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10. L'elezione: i suoi oppositori


Dovunque si presenti in modo scritturale la dottrina dell'elezione si può star certi che si incontrerà una fiera opposizione ed un'indignata reprimenda. E' stato così durante tutto il corso di quest'era cristiana e fra tutte le razze e le classi. Basta solo che si accenni alle alte prerogative di Dio, che si proclami la sovranità della Sua grazia, basta che si dica che noi siamo solo come argilla plasmata in vasi d'ira o in vasi di misericordia così come Dio ritiene opportuno, che subito si leveranno brusii di indignazione e cori di protesta. Se un predicatore insiste che la creatura decaduta non possa pretendere nulla dal suo fattore, che essa sta davanti a Lui come un criminale condannato e che non ha titolo ad altro che un castigo eterno; se tale predicatore dichiara che tutta la posterità di Adamo è così del tutto depravata che la loro mente è "inimicizia contro Dio" e quindi in stato di inveterata insubordinazione, che i loro cuori sono così corrotti da non avere desiderio alcuno per le cose spirituali, che le loro menti sono così completamente sotto il dominio del maligno da non potere volgersi al Signore, potete stare certi che quel predicatore sarà denunciato come oscurantista ed eretico.

Questo, però, non dovrebbe minimamente sorprendere o turbare il figlio di Dio. Quando meglio si familiarizzerà con le Scritture, infatti, troverà come in ogni generazione i fedeli servitori di Dio siano stati sempre odiati e perseguitati, alcuni per aver proclamato una parte della verità, altri un'altra. Quando il sole brilla su un letamaio, un disgustoso odore ne sarà la conseguenza; quando i suoi raggi cadono sulle acque stagnanti di una palude, si moltiplicano i germi delle malattie. Di tutto questo forse ne ha colpa il sole? Certo che no. Lo stesso accade quando la spada dello Spirito colpisce alla radice l'orgoglio umano: essa lo rivela per quello che è. E' allora che diventa palese come esso l'essere umano sia un essere decaduto e ripugnante, una creatura impotente. Quando la Parola di Dio lo colpisce, essa lo fa giacere nella polvere come un povero caduto in bancarotta per sua stessa colpa e lo dichiara interamente dipendente dal beneplacito del Dio sovrano. E' allora che questa dottrina suscita un tumulto di proteste e lo sforzo determinato di far tacere un tale insegnamento, raggelante per la carne. La scomoda verità, infatti, non deve venire fuori: meglio illudere con le menzogne?

Una dottrina travisata ad arte

Il metodo che di solito viene seguito da quelli che respingono questa verità e di travisarla. La dottrina dell'elezione è così grandiosa e gloriosa che per sopportare ogni opposizione essa deve essere pervertita. Coloro che la odiano non possono guardarla né parlarne come essa realmente merita. Essi trattano dell'elezione come se non implicasse la fede e la santità, come se essa non puntasse alla conformità con l'immagine di Cristo, sì, come se l'eletto di Dio potesse tranquillamente continuare a commettere ogni sorta di malvagità e, ciononostante, andare in Cielo; e come se il non eletto, non importa quanto virtuoso possa essere, o con quanto ardore desideri e si sforzi di essere giusto, debba necessariamente perire perché così è stabilito. Solo per suscitare pregiudizi contro di essa se ne traggono false conclusioni, se ne rappresentano grottesche parodie ed si usano tattiche prive di scrupoli.

E' con tali diabolici sforzi che i nemici di Dio cercano di distorcere e di distruggere questa dottrina benedetta. Essi la insudiciano di fango, cercano di sopraffarla con cose odiose e la presentano, allo sguardo indignato della gente come qualcosa solo da ripudiare e da abominare. Si parla così della "predestinazione" come un di un mostro creato e battezzato e poi da presentare al mondo come qualcosa solo da rigettarsi con orrore.

Ecco così che moltitudini sono state private con l'inganno della porzione più preziosa della divina verità e alcuni dello stesso popolo di Dio sono stati portati a dubitare per un tempo ed infastiditi. Che i nemici giurati di Cristo oltraggino una dottrina insegnata da Lui e dai Suoi apostoli c'è solo da aspettarselo; ma che coloro che professano d'essere Suoi amici e seguaci si uniscano per opporsi e vilipendere questa verità, serve sono per dimostrare l'astuzia di quell'antico serpente, il diavolo, che particolarmente gode quando riesce a persuadere i cristiani nominali a fare il lavoro sporco per lui. Che il lettore non si lasci impressionare da tale opposizione.

La grande maggioranza di questi oppositori hanno poca o nessuna reale comprensione di ciò che a cui si oppongono. Essi solo largamente ignoranti di ciò che le Scritture insegnano su quest'argomento, troppo indolenti per intraprendere uno studio serio sull'argomento. Qualsiasi attenzione che prestano a questa dottrina è subito neutralizzata dal velo di pregiudizi che ostruisce la loro visione. Quando però tali persone esaminano la dottrina con sufficiente diligenza per scoprire che essa sola conduce alla santità - santità di cuore e di vita - allora essi raddoppiano i loro sforzi per toglierla di mezzo. Quando dei cristiani professanti fanno causa comune con i suoi detrattori, carità ci obbliga a concluderne che il loro atteggiamento sia dovuto al fatto che non abbiano compreso la dottrina. Essi guardano questa dottrina solo da un lato, la vedono con lenti distorte, la contemplano dal lato sbagliato. Essi non vedono come l'elezione sorga dall'amore eterno di Dio, che sceglie di estrarre e salvare, dall'umanità perduta, un certo numero di persone che altrimenti sarebbero state perdute, e che di queste persone ne fa un popolo volenteroso, ubbidiente e santo.

Cercheremo ora di coprire l'intero ventaglio di obiezioni che sono state addotte contro la dottrina dell'elezione. La nostra discussione non sarebbe completa se le ignorassimo totalmente. Le opere dell'incredulità sono sempre molte e gli increduli non mancano di fantasia per farne sempre di nuove. Se il figlio di Dio dovesse occuparsi di tutte, non farebbe nient'altro tutto il giorno e sicuramente il suo tempo dovrebbe essere impegnato in qualcosa di più produttivo. Eppure crediamo che dovremmo almeno considerare brevemente quelle che il nemico suppone siano le più forti e, a suo dire, imbattibili. Non che noi ci proponiamo di convincerli e persuaderli dei loro errori. Desideriamo soltanto cercare di aiutare i nostri confratelli e consorelle che possono essere stati scossi da queste contestazioni o persino fatti cadere nel dubbio. Il nostro compito non è quello di confutare l'errore ma, con l'aiuto di Dio, quello di rendere i nostri lettori stabili nella verità. Per poterlo fare, però, è talvolta necessario smascherare le insidie del diavolo, mostrare quanto prive di fondamento siano le più astute fra le sue menzogne e cercare di rimuovere dalla mente del cristiano ogni effetto deleterio che possano avere avuto.

Prima di iniziare questo compito sgradevole, però, dobbiamo rilevare come una qualsiasi mancanza di capacità, da parte nostra, per confutare le calunnie degli avversari, non è prova che la loro posizione sia inattaccabile. Come scrisse molto tempo fa il famoso apologeta Joseph Butler (1692-1752) nella sua "Analogy of Religion, Natural and Revealed, to the Constitution and Course of Nature" (1736), scrive: "Se una verità è stabilita, le obiezioni non sono nulla. La prima (cioè la Verità) è fondata sulla conoscenza e l'altra sull'ignoranza". Una volta stabilito che due più due fa quattro, non c'è manipolazione di sorta dei numeri che possa confutarlo. 'Non dobbiamo tollerare che ciò che sappiamo sia disturbato da ciò che non sappiamo', disse William Paley (1743–1805), il maestro di logica. Una volta che vediamo qualcosa chiaramente insegnato nelle Sacre Scritture, non dobbiamo permettere o ai nostri pregiudizi o all'antagonismo di altri, di scuotere la nostra fiducia o la nostra aderenza ad essa. Se siamo stati soddisfatti di vedere un 'Così dice il Signore' sul quale poggiare i nostri piedi, non importa se non siamo capaci di combattere i sofismi e le argomentazioni che sono sollevate contro di esso. State certi che Dio è verace, anche se questo debba implicare che ogni uomo sia un bugiardo.

Un'offesa per chi pensa di meritarsi qualcosa

I nemici più aspri contro la dottrina dell'elezione sono i papisti (i cattolici-romani). C'è da aspettarselo, perché la dottrina dell'elezione non può in alcun modo essere accordata con il dogma delle opere meritorie - uno è diametralmente opposto all'altro. Tutti coloro che amano sé stessi e cercano di essere salvati attraverso le proprie opere, detesteranno la grazia sovrana e cercheranno di coprirla di disprezzo. D'altro canto, coloro che sono stati efficacemente resi umili dallo Spirito Santo e portati a rendersi conto come siano del tutto dipendenti dalla grazia discriminante dello Spirito Santo, non avranno alcun desiderio né pazienza con un sistema che pone la corona dell'onore sulla creatura. La storia rende ampia testimonianza al fatto che il Cattolicesimo detesta il nome stesso di Calvinismo. "C'è qualche speranza di guadagnare convertiti al Cattolicesimo da tutte le sétte meno che dal Calvinismo", disse una volta il cardinale inglese Henry E. Manning (1808-1892). Aveva ragione: come la nostra epoca degenerata rende piena testimonianza, mentre nessun Calvinista rigenerato potrà mai essere fatalmente ingannato dalle insidie della "madre delle prostitute" (Apocalisse 17:5), migliaia di "protestanti" arminiani le vanno a braccetto e corrono fra le sue braccia.

E' un fatto inconfutabile che il Calvinismo incontri sempre meno favore nei principali raggruppamenti protestanti: più la sovranità di Dio ed il Suo amore elettivo è estromessa dai loro pulpiti, più il Cattolicesimo fa progressi. Oggi, infatti, esso sta facendo molti passi in avanti pure in paesi "protestanti", non solo con nuovi convertiti, ma anche attraverso i "fraterni abbracci" che molti protestanti gli accordano. La cosa più triste di tutte è che oggi la vasta maggioranza di coloro che occupano i cosiddetti "pulpiti protestanti" ha assunto praticamente lo stesso approccio alla soteriologia del tipico Cattolicesimo romano. La loro insistenza sulla libertà dell'essere umano decaduto e la sua capacità di scegliere Dio e fare il bene, deve sicuramente riempire i papisti di grande gioia e soddisfazione - nel Concilio di Trento, infatti, essa lanciava i suoi anatemi a chi osava affermare il contrario. Fino a che punto si sia diffuso il lievito del Papismo lo si può vedere nella misura in cui gli "evangelici protestanti" che si oppongono alla dottrina dell'elezione facciano uso esattamente delle stesse obiezioni usate dagli ecclesiastici del Cattolicesimo italiano quattrocento anni fa. Veniamo ora ad alcune delle obiezioni.

Una dottrina irragionevole?

In primo luogo ci dicono che la dottrina dell'elezione è irragionevole. Quando gli conviene, il Cattolicesimo romano fa finta di appellarsi alla ragione umana; altre volte, però, "la santa madre chiesa" chiede ai propri figli di chiudere gli occhi della loro mente ed accettare ciecamente qualunque cosa essa ponga loro nel piatto. Il Cattolicesimo romano, però, non è il solo a comportarsi a questo modo: moltitudini fra quelli che si considerano protestanti sono colpevoli della stessa cosa. Così pure quasi la prima reazione di coloro che non fanno alcuna professione religiosa, quando viene presentata loro questa verità, è più o meno di questo tenore: "Un concetto simile non mi attrae per nulla. Se c'è un Dio, e se Egli ha a che fare con la nostra attuale vita, io credo che Egli dia a tutti uguali opportunità, controbilanci le nostre buone opere rispetto a quelle cattive e sia misericordioso verso noi tutti. Dire che Egli fra le Sue creature abbia i Suoi favoriti, che Egli abbia già fissato prima della nostra nascita il nostro destino, beh, per me tutto questo è oltraggioso ed inaccettabile".

A tale obiezione rispondiamo prima di tutto che la questione non può essere posta in quei termini. La prima domanda, infatti, che dobbiamo farci è un'altra: Che cosa dicono le Scritture al riguardo? Se esse chiaramente insegnano l'elezione, così come esse ampiamente fanno, per il figlio di Dio la questione è appianata una volta per sempre: essa è una verità da accettare. Potrebbe anche non comprenderla, ma sa che Dio non può mentire. Come disse lo stesso Signore Gesù: "La tua parola è verità" (Giovanni 17:17). A meno che vogliamo contestare Gesù e l'intera Bibbia, l'elezione è un dato di fatto. Se i nostri oppositori non accettano questo, allora non c'è terreno comune sul quale noi ci si possa incontrare: è del tutto futile continuare a discutere la questione. Il cristiano non deve permettere in nessuna circostanza di essere allontanato dalla posizione che occupa sulla rocca inespugnabile delle Sacre Scritture per scendere nelle paludi traditrici della ragione umana. Solo su un piano più alto, quello della Parola di Dio, si può resistere con successo agli attacchi di Satana. Questo era "il metodo" di Gesù stesso quando rispondeva vittoriosamente al tentatore. Rileggetevi Matteo 4.

La Parola di Dio non giunge a noi cercando di essere accreditata rispetto ai canoni della ragione umana. Al contrario, esige che la ragione umana si pieghi all'autorità di Dio e riceva il suo contenuto inerrante senza mormorare. Essa ci ammonisce ripetutamente e con forza che se disprezziamo la sua autorità e respingiamo il suo insegnamento è solo a nostro danno. E' sulla base di quella Parola che un giorno saremo pesati, misurati, giudicati. E' parte dell'umana sapienza quella di sottomettersi e ricevere con riconoscenza le sue ispirate dichiarazioni. L'atto supremo di una retta ragione, mio lettore, è quella di sottomettersi senza riserva alla sapienza divina, accettare con la semplicità di un bambino, la rivelazione che per grazia Dio ci ha dato. Un qualsiasi altro e diverso atteggiamento è del tutto irragionevole - lo sconvolgimento dell'orgoglio. Dovremmo essere riconoscenti che l'Antico di giorni (Daniele 7:9 ND) si compiace di istruirci.

La nostra seconda risposta alla menzionata obiezione è che, in una rivelazione scritta dal cielo, dovremmo attenderci di trovare molto che trascende le capacità limitare della nostra mente legata alla terra. A che sarebbe servito che Dio ci avesse comunicato qualcosa che già noi sappiamo? Le Scritture, inoltre, non ci sono date come campo in cui esercitare la nostra ragione: ciò che esse richiedono è fede ed ubbidienza. La fede non è una cosa cieca e inintelligibile, ma fiducia nel suo Autore, la sicurezza che Egli è troppo saggio per errare, troppo giusto per comportarsi in modo ingiusto; e quindi che Egli è infinitamente degno della nostra fiducia e soggezione alla Sua santa volontà. Proprio perché la Parola di Dio è indirizzata alla fede, c'è molto in essa che è contrario alla natura, molto di misterioso, molto che ci lasci con domande in sospeso. La fede deve essere messa alla prova - la prova della sua genuinità. Inoltre Dio si rallegra di onorare la fede: sebbene la Sua Parola non sia stata scritta per soddisfare la curiosità, e sebbene essa non dia risposta a molte domande, più fede si esercita, maggiore luce ci verrà accordata.

Dio stesso è profondamente misterioso. "Ecco, questi sono solamente le frange delle sue opere. Quale debole sussurro di lui riusciamo a percepire! Ma chi potrà mai comprendere il tuono della sua potenza?»" (Giobbe 26:14 ND); "Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie!" (Romani 11:33). Dobbiamo quindi attenderci che nella Bibbia vi siano "alcune cose difficili a capirsi" (2 Pietro 3:16). La creazione dell'universo dal nulla da parte di un semplice comando dell'Onnipotente, è cosa che la nostra mente limitata non può comprendere. L'incarnazione di Dio trascende la ragione umana: "Senza dubbio, grande è il mistero della pietà: Colui che è stato manifestato in carne" (1 Timoteo 3:16); che Cristo sia stato concepito e che sia nato da una donna che non aveva avuto rapporti sessuali con un uomo, non può essere spiegato con la ragione umana. La risurrezione del nostro corpo, migliaia di anni dopo essersi ridotto in polvere, è inesplicabile. Non è forse irragionevole, allora, respingere la verità dell'elezione perché la ragione umana non riesce a darsene un senso?

Questa dottrina farebbe di Dio un Dio ingiusto?

In secondo luogo, ci dicono che la dottrina dell'elezione sia del tutto ingiusta. I ribelli contro la sovranità suprema non esitano ad accusare Dio di ingiustizia perché Egli si compiace di esercitare i Suoi diritti e di determinare i destini delle Sue creature. Essi sostengono che tutti dovrebbero essere trattati sulla stessa base e che a tutti dovrebbe essere data la stessa opportunità di salvezza. Dicono che se Dio si mostra misericordioso ad uno e non altrettanto ad un altro, una tale parzialità sia grossolanamente ingiusta. A tali obiettori replichiamo con le affermazioni stesse della Sacra Scrittura e con esse li lasciamo: "O uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: «Perché mi hai fatta così?» Il vasaio non è forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile?" (Romani 9:20-21).

Sono però alcuni fra il popolo di Dio ad essere turbati da questa difficoltà. In primo luogo rammentiamo loro che Dio è tanto "luce" (1 Giovanni 1:5) quanto "amore". Dio è indicibilmente santo come pure infinitamente misericordioso. Come il Santo Egli aborre ogni male e, come governatore morale delle Sue creature, è del tutto coerente con il Suo santo carattere che Egli manifesti il suo odio per il peccato. Come il Dio di ogni misericordia Egli è libero di impartire il Suo favore a chi non se lo meriterebbe, e così dare dimostrazione eterna che Egli è "il Padre della misericordia". Ora, nell'elezione sono entrambi questi disegni ad essere inequivocabilmente realizzati. Nel passare oltre ai non eletti e nel condannarli, Dio dà piena prova della Sua santità e della Sua giustizia, dando loro ciò che spetta alla loro iniquità. Nel predestinare e nel salvare il Suo popolo eletto, Dio manifesta chiaramente le sovrabbondanti ricchezze della Sua grazia.

Supponiamo che Dio avesse voluto la distruzione dell'intero genere umano. Sarebbe stato forse ingiusto nel farlo? Certo no. Non c'è alcuna ingiustizia nel comminare ai criminali la pena che meritano per avere infranto in modo sprezzante la legge. Che ne sarebbe stato, allora, della misericordia di Dio? Se Egli avesse esercitato null'altro che un'inesorabile giustizia, come un Dio offeso, allora ogni discendente del decaduto Adamo sarebbe stato inevitabilmente consegnato all'inferno. Ora, d'altro canto, supponete che Dio avesse deciso di aprire completamente le paratie della Sua misericordia e di portare tutta l'umanità, senza distinzione, in paradiso. Che cosa se ne dedurrebbe? Il salario del peccato è la morte - la morte eterna. Avendo, però, tutti peccato e, ciononostante, nessuno muore, quale evidenza ci sarebbe che la divina giustizia sia solo un vuoto modo di dire senza alcuna sostanza? Se Dio salvasse tutti i peccatori indistintamente, non inculcherebbe questo necessariamente la concezione che in fondo, il peccato, è cosa relativa? Se tutti fossero portati in Cielo, non dovremmo concluderne che questo ci fosse dovuto come un diritto?

Dato che tutti sono colpevoli, forse che le mani della divina misericordia sono legate? Se non è così, se Egli esercitasse indiscriminatamente la Sua misericordia, non sarebbe Dio così obbligato a rinunciare alla Sua giustizia? Se Dio si compiace di manifestare la Sua misericordia verso alcuni alla quale, comunque, non ne avrebbero diritto, non potrebbe pure Egli manifestarsi giusto giudice infliggendo sugli altri il castigo a cui hanno titolo? Quale ingiustizia fa un creditore se condona ad uno il suo debito ed impone agli altri di pagarlo? Sono forse ingiusto se do la mia carità ad un mendicante e non faccio lo stesso verso tutti gli altri mendicanti? Allora il grande Dio è meno libero di impartire i Suoi doni a chi ritiene di doverlo fare? Prima che l'obiezione menzionata abbia forza alcuna, deve essere provato che ogni creatura (proprio perché è creatura) abbia titolo alla beatitudine eterna, e che quand'anche cadesse nel peccato e diventasse ribelle al suo fattore, Dio sarebbe moralmente obbligato a salvarla. Un tale obiettore si riduce proprio a queste assurdità.

"Se l'eterna felicità è dovuta senza eccezione ad ogni essere umano, certamente gli è dovuta anche quella temporale. Se gli esseri umani hanno diritto alla maggiore, certamente hanno diritto pure alla minore. Se l'Onnipotente è tenuto, sotto pena di diventare ingiusto, di fare tutto ciò che può per rendere felice, nella vita che verrà ogni individuo, Egli sarebbe pure ugualmente tenuto a rendere felice ogni individuo in questa vita. Però, sono tutti felici quaggiù? Guardatevi intorno in questo mondo e poi dite di sì, se potete. Il Creatore è quindi ingiusto? Nessun altro che Satana potrebbe suggerirlo, nient'altro che le sue eco lo affermerebbero. Il Signore è un Dio di verità e senza iniquità. Egli è giusto e retto ... E' misterioso l'ordine costituito delle cose? Sì, impenetrabilmente. Eppure, la misteriosità delle divine dispensazioni mette in evidenza non l'ingiustizia del sovrano Dispensatore, ma la superficialità della comprensione umana, e la miopia della vista umana. Che noi quindi, abbracciando e riverendo le dottrine bibliche della predestinazione e della provvidenza, si dia credito a Dio di essere infinitamente saggio, giusto, e buono, sebbene le Sue vie, per il presente siano a noi oscure e le Sue orme non conoscibili" (Augustus M. Toplady, autore di "Rocca eterna dell'amor").

Rileviamo, infine, come Dio mai rifiuti la Sua misericordia a chi umilmente presso di Lui la invoca. Dio invita i peccatori e dice loro: "Com'è vero ch'io vivo, dice il Signore, l'Eterno, io non mi compiaccio della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie" (Ezechiele 33:11). Davanti a loro è preparato il banchetto dell'Evangelo: se essi rifiutano di parteciparvi, se essi ne sono disgustati e se ne allontanano con disprezzo, il loro stesso sangue ricadrà su di loro. Che razza di "giustizia" è quella che esige che Dio porti in cielo presso di Sé coloro che Lo odiano? Se Dio ha operato in te il miracolo della grazia, e generato nel tuo cuore amore per Lui, che tu ne sia ferventemente riconoscente, e non disturbare la tua pace e gioia chiedendoti perché Egli non abbia fatto lo stesso con i tuoi compagni trasgressori.

La dottrina dell'elezione renderebbe l'evangelizzazione inutile?

In terzo luogo, ci dicono che la dottrina dell'elezione renderebbe l'evangelizzazione priva di significato. Coloro che rifiutano di accogliere la dottrina della divina elezione amano dire che l'idea di Dio che ha scelto dall'eternità uno e passato oltre ad un'altra delle sue creature non onorandola della stessa scelta, ridurrebbe la predicazione dell'Evangelo ad una farsa. Essi sostengono che se Dio avesse predestinato una parte dell'umanità alla distruzione, l'offerta di salvezza loro rivolta non sarebbe fatta in buona fede. Intanto rileviamo come questa obiezione non metterebbe in questione solo il Calvinismo, ma, con la stessa forza, anche l'Arminianesimo. Chi sostiene che la volontà umana sia libera nega che i decreti divini abbiamo carattere assoluto, eppure essi affermano la divina preconoscenza. Facciamo così loro la stessa domanda: Come potrebbe Dio, in buona fede, esortare uomini e donne a ravvedersi ed a credere all'Evangelo, quando Egli sa già in partenza che essi non lo faranno mai? Se l'Arminiano crede che la sua obiezione sia inconfutabile, pure troverà essere priva di risposta, sulla base dei suoi stessi principi, la nostra domanda.

Qualunque difficoltà possa essere addotta a questo punto - e lo scrittore non intende minimizzarla - una cosa è chiara: a chiunque perviene l'Evangelo, Dio è sincero quando chiede a chi lo ode di sottomettersi a ciò che esso richiede, riceverne il lieto annuncio e per esso essere salvato. Che noi si comprenda o meno come questo possa essere così, non importa nulla: l'integrità del carattere di Dio deve essere mantenuta ad ogni costo. Il semplice fatto che non siamo in grado di discernere la coerenza e l'armonia fra due distinte linee di verità, certamente non ci autorizza a respingerne una di esse. La dottrina dell'elezione sovrana è chiaramente rivelata nelle Sacre Scritture; così pure lo è l'autenticità dell'offerta evangelica a tutti coloro che la ricevono: dobbiamo contendere tanto per l'una quanto per l'altra.

Non creiamo forse noi stessi una difficoltà nel supporre che la salvezza sia il solo obiettivo, o persino il disegno principale della predicazione dell'Evangelo? Ci si può chiedere quali altri fini siano realizzati attraverso di esso. Indubbiamente le finalità della predicazione dell'Evangelo sono molte. Il primo fine dell'Evangelo, come in ogni altra cosa, è l'onore del grande Nome di Dio e la gloria di Suo Figlio. Nell'Evangelo, il carattere di Dio e l'eccellenza di Cristo sono rivelate più che in qualsiasi altra cosa. Che una testimonianza universale vi sia resa è infinitamente opportuno. Che tutti debbano conoscere le infinite perfezioni di Colui con il quale essi hanno a che fare, è infinitamente desiderabile. Dio, così, ne risulta magnificato e l'incomparabile valore di Suo Figlio è proclamato, anche se attraverso di esso non fosse salvato alcun peccatore e nessuno vi credesse.

La predicazione dell'Evangelo, inoltre, è lo strumento stabilito, nelle mani dello Spirito Santo, attraverso il quale gli eletti sono portati a Cristo. Dio non disdegna di far uso di strumenti, ma si compiace di avvalersene. Colui che ha stabilito il fine, ha pure stabilito i mezzi che devono essere usati per raggiungerlo. E' proprio perché i figli dio Dio sono "dispersi" (Giovanni 11:52) fra tutte le nazioni, che Egli ha comandato: "che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme" (Luca 24:47). E' attraverso l'ascolto dell'Evangelo che essi sono chiamati fuori dal mondo. L'Apostolo afferma, parlando degli eletti, che "eravamo per natura figliuoli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:3). Essi sono peccatori perduti che hanno bisogno di un Salvatore e, indipendentemente da Cristo, per loro non c'è salvezza. L'Evangelo, quindi, deve essere predicato e creduto da loro prima che essi si possano rallegrare nel fatto che i loro peccati siano perdonati. L'Evangelo, quindi, è il grande ventilabro di Dio (Matteo 3:12) che separa il grano dalla pula, raccogliendo così il primo nel suo granaio.

I non eletti, inoltre, guadagnano molto dall'Evangelo, anche se esso non realizza la loro salvezza. Il mondo esiste per amore degli eletti, eppure tutti ne beneficiano. Il sole brilla sia sui malvagi che sui buoni, piogge ristoratrici cadono sui campi sia degli ingiusti come dei giusti. Dio, così, fa in modo che il Suo Evangelo raggiunga anche le orecchie dei non eletti, non solo quelle del Suo popolo favorito. Perché? Perché esso è uno degli agenti potenti in grado di tenere sotto controllo la malvagità dell'umanità decaduta. Milioni di persone, che pure attraverso di esso non raggiungono la vita eterna, ne ricevono un'influenza morale benefica, le loro concupiscenze sono imbrigliate, viene migliorato il corso esteriore della loro vita, e il mondo viene reso per i santi più vivibile. Mettete a confronto le società prive dell'Evangelo a confronto di quelle in cui esso risuona liberamente; nel caso di queste ultime si troverà una maggiore moralità quand'anche non vi fosse spiritualità.

Bisogna infine rilevare che l'Evangelo è reso un autentico test per il carattere di tutti coloro che lo odono. Le Scritture dichiarano che l'essere umano è una creatura caduta, corrotta e che ama il peccato. Esse insistono sul fatto che la sua mente è inimicizia contro Dio, che essa ama le tenebre più che la luce, che essa non si sottometterà a Dio in ogni circostanza. Chi crede, però, in queste verità che tanto abbassano l'arroganza umana? La risposta che danno ad esse i non eletti dimostrano la verità della Parola di Dio. La loro continua impenitenza, incredulità e disubbidienza, rendono testimonianza della loro depravazione totale. Dio istruisce Mosè a recarsi presso Faraone per chiedergli che ad Israele sia permesso di andare a rendere culto a Jahvè nel deserto, eppure nel versetto seguente Egli gli dice: "tu, con gli anziani d'Israele, andrai dal re d'Egitto e gli direte: 'Il SIGNORE, il Dio degli Ebrei, ci è venuto incontro; perciò lasciaci andare per tre giornate di cammino nel deserto, per offrire sacrifici al SIGNORE, nostro Dio'. Io so che il re d'Egitto non vi concederà di andare, se non forzato da una mano potente" (Esodo 3:18-19). Perché mai Dio manda Mosè dal Faraone se sa benissimo che egli non concederà loro di andare? Per rendere manifesta la durezza del cuore di Faraone, l'ostinazione della sua volontà, e la giustizia di Dio nel distruggere un tale miserabile.

La dottrina dell'elezione vanifica la responsabilità umana?

In quarto luogo, ci dicono che la dottrina dell'elezione distrugga la responsabilità umana. Gli Arminiani sostengono che se Dio avesse decretato e fissato la storia ed il destino di ogni essere umano, questo distruggerebbe la responsabilità umana, in tal caso l'essere umano non sarebbe altro che un robot programmato. Essi insistono come la volontà umana debba essere libera, ugualmente libera di scegliere o il bene o il male, altrimenti cesserebbe di essere un agente morale. Essi sostengono che a meno che una persona non sia libera da costrizioni e di fare secondo i propri desideri ed inclinazioni, essa non potrebbe essere giustamente considerata responsabile per le proprie azioni. Da questa premessa essi traggono le conclusioni che è sia la creatura e non il Creatore a scegliere e decidere il suo destino eterno, perché se i suoi atti sono determinati da sé stessa., essi non possono essere determinati da Dio.

Questa obiezione è di fatto una discesa nelle regioni oscure della filosofia e della metafisica, un tentativo specioso del Nemico di condurci lontani dal campo della divina rivelazione. Fintanto che noi dimoriamo nelle Sacre Scritture, noi siamo al sicuro, ma non appena noi ricorriamo a ragionamenti su questioni spirituali, siamo certi di errare. Dio ha già reso noto tutto ciò che Egli ritiene necessario che noi sappiamo in questa vita, ed ogni tentativo di essere più savi rispetto a ciò che è scritto, non è altro che follia ed empietà. Nelle Scritture è chiaro come il sole che l'essere umano - decaduto o non decaduto che sia - è un essere responsabile, che l'essere umano raccoglie quel che semina, che l'essere umano dovrà rendere conto a Dio di sé stesso ed essere giudicato in modo corrispondente. Non dobbiamo permettere a niente ed a nessuno di indebolire l'impressione che questi argomenti seri devono avere nella nostra mente.

La stessa linea di ragionamento è stata usata da coloro che respingono l'ispirazione verbale delle Sacre Scritture. Si sostiene che un tale postulato elimini interamente l'elemento umano nella Bibbia, che se noi insistiamo (come indubbiamente sta facendo lo scrittore in modo enfatico) che non solo i pensieri ed i sentimenti, ma anche lo stesso linguaggio sia divino, che ogni parola ed ogni sillaba dei manoscritti originali sia ispirata da Dio, allora gli scrittori umani usati per trasmettere la stessa, sarebbero semplicemente degli automi. Questo, però, sappiamo essere falso. Allo stesso modo, con la stessa dimostrazione della ragione, si potrebbe sostenere che Cristo non possa essere sia divino che umano, che se Egli fosse Dio, non potrebbe essere, nel contempo, un essere umano, e che Egli fosse veramente uomo, ne conseguirebbe che Egli non potrebbe essere Dio. Qual è il valore di tali ragionamenti, lettore mio, su questi argomenti?

I libri della Bibbia sono stati scritti da esseri umani, scritti da loro con il libero esercizio delle loro facoltà naturali, in tale modo che l'impronta della loro personalità è chiaramente impressa bei diversi contributi che essi ci hanno lasciato. Ciononostante, essi non hanno originato nulla: "Nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo" (2 Pietro 1:21). Essi erano tanto completamente controllati da Dio che nemmeno la più debole ombra di errore è presente nei loro scritti. Ogni cosa che essi avevano scritto non sono: "parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito" (1 Corinzi 2:13). Il Redentore è "Figlio dell'uomo", "simile ai suoi fratelli in ogni cosa" (Ebrei 2:17), eppure, per il motivo che la Sua umanità era stata assunta all'unione con la Sua divina persone, tutto ciò che Egli possedeva aveva un valore unico ed infinito. L'essere umano è un agente morale, che agisce secondo i desideri ed i dettami della sua natura. Al tempo stesso, però egli è una creatura pienamente controllata e determinata dal Creatore. In ciascuno di questi casi divino ed umano si fondono, si assimilano, ma il divino domina, eppure non ad esclusione dell'umano.

Consideriamo altre presunte contraddizioni. "Guai al mondo a causa degli scandali! perché è necessario che avvengano degli scandali" (Matteo 18:7). Allora, sicuramente, si potrebbe obiettare, non si può incolpare una persona che sia causa di qualche scandalo, perché "è necessario che avvengano", o no? L'insegnamento di Cristo, però è diverso: "...ma guai all'uomo per cui lo scandalo avviene!" (Matteo 18:7). "Quando udrete guerre e rumori di guerre, non vi turbate; è necessario che ciò avvenga" (Marco 13:7). Orribili per quanto siano le guerre, "è necessario che esse avvengano", eppure questo non altera minimamente la terribile responsabilità di coloro per i quali esse avvengono. Allo stesso modo è necessario che vi siano eresie e divisioni: "...infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi" (1 Corinzi 11:19), eppure i settari e gli eretici ne sono pienamente responsabili e ne dovranno rendere conto! L'assoluta necessità e la responsabilità umana, quindi, sono perfettamente compatibili, che noi si comprenda la loro coerenza oppure meno.

La dottrina dell'elezione rende passivi ed indolenti?

In quinto luogo, si obietta contro la verità della predestinazione che essa rende inutili i mezzi ed ogni incentivo che si possa dare alle attività umane. Si sostiene che se Dio avesse eletto una persona alla salvezza, allora questa sarà salvata sia che ne rimanga totalmente indifferente o continui a fare il pieno di peccati; che se non è stata eletta, un qualsiasi duo sforzo per ottenere la vita eterna sarebbe totalmente futile. Si dice che se le persone sapessero di essere state divinamente predestinate o alla vita o alla morte da un decreto eterno ed immutabile, esse ne concluderebbero subito che non farebbe alcuna differenza come si comportassero, dato che nulla che essi possano fare potrebbe minimamente alterare, impedire o promuovere ciò che Dio ha già decretato. E' così che si sostiene come tutte le motivazioni alla diligenza sarebbero efficacemente neutralizzate e che questo sovvertirebbe completamente qualunque esortazione alla moralità od alla spiritualità.

Di fatto questa è l'obiezione più insensata fra tutte. Essa non è affatto un'obiezione contro la dottrina biblica della predestinazione, ma contro un concetto interamente differente, ordito nella mente di un ignorante o concepito nella sua malvagità per infangare la verità. L'unica sorta di predestinazione alla quale sarebbe applicabile questa obiezione, sarebbe una preordinazione assoluta che prescindesse da qualsiasi mezzo. Spogliata da ogni ambiguità, questa obiezione presuppone che Dio assicuri i Suoi propositi senza fare uno di agenti strumentali. E' così che quando questa obiezione viene esposta in tutta la sua nudità, vediamo subito quanta magra figura possa fare. Coloro che Dio ha eletto a salvezza lo sono: "mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità" (2 Tessalonicesi 2:13).

Il fatto è che Dio ha decretato di portare i Suoi eletti alla gloria lungo la via della santificazione e in nessun altro modo, e questo lungo l'intero loro corso. Egli le tratta come creature razionali e responsabili, facendo uso di mezzi e motivazioni adatti per attirare a Lui il loro cuore. Affermare che se essi sono eletti, essi raggiungano il Cielo santificati oppure no, è altrettanto sciocco che dire che Abramo sarebbe stato il padre di molte nazioni sebbene fosse morto nella sua infanzia, o che Ezechia avesse potuto vivere i quindi anni extra che gli erano stati accordati senza mangiare e senza dormire. Prima della conquista di Gerico, era stato divinamente rivelato a Giosuè che egli sarebbe diventato signore di quel luogo (6:2). Questo era un fatto assoluto e sicuro. Forse che allora il leader di Israele ne aveva concluso che darsi da fare non sarebbe stato necessario, e che tutto ciò che doveva fare è sedere in attesa a braccia conserte? No, egli organizza la processione attorno alle mura della città in ubbidienza al comando di Dio, e l'avvenimento accade com'era stato preannunciato.

La dottrina dell'elezione è confutata dalla Bibbia stessa?

"Voi non avete voluto". Considereremo ora brevemente alcuni dei principali testi biblici utilizzati da coloro che oppongono resistenza alla verità: "Poiché, quand'ho chiamato avete rifiutato d'ascoltare, quand'ho steso la mano nessuno vi ha badato, anzi avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete voluto sapere" (Proverbi 1:24-25); "Ho steso tutto il giorno le mani verso un popolo ribelle, che cammina per una via non buona, seguendo i propri pensieri" (Isaia 65:2); "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!" (Matteo 23:37). Gli Arminiani ci dicono che queste dichiarazioni sono inconciliabili con il Calvinismo, che esse mostrano chiaramente come la volontà di Dio sia cosa alla quale si possa resistere e frustrata dagli esseri umani. Più che certamente, però, un Dio frustrato e sconfitto non è il Dio delle Sacre Scritture. Trarre da questi versetti la conclusione che i decreti di Dio possono fallire è del tutto erroneo. Essi non hanno nulla a che fare con i propositi divini, ma riguardano gli agenti esterni attraverso i quali Dio denuncia l'irresponsabilità umana, mette alla prova il carattere umano e rende evidente la malvagità del cuore.

Dio ama "il mondo"? "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16). Da queste parole si sostiene che se Dio ama il mondo, questo vuol dire che Egli desideri la salvezza dell'intero genere umano, e che sia proprio per questo che Egli ha provveduto per esso un Salvatore. Siamo qui di fronte al caso di chi cade in un equivoco solo perché è sviato dal suono di una parola, invece di verificarne tutte le implicazioni. Dire che Dio abbia dato Suo Figlio allo scopo di provvedere salvezza per tutti i figli di Adamo, è chiaramente assurdo, perché la metà di essi erano già morti prima che Cristo nascesse, e la vasta maggioranza di essi era già perduta nelle tenebre del paganesimo. Dove sta scritto nell'Antico Testamento, anche solo accennato, che Dio abbia amato gli Egiziani, i Cananei ed i Babilonesi? E dove sta scritto nel Nuovo Testamento che Dio ami tutta l'umanità? Il termine "mondo" in Giovanni 3:16 (come in molti altri luoghi) è un termine generale usato in contrasto con Israele, il quale immaginava di avere il monopolio della redenzione. L'amore di Dio si estende molto al di là dei confini del Giudaismo, ed abbraccia gli eletti che sono sparsi fra le nazioni.

Libero arbitrio? "...eppure non volete venire a me per aver la vita" (Giovanni 5:40). Strano a dirsi, ma questo è uno dei versetti a cui fanno appello coloro che non vogliono sentire assolutamente parlare di elezione. Essi immaginano che questo versetto insegni che l'uomo decaduto sia dotato di libero arbitrio e che Cristo seriamente intendesse con esso di voler salvare coloro che Lo disprezzavano e Lo respingevano. Che cosa c'è in questo versetto, però, che dichiari che Cristo seriamente intendesse salvarli? Non significano forse queste parole che Egli qui preferisse una solenne accusa verso di loro? Lungi dall'affermare che queste persone avessero il potere in sé stesse di venire a Lui, questa espressione del nostro Signore dichiara piuttosto la perversità e l'ostinazione della loro volontà. Invece di avere una qualsiasi inclinazione favorevole verso il Santo, essi Lo odiavano.

Tutti salvati? "...il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo" (1 Timoteo 2:4-6). Al fine di comprendere queste parole, esse non devono essere staccate dal contesto in cui sono poste. Il ministero di Timoteo si svolgeva principalmente fra convertiti dal Giudaismo, molti dei quali ancora coltivavano pregiudizi razziali, tanto da non volersi sottomettere all'autorità di governanti pagani. Questo era il motivo per il quale i Farisei cercavano di discreditare Cristo di fronte al popolo quando Gli avevano chiesto se fosse lecito pagare tributi a Cesare. Paolo qui dice a Timoteo che i cristiani non solo devono ubbidienza ai governanti pagani, ma devono pure pregare per loro (vv. 1-2).

In 1 Timoteo 2 Paolo colpisce alla radice il pregiudizio che Timoteo era chiamato a combattere. La legge di Mosè era stata ora messa da parte e la distinzione intercorrente fra i discendenti fisici di Abraamo ed il resto dell'umanità non valeva più: Dio vuole la salvezza sia di Ebrei che di pagani. Notate particolarmente questi dettagli. In primo luogo, "c'è un solo Dio" (vedi Romani 3:29-30) ed un solo mediatore fra Dio e gli uomini (non gli israeliti, ma "gli uomini" (v. 5). In secondo luogo, "che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti [indefinitamente] questa è la testimonianza resa a suo tempo" (v. 6). Quando Cristo era stato crocifisso non era generalmente compreso, neanche fra i Suoi discepoli, che Egli avesse dato la Sua vita non solo per gli Israeliti, ma anche per gente che si trova nel paganesimo. "A suo tempo", però, particolarmente sotto il ministero di Paolo, questa era stata la testimonianza che Dio aveva data. In terzo luogo, "...e della quale io fui costituito predicatore e apostolo (io dico il vero, non mento), per istruire gli stranieri nella fede e nella verità" (v. 7). In quarto luogo, "Io voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando mani pure, senza ira e senza dispute" (v. 8), cioè coloro che professano fede in Cristo devono abbandonare una volta per sempre le concezioni e le usanze israelitiche - Gerusalemme ed il suo tempo non possedevano più alcuna particolare santità.

Per tutti? ",,,però vediamo colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesù, coronato di gloria e di onore a motivo della morte che ha sofferto, affinché, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti" (Ebrei 2:9). Vi siete presi la briga di accertarvi come questa espressione compaia anche in un altro luogo del Nuovo Testamento? "Perciò non giudicate nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio" (1 Corinzi 4:5). Quel "ciascuno avrà la sua lode da Dio" significa forse che tutta l'umanità riceverà le lodi di Dio, anche quella parte della quale dirà: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!" (Matteo 25:41)? 1 Corinzi 11:3 dice: "Ma voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo": anche di Nerone e di Giuda? "Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune" (1 Corinzi 12:7). Tanta gente, però, è "gente sensuale, che non ha lo Spirito" (Giuda 19; cfr. Romani 8:9). In tutti questi brani delle epistole si parla di coloro che appartengono alla famiglia di Dio. Notate come il "tutti" di Ebrei 2:9 viene definito così: "per condurre molti figli alla gloria" (v. 10), "fratelli" (v. 11), "figli" (vv. 12-14).

Rinnegare il Signore? "Però ci furono anche falsi profeti tra il popolo, come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata" (2 Pietro 2:1). Questo versetto è spesso citato nel patetico tentativo di confutare che Cristo sia morto solo per gli eletti, il che mostra solo fino a che punto possano arrivare per dimostrare l'indimostrabile. Il versetto non fa riferimento alcuno a Cristo, ed ancor meno alla Sua morte! La parola greca qui tradotta "Signore" non è il consueto "kyrios", quella usata comunemente in riferimento a Cristo, ma "despotes". [La Nuova Diodati traduce: "...rinnegando il Padrone che li ha comprati"] I soli luoghi dove appare, quand'è applicata ad una persona divina, è Luca 22:9; Atti 4:24; 2 Timoteo 2:22; Giuda 4; Apocalisse 6:10. In tutti questi versetti si intende chiaramente Dio Padre, e nella maggior parte di essi in distinzione da Cristo. "Riscattare" qui si riferisce ad una liberazione temporale, estratta da Deuteronomio 32:6: "È questa la ricompensa che date al SIGNORE, o popolo insensato e privo di saggezza? Non è lui il padre che ti ha acquistato? Non è lui che ti ha fatto e stabilito?". Pietro sta qui scrivendo ad Israeliti che si vantavano d'essere popolo riscattato dal Signore, e quindi usa questa espressione per aggravare l'empietà di questi falsi dottori fra i Giudei.

Non vuole che qualcuno perisca? "Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9). Qui ancora si estrae un falso significato prendendo il versetto fuori dal suo contesto. La chiave di questo versetto è quel "voi" di "è paziente verso di voi" non volendo che qualcuno perisca. Chi sono questi "voi"? E chi altri se non i "carissimi" del versetto 3:1, quelli menzionati all'inizio della prima epistola: "Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto,... eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate" (1 Pietro 1:1). Dato che Dio ha stabilito che tutti quelli che Egli ha eletto a salvezza giungano al ravvedimento, Egli differisce il ritorno di Cristo (vv. 3-4), fintanto che l'ultimo del Suo popolo eletto non sia giunto al sicuro nell'Arca della Salvezza: Cristo.

11. L'elezione: la sua pubblicazione


Joseph Butler (1692-1752)