Indice

1. La sua fonte


Quando parliamo di elezione e di predestinazione è importante essere precisi. L'elezione è un ramo della predestinazione. La predestinazione come concetto non riguarda solo le creature umane ma riguarda ogni creatura, cose ed avvenimenti. L'elezione, però, è ristretta agli esseri razionali - angeli ed umani. Il termine predestinazione sta ad indicare come Dio, da ogni eternità, abbia sovranamente ordinato ed immutabilmente determinato la storia ed il destino di ogni singola Sua creatura. In questo studio, però, ci limiteremo alla predestinazione in riferimento solo alle creature razionali.

Anche qui, però, è necessario fare una distinzione. Non vi può essere elezione senza esclusione, un prendere qualcuno senza lasciarne indietro altri, Non esiste logicamente una scelta senza che nel contempo vi sia anche un rifiuto. Prendo qualcosa e lascio qualcos'altro. Se vi sono degli eletti, vi sono anche dei non eletti. Scegliere "tutti" non avrebbe senso. Il Salmo 78, ad esempio, dice: "Ripudiò la tenda di Giuseppe e non scelse la tribù di Efraim; ma elesse la tribù di Giuda, il monte Sion che egli amava" (vv. 67, 68). La predestinazione, così, include sia la riprovazione (la preterizione, il passare oltre ai non eletti, e quindi il destinarli alla condanna a causa dei loro peccati, cfr. Giuda 4, che l'elezione a vita eterna. Discuteremo così ora la prima di queste cose.

La dottrina dell'elezione significa, così, che Dio, nella Sua mente, ha operato una scelta sia fra gli angeli (1 Timoteo 5:21) che fra gli esseri umani, destinandone un certo numero alla vita eterna ed alla beatitudine. Prima di crearli Egli ha deciso il loro destino. E' quel che fa ogni costruttore: prima elabora il progetto dell'edificio in ogni suo dettaglio, poi assembla il materiale necessario ed i muratori lo costruiscono secondo le precise istruzioni contenute nel progetto. L'elezione può essere definita in questo modo: fa parte del consiglio di Dio che Egli, da ogni eternità si sia proposto di concedere la Sua grazia ad un certo numero di Sue creature. Questo fatto giunge a compimento attraverso un preciso decreto che le riguarda.

Ora, in ogni decreto di Dio devono essere considerate tre cose: il principio, la materia o sostanza, e il fine o disegno. Facciamo alcune considerazioni su questi tre elementi.

Il principio del decreto è la volontà di Dio. Esso trae la sua origine soltanto nella Sua sovrana determinazione. Nella determinazione della condizione delle Sue creature, la volontà stessa di Dio è la causa sola ed assoluta. Dato che non esiste nulla al di sopra di Dio che Lo governi, così non esiste nulla al di fuori di Lui che possa in qualsiasi modo spingerlo a fare qualcosa. Dire altrimenti significherebbe negare la volontà di Dio. In questo Egli è infinitamente esaltato al di sopra di noi, perché non solo noi siamo soggetti a Qualcuno che è sopra di noi, ma la nostra volontà stessa è costantemente mossa e disposta da cause esterne. La volontà di Dio non potrebbe avere una causa al di fuori di sé stessa, altrimenti vi sarebbe qualcosa di precedente (dato che una causa precede sempre l'effetto) e qualcosa di più eccellente (perché la causa è sempre superiore all'effetto). Se non fosse così, Dio non sarebbe l'Essere indipendente che è.

La materia o sostanza di un decreto divino è il proposito di Dio di manifestare uno o più dei Suoi attributi o perfezioni. Questo è vero pure per ogni altro decreto divino. Dato, però, che c'è varietà negli attributi di Dio, così ve n'è nelle cose che Egli decreta di portare all'esistenza. I due principali attributi che Egli esercita rispetto alle Sue creature razionali sono la Sua grazia e la Sua giustizia. Nel caso degli eletti Dio determina di esemplificare le ricchezze della Sua grazia stupefacente, ma nel caso dei non eletti Egli ritenne appropriato dimostrare la Sua giustizia e severità - non manifestare loro la Sua grazia perché era il Suo beneplacito che così fosse, Non bisogna però minimamente permetterci di pensare che quest'ultima cosa sia, da parte Sua, una sorta di crudeltà, perché la Sua natura non è solo grazia, né solo giustizia, ma entrambe. Nel determinare di manifestarle entrambi non vi può essere punto alcuno d'ingiustizia,

Il fine o disegno di ogni decreto divino è la stessa gloria di Dio, perché nulla di meno di questo sarebbe degno di Lui. Così come Dio giura per Sé stesso perché non può giurare per alcuno che sia più grande di Lui, così non può essere proposto alcun fine maggiore se non la Sua propria gloria. Dio ha stabilito come supremo fine di tutti i Suoi decreti ed opere: "L'Eterno ha fatto ogni cosa per se stesso" (Proverbi 16:4 ND) - per la Sua propria gloria. Così come ogni cosa procede da Lui come loro causa prima, così ogni cosa è per lui, come obiettivo finale: "Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen" (Romani 11:36). Il bene delle Sue creature non è che il fine secondario. La Sua gloria è il fine supremo ed ogni cosa è subordinata a questo. Nel caso degli eletti è la stupefacente grazia di Dio ad essere magnificata; nel caso dei reprobi sarà glorificata la Sua pura giustizia. Ciò che seguirà in questo capitolo sarà in gran parte un'amplificazione di questi tre punti.

La sorgente dell'elezione, dunque, è la volontà di Dio. Va da sé che per "Dio" intendiamo Padre, Figlio e Spirito Santo. Sebbene che nell'Essenza di Dio vi siano tre Persone, non c'è che una natura indivisa comune a tutte e, per questa ragione, solo una volontà. Sono uno e concordano perfettamente: "La sua decisione è una; chi lo farà mutare? Quello che desidera, lo fa" (Giobbe 23:13). Notiamo pure come la volontà di Dio non è cosa da considerarsi a parte da Dio o una parte o componente di Dio: la volontà di Dio è Dio stesso che vuole. Si tratta, per così dire, della Sua stessa natura che agisce, perché la Sua volontà è la Sua stessa essenza. La volontà di Dio, poi, non è nemmeno soggetta a fluttuazione o cambiamento: quando affermiamo che la volontà di Dio sia immutabile, diciamo solo che presso di Lui: "non c'è variazione né ombra di mutamento" (Giacomo 1:17). La volontà di Dio, quindi, è eterna: dato che Dio stesso non ha principio e dato che la Sua volontà è la stessa Sua natura, allora la Sua stessa volontà deve essere necessariamente compresa come eterna.

Facciamo un ulteriore passo in avanti. La volontà di Dio è assolutamente libera, non è influenzabile o controllabile da alcunché possa intendersi esterno a Lui. Questo appare dalla creazione del mondo stesso e da tutto ciò che esso contiene. Il mondo non è eterno, ma è stato creato da Dio. La decisione di crearlo o di non crearlo è stata fatta e determinata solo da Lui. L'esistenza o non esistenza del mondo è dipesa solo da Dio. Il tempo quando è stato creato (poco o molto tempo fa), la sua estensione (piccola o grande), quanto debba durare (se per un tempo soltanto o per l'eternità), le sue condizioni (se dovesse rimanere "molto buono" oppure contaminato dal peccato) tutto è stato stabilito dal sovrano decreto dell'Altissimo. Se solo avesse voluto, Dio avrebbe potuto portare all'esistenza questo mondo milioni d'anni prima di quanto abbia fatto. Se si fosse compiaciuto di farlo, avrebbe potuto creare tutto in un solo momento. Invece l'ha fatto in sei giorni e sei notti. Se si fosse compiaciuto di farlo, avrebbe potuto limitare il numero degli esseri umani a poche migliaia o centinaia, oppure più numeroso di com'è ora. Non c'è altra ragione che possa essere attribuita al perché Iddio abbia creato il mondo così com'è, e di quando e di come si sia sviluppato, se non la Sua volontà suprema. La volontà di Dio era assolutamente libera rispetto all'elezione. Nello scegliersi un popolo e destinarlo alla vita eterna ed alla gloria, non c'era nulla al di fuori di Sé stesso che potesse essere causa di tale proposito. Come Egli dichiara espressamente: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione» (Romani 9:15). Un tale modo di parlare non potrebbe esprimere meglio l'assolutezza della sovranità di Dio a questo riguardo.

"...avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà" (Efesini 1:5). Ancora una volta qui tutto è fatto risalire al disegno benevolo di Dio. Egli impartisce i Suoi favori o li nega secondo il Suo beneplacito. Egli non ritiene necessario giustificare la Sua procedura. L'Onnipotente non può essere trascinato alla sbarra dell'umana ragione: invece che cercare di giustificare l'alta sovranità di Dio, ci viene solo richiesto di credervi sulla base dell'autorità della Sua Parola.

"In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto" (Matteo 11:25-26). Il Signore Gesù è pienamente soddisfatto con l'affermazione: "Perché così ti è piaciuto", e lo stesso deve essere per noi.

Alcuni fra i più abili espositori di questa profonda verità affermano che causa motivante dell'elezione è l'amore di Dio, e citano per questo: "...avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà" (Efesini 1:5). Così facendo, però, penso che essi potrebbero essere accusati di non essere abbastanza accurati nel leggere questo testo e di allontanarsi dalla regola della fede. Le parole "nel suo amore" molto probabilmente sono da riferirsi al versetto precedente, come traducono altre versioni italiane

Nuova Riveduta:

4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio.

C.E.I.:

4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, 5 predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, 6 secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;

Nuova Diodati:

4 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell'amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell'amato suo Figlio,
Ciononostante, è necessario notare attentamente come il versetto 5 non parli della nostra elezione originaria, ma del fatto che siamo stati predestinati ad essere adottati come figli. Le due cose sono atti differenti e separati di Dio, la seconda seguendo la prima. Iddio esegue il decreto del Suo consiglio con una procedura ordinata, così come la creazione stessa, in Genesi 1, avviene secondo una precisa sequenza temporale. Un oggetto deve esistere o sussistere prima di essere amato. L'elezione è avvenuta prima nella mente di Dio. Attraverso di essa Egli ha scelto le persone degli eletti affinché fossero sante ed irreprensibili di fronte a Lui (v. 4). La predestinazione è stato il secondo atto di Dio. Attraverso di essa Egli ha ratificato con un decreto la condizione di coloro ai quali la Sua elezione ha dato reale sussistenza di fronte a Lui. Avendoli scelti nel Suo amato Figlio ai fini della perfezione della santità e della giustizia, l'amore di Dio si è manifestato verso di loro impartendo loro la principale e più alta benedizione del Suo amore: quella di renderli Suoi figli per adozione. Dio è amore e tutto il Suo amore è rivolto a Cristo ed a coloro che sono in Lui. Avendo fatto propri gli eletti attraverso la scelta sovrana della Sua volontà, il cuore di Dio si è rivolto verso di loro come Suo speciale tesoro.

Altri attribuiscono la nostra elezione alla grazia di Dio citando: "Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia" (Romani 11:5). Anche in questo caso dobbiamo distinguere fra cose che differiscono, cioè, fra l'inizio di un decreto divino e la sua materia o sostanza. E' vero e di grande benedizione che gli eletti siano gli oggetti sui quali si esercita in modo particolare la grazia di Dio, ma si tratta di cosa diversa dal dire che la loro elezione abbia preso origine dalla grazia di Dio. L'ordine sul quale qui insistiamo è espresso chiaramente da Efesini 1.

In primo luogo: "In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui" (v. 4). Si tratta dell'atto iniziale nella mente di Dio.

In secondo luogo: "avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà" (v. 5). Qui troviamo Dio che arricchisce coloro sui quali ha fatto oggetto del Suo amore.

In terzo luogo, "a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio" (v. 6). Qui troviamo sia il soggetto che il disegno del decreto di Dio - la manifestazione e la magnificazione della Sua grazia.

La *elezione della grazia" ["Così dunque, anche nel tempo presente è stato lasciato un residuo secondo l'elezione della grazia" (Romani 11:5 ND), quindi, non deve essere compresa come genitivo di origine, ma come di oggetto o di carattere, come "la rosa di Sharon", "l'albero della vita". L'elezione della chiesa, come tutti i Suoi atti ed opere, deve essere fatta risalire alla volontà incontrollata ed incontrollabile di Dio. In nessun altro luogo della Scrittura l'ordine dei divini consigli è rivelato con altrettanta precisione che in Efesini 1, e in nessun altro luogo l'accento è maggiormente posto sulla volontà di Dio. Egli ha predestinato all'adozione "secondo il disegno benevolo della sua volontà". Egli ci ha fatto conoscere "il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé" (v. 9). Poi, come se questo non fosse già abbastanza esplicito, il brano si chiude affermando: "In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà, per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo" (vv. 11,12).

Rimaniamo ancora un istante sulla notevole espressione: "colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà" (11). Notate bene come non sia "la decisione del proprio cuore", né "la decisione della sua mente", ma la decisione, il consiglio, della propria VOLONTÀ. Non "la volontà del suo proprio consiglio", ma "il consiglio della sua propria volontà" ("colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà" ND). Qui Dio differisce radicalmente da noi. La nostra volonta è influenzata dai pensieri della nostra mente e dalla commozione del nostro cuore. Non così Dio. "Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c'è nessuno che possa fermare la sua mano o dirgli: «Che fai?»" (Daniele 4:35).

La volontà di Dio è suprema, determina l'eserizio di tutte le Sue perfezioni. Dio è infinito quanto a sapienza, eppure la Sua volontà regola le sue operazioni. Egli è sommamente miseriordioso, ma è la Sua volontà che determina quando ed a chi manifestare misericordia. Egli è inflessibilmente giusto, eppure è la Sua volontà che decide come manifestare la Sua giustizia. Osservate attentamente: non tanto "...non lascia il colpevole impunito" (Esodo 34:7), ma meglio: "...non vuole lasciare il colpevole impunito". Prima Dio vuole o determina che una cosa sarà e poi la Sua sapienza ne pianifica l'esecuzione.

Evidenziamo, allora che cosa abbiamo cercato di confutare. Da tutto ciò che abbiamo detto più sopra è chiaro, in primo luogo, che le nostre buone opere non siano il motivo che ha spinto Dio ad eleggerci, perché l'atto dell'elezione era passato nella mente di Dio nell'eternità, molto prima che noi venissimo all'esistenza. Guardate come questo stesso punto sia espresso qui: "...poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione che dipende non da opere, ma da colui che chiama)" (Romani 9:11-12). Ancora leggiamo:"...infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo" (Efesini 2:10). Dato quindi he siamo stati eletti precedentemente alla nostra creazione, le nostre opere non avrebbero potuto essere la causa motivante di essa. No, esse ne sono il frutto e l'effetto.

In secondo luogo, la santità umana, sia in principio che in pratica, o entrambi, non è il motivo che ha spinto Dio ad eleggerci, perché, come chiaramente afferma Efesini 1:4: "In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui", non perché eravamo santi, ma affinché lo diventassimo. Quel "perché fossimo santi" indica qualcosa di futuro, susseguente, il mezzo ad un fine futuro, cioè la nostra salvezza, per la quale siamo stati scelti. "Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità" (2 Tessalonicesi 2:13): non semplicemente la volontà approvante di Dio in quanto conforme alla Sua natura; non semplicemente la Sua volontà prescrivente, come richiesta dalla Legge, ma la Sua volontà decretante, il Suo eterno determinato consiglio.

In terzo luogo, non è la fede la causa della nostra elezione. Come può essere? Nella loro condizione irrigenerata, uomini e donne sono caratterizzati dall'incredulità, vivono in questo mondo senza Dio e senza speranza. Quando abbiamo la fede, questo non dipende da noi, dalla nostra bontà o capacità. No, è un dono di Dio (Efesini 2:9), è il risultato dell'opera dello Spirito (Colossesi 2:12), qualcosa che fluisce dalla grazia: "... tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero" (Atti 13:48), non "credettero e quindi furono ordinati a vita eterna". Dato che allora la fede fluisce dalla grazia di Dio, essa non può essere causa della nostra elezione. La ragione per la quale altri non credono è perché non appartengono al gregge di Cristo (Giovanni 10:26); la ragione per la quale alcuni credono è perché Dio dona loro la fede. E' per questa ragione che essa è chiamata: "la fede degli eletti di Dio" (Tito 1:1).

In quarto luogo, non è perché Dio abbia previsto l'insorgere spontaneo di queste cose in determinate persone ciò che l'ha mosso a eleggerle. La conoscenza che Dio ha del futuro è fondata sulla determinazione che ne ha la Sua volontà. Il decreto di Dio, la precognizione divina, e la divina predestinazione è l'ordine presentato dalle Scritture.

Primo, "sono chiamati secondo il suo disegno"; secondo, "quelli che ha preconosciuti"; terzo: "li ha pure predestinati" (Romani 8:28-29). Che il decreto di Dio preceda la Sua precognizione è pure affermato in: "...quest'uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste" (Atti 2:23). Dio pre-conosce tutto ciò che poi avverrà perché è Lui che ha stabilito che così dovrà avvenire. Quando poniamo la precognizione come causa dell'elezione divina, mettiamo il carro davanti ai buoi.

In conclusione noi affermiamo che il fine di Dio nel Suo decreto dell'elezione è la manifestazione della Sua propria gloria. Prima, però, di entrare nei dettagli su questo punto, citiamo diversi testi biblici che affermano generalmente questo fatto.

"Sappiate che il SIGNORE si è scelto uno ch'egli ama" (Salmo 4:3), reso nella ND "Or sappiate che l'Eterno si è appartato uno che è santo". "Appartato" significa appunto "scelto" o separato dal resto; "uno ch'egli ama" si riferisce a Davide stesso (Salmo 89:19-20); "si è scelto" significa "per Sé stesso" e non semplicemente per il trono ed il regno di Israele.

"Poiché il SIGNORE ha scelto per sé Giacobbe, e Israele per suo speciale possesso" (Salmo 135:4).

" ...per dar da bere al mio popolo, al mio eletto. Il popolo che mi sono formato proclamerà le mie lodi" (Isaia 43:2o-21), che è parallelo con Efesini 1:5-6. Così nel Nuovo Testamento, quando Cristo si compiace di dare ad Anania notizia della conversione del Suo amato Paolo, Egli dice: "Va', perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re, e ai figli d'Israele" (Atti 9:15). Ancora: "Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal»" (Romani 11:4) che, nel versetto seguente è spiegato come: "un residuo eletto per grazia".


L'eletto per eccellenza