenso a idoli vani, che li hanno fatti inciampare nelle loro vie, i sentieri antichi, per camminare su vie traverse e non sulla via maestra" (Geremia 18:15).

Allora: "Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa»" (Geremia 6:16).

E’ nostra determinazione, così “domandare dei sentieri antichi” e “camminare per essi”, non importa se siano duri, difficili, “impratici” ed impopolari e, se sono stati abbandonati, “fare volontariato” e ripararli, farne manutenzione.

  • E’ la via della fedeltà alla Parola di Dio, per quanto ostica ci possa sembrare, e “combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 3).
  • E’ la via del non conformismo a questo mondo: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).
  • E’ la via dell’abnegazione: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua”; “...chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Luca 12:47).
  • E' la via della conoscenza e del discernimento: "La saggezza dell'uomo accorto sta nel discernere la propria strada; ma la follia degli stolti non è che inganno" (Proverbi 14:8); "...prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento" (Filippesi 1:9), la via della maturità spirituale: "il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell'uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male" (Ebrei 15:4).
  • E’ la via dell’ordine e della disciplina: “perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace” (1 Corinzi 14:33); “ogni cosa sia fatta con dignità e con ordine” (1 Corinzi 14:40); “È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa” (Ebrei 12:11).
  • E’ la via dell’ubbidienza alla volontà rivelata di Dio: "...affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all'ubbidienza di Cristo", la “ubbidienza di fede” (Romani 1:5).
  • E’ la via dell’integrità: “...presentando in ogni cosa te stesso come esempio di buone opere, mostrando nell'insegnamento integrità, dignità, incorruttibilità” (Tito 2:7); “Fammi giustizia, o Eterno, perché io ho camminato nella mia integrità e ho confidato nell'Eterno senza vacillare” (Salmo 26:1).
  • E’ la via stretta dei “Cinque Sola” della Riforma protestante, da applicare diligentemente, e non sono “formalmente”, come pure quella dei “Cinque punti del Calvinismo”.
  • E’ la via delle Confessioni di Fede della Riforma, le quali, lungi dall’essere “un prodotto del loro tempo” che “rispondevano ad esigenze di quel tempo soltanto”, sintetizzano in modo eccellente la fede cristiana per ogni tempo e paese, proteggendo la chiesa dalle ricorrenti eresie (sempre, in fondo uguali a sé stesse”) che vorrebbero attentare all’integrità storica della fede cristiana.

Allora sì, possiamo essere come gli amanti delle passeggiate in montagna e che tengono a posto e puliti i “sentieri antichi”, che, anche dal punto di vista spirituale, sono: "Ponte tra il rumore della vita ed il silenzio delle vette". Quando il cristiano “aggiustandosi lo zaino sulle spalle” (la sua Bibbia e il buon retaggio delle passate generazioni di credenti), imbocca il sentiero antico dell’Evangelo, si lascia alle spalle “un mondo amato per il benessere che propone, ma con preoccupazioni e angustie normali nella vita quotidiana; preoccupazione ed angustie che alla lunga ci infastidiscono come un rumore sordo, martellante, continuo” (quello delle “chiese moderne”!). Va allora verso un mondo più rude, più esigente (quello di Cristo), con meno comodità, ma senza quel fastidioso rumore, … va verso un mondo più silenzioso, dove ogni cosa o gesto (d’amore cristiano), anche se piccolo, assume un valore immenso, dove ogni giorno che nasce ti riempie di voglia di vita (quella che Cristo ci dona), dove ogni tramonto ti fa sognare il giorno dopo (la prospettiva dell’eternità con Cristo ed in Cristo). Tutto questo è possibile grazie al semplice "sentiero", “traccia a volte impercettibile tra rocce e baranci”, ma carico di vita propria (che può scoprire solo chi lo percorre diligentemente e con fiducia). In montagna ogni sentiero ha una sua storia ed una sua anima (è quella vissuta, ad esempio, dai cristiani più famosi, come Agostino, Valdo di Lione, Lutero, Calvino). Si riconoscono quelli nei quali sono transitate le mandrie (il popolo di Dio del passato), quelli più battuti dai boscaioli, quelli percorsi un tempo dai carbonai, quelli sofferti dai nostri soldati (la storia del popolo di Dio autentico attraverso i secoli). Lungo i sentieri si parla molto con sé stessi, perché la fatica toglie il fiato ma non il pensiero (la profondità dei pensieri di Dio ed il dialogo in preghiera con Dio), e c’è il tempo per riflettere (cosa che la moderna generazione non sa più fare). “In quell’andare silenzioso, sovente raccolto, in quel colloquiare composto, quasi intimo scambio di sentimenti, un passo dopo l’altro, c’è una spiritualità sentita, anche se non dichiarata” (la vera spiritualità). C’è chi considera il sentiero una violenza fatta alla montagna (la “ristrettezza” della fede proclamata nel Nuovo Testamento e le confessioni di fede che la precisano), ma non è così, se il tracciato ripercorre antichi percorsi. “E’ anzi nuova vita per la montagna, molto spesso abbandonata e dimenticata” (dai cristiani moderni). L’efficienza dei sentieri è indice di rispetto verso coloro che li hanno tracciati (l’apparente ossequio per la storia passata di certe chiese, se pure ne parlano, ma la sostanziale loro incongruenza con quella storia), spesso col duro lavoro e per necessità di vita (il sacrificio ed il martirio dei cristiani nei secoli passati). “Sono comunque un patrimonio a disposizione di tutti, e il loro mantenimento permette di raggiungere, con sicurezza, luoghi meravigliosi, senza necessariamente raggiungere una vetta”.

predicafuori.jpgChe il Signore ci dia la forza di percorrere questi antichi sentieri spirituali insieme a uomini e donne che li apprezzano ed insieme camminiamo verso gli obiettivi che il Signore Gesù ci ha posto davanti, obiettivi sicuri, ma “decisamente per pochi eletti”."...fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio" (Ebrei 12:2).

Per questo motivo facciamo la proposta per la costituzione di un associazione di cristiani sotto il nome: "Sentieri antichi valdesi". Specifichiamo il termine "valdesi" perché storicamente è stato proprio questo popolo di credenti a portare avanti con coraggio le aspirazioni che abbiamo qui elencato. Purtroppo non lo sono più oggi, benché ne portino il nome e la chiesa valdese di oggi ne abbia largamente rinnegata la storia ed i princìpi. Possiamo però tornare su quei sentieri antichi e formare un movimento militante che si opponga alle degenerazioni moderne, testimoniando della fede che ha animato quei credenti del passato, i sani presupposti biblici della Riforma. Molte iniziative si potrebbero organizzare sotto questo nome, includendo certamente letterali escursioni in montagna e, perché no, il volontariato per riparare e mantenere i sentieri alpini, lavoro accompagnato, naturalmente da incontri, conferenze e culti su quegli stessi monti!

Un'idea da sviluppare!