Indice

3. La sua verità


Prima di continuare con un esposizione ordinata di questa dottrina, profonda ma preziosa. Può essere utile (soprattutto a beneficio di coloro che hanno meno familiarità con questo argomento) dimostrare preliminarmente come si tratti di una dottrina del tutto biblica. "Non è forse scontato questo?" Potrebbero dire coloro che conoscono a fondo la Bibbia. Di fatto no. Quanti, infatti, possono oggi dire di aver ricevuto nelle loro chiese, istruzione sistematica su questa dottrina? Sono molti i cristiani che non ne hanno neppure mai sentito parlare o, molto probabilmente, ne hanno sentito parlare, ma solo in maniera dispregiativa attraverso presentazioni caricaturali ed inesatte. Non è quindi affatto da prendersi per scontato che sia necessario ora fare una pausa e stabilire la verità della dottrina dell'elezione. In altre parole, ci proponiamo in questo capitolo di fornire prove che ciò di cui stiamo scrivendo non sia una qualche invenzione teologica di Calvino o di qualche altro autore umano, ma che si tratti di una dottrina chiaramente rivelata nelle Sacre Scritture. Il fatto, cioè, che Dio, prima della stessa fondazione del mondo, abbia operato una differenza fra le Sue creature, scegliendo alcuni e rendendoli speciale oggetto del Suo favore, è insegnato apertamente nella Bibbia. Tratteremo di questo argomento in modo più o meno generale, occupandoci del fatto stesso e riservando i prossimi capitoli per un'analisi più dettagliata con le appropriate distinzioni.

Cominciamo prima di tutto col chiederci: Dio possiede un popolo eletto? Questa domanda deve essere posta a Dio stesso, perché solo Lui può risponderci. E' dunque alla Sua santa Parola che dobbiamo volgerci se vogliamo riceverne risposta. Prima di farlo, però, dobbiamo implorare Dio di concederci uno spirito disposto ad apprendere, affinché umilmente riceviamo la testimonianza divina al riguardo. Le cose di Dio l'essere umano non può conoscerle se prima Iddio non gliele dichiara. Quando però Egli gliele ha dichiarate, non solo è rozza follia, ma anche iniqua presunzione, che chiunque Gliele contesti o non vi creda. Le Sacre Scritture sono la regola della nostra fede come pure la regola della nostra condotta. Dunque: Alla legge! Alla testimonianza!

Al riguardo della nazione di Israele leggiamo: "Tu sei un popolo consacrato al SIGNORE tuo Dio. Il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra" (Deuteronomio 7:6); "Il SIGNORE ha scelto per sé Giacobbe, e Israele per suo speciale possesso" (Salmo 135:4); "Ma tu, Israele, mio servo, Giacobbe che io ho scelto, discendenza di Abraamo, l'amico mio, tu che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote di essa, a cui ho detto: 'Tu sei il mio servo', ti ho scelto e non ti ho rigettato" (Isaia 41:8-9).

Queste testimonianze rendono incontrovertibilmente chiaro che l'antico Israele era il popolo favorito ed eletto di Dio. Non solleveremo qui la questione sul perché Dio lo abbia scelto oppure per che cosa lo abbia scelto. Notiamo solo il nudo fatto in sé stesso. Nell'Antico Testamento Iddio aveva una nazione eletta.

Bisogna poi osservare come persino all'interno della nazione favorita, Israele, Iddio facesse delle distinzioni: c'era un'elezione nell'ambito di un'elezione o, in altre parole, Dio aveva un Suo proprio speciale popolo scelto all'interno della nazione stessa: "...non tutti i discendenti d'Israele sono Israele; né per il fatto di essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo; anzi: «È in Isacco che ti sarà riconosciuta una discendenza». Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza" (Romani 9:6-8); "Non sapete ciò che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro Israele, dicendo: «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita»? Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia. Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia. Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti" (Romani 11:2-7).

Vediamo così che persino nell'ambito dell'Israele storico, la nazione scelta ed esteriormente privilegiata, Dio opera un'elezione, la scelta di un'Israele spirituale per farne oggetto del Suo amore.

Lo stesso principio di divina selezione appare in modo chiaro ed evidente nell'insegnamento del Nuovo Testamento. Anche lì è rivelato come Dio abbia un Suo popolo peculiare, oggetto del Suo speciale favore, i Suoi cari figlioli. Il Salvatore ed i Suoi apostoli descrivono questo popolo in vari modi e spesso li designano con il termine del quale qui trattiamo: "Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati ... perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti ... E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all'altro dei cieli" (Matteo 24:22,24,31); "Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti?" (Luca 18:7); "Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica" (Romani 8:33); "poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione" (Romani 9:11); "Ecco perché sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch'essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna" (2 Timoteo 2:10); "Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per promuovere la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è conforme alla pietà" (Tito 1:1).

Potrebbero essere citati molti altri testi, questi però sono sufficienti per dimostrare che di fatto Dio ha un popolo che Gli appartiene. Se Dio stesso dice di averlo, chi potrebbe osare dire che Egli non ce l'abbia?

La parola "eletto" in una delle sue forme, o il suo sinonimo "scelto", ricorre nelle sacre pagine considerevolmente più di 100 volte. Il termine, quindi, appartiene al vocabolario di Dio. Deve significare qualcosa, deve trasmettere un'idea ben definita. Qual è, dunque, il suo significato? Il ricercatore umile non forzerà su questo termine i propri sofismi, non cercherà di leggervi i propri preconcetti, ma si sforzerà, in spirito di preghiera, di accertarsi quale sia la mente dello Spirito di Dio al riguardo. La cosa non dovrebbe essere difficile, perché non esiste termine del linguaggio umano che non abbia un significato più specifico di questo. Il concetto espresso universalmente attraverso questi termini è che uno è preso e l'altro è lasciato, perché se tutti fossero scelti, non vi sarebbe più "scelta". Inoltre, il diritto di scegliere appartiene sempre a colui che sceglie: l'atto è suo, il motivo è suo. E' in questo che "scelta" differisce dalla costrizione, dal pagamento di un debito, dall'adempimento di un obbligo, o dal rispondere a ciò che esige la giustizia. La scelta è un atto libero e sovrano.

Che non ci sia dunque alcuna incertezza sul significato di questo termine. Dio ha operato una scelta, perché elezione significa selezione, designazione. Dio ha esercitato la Sua volontà sovrana e, dalla massa delle Sue creature, Egli ha identificato coloro sui quali ha fatto la determinazione di impartire loro i Suoi favori speciali. Non vi può essere elezione senza scelta, e non vi può essere scelta senza un passare oltre ad altri.

La dottrina dell'elezione significa che da ogni eternità Dio ha operato la scelta di coloro che sarebbero stati il Suo tesoro particolare, i Suoi cari figlioli, i coeredi con Cristo. La dottrina dell'elezione significa che prima ancora che Suo Figlio si incarnasse, Dio ha segnato coloro che sarebbero stati da Lui salvati. La dottrina dell'elezione significa che Dio non ha lasciato nulla al caso: il compimento dei Suoi propositi, il successo dell'impresa di Cristo, l'atto di popolare il cielo, non dipende dal volubile capriccio della creatura. La volontà di Dio, non la volontà dell'essere umano, è quella che determina il destino.

Consideriamo ora l'esempio più rimarchevole e poco conosciuto di divina elezione: "Ti scongiuro, davanti a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli eletti, di osservare queste cose senza pregiudizi, e di non fare nulla con parzialità" (1 Timoteo 5:21). Se dunque vi sono "angeli eletti", devono necessariamente esservi "angeli non eletti", perché non vi può essere una cosa senza l'altra. Dio, così, nel passato, ha operato una selezione fra le schiere celesti, scegliendo alcuni per essere recipienti di onore ed altri recipienti di disonore. Coloro che Egli ha scelto come oggetto del Suo favore, rimangono perseveranti, soggetti alla Sua volontà. Il resto cade quando Satana si ribella a Dio, perché, attraverso la sua apostasia, egli si trascina dietro un terzo degli angeli: "La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra" (Apocalisse 12:4). A loro riguardo leggiamo: "Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio" (2 Pietro 2:4). Quelli, però, che appartengono all'elezione della grazia sono "gli angeli santi", santi in conseguenza della loro elezione, non scelti perché fossero stati santi, perché l'elezione avviene in una data precedente alla loro stessa creazione. L'atto supremo di elezione lo si vede in Cristo, il più alto fra le gerarchie celesti.

Osserviamo ed ammiriamo, poi, la meraviglia e singolarità della scelta che Dio opera fra le creature umane. Egli ha scelto una porzione della razza d'Adamo affinché fossero in cielo i favoriti più alti.

"Ora questa è la meraviglia delle meraviglie, quando giungiamo a considerare che il cielo, persino il cielo dei cieli, è del Signore. Se Dio deve avere una razza eletta, perché non ne ha scelta una fra i maestosi ordini degli angeli, o dai cherubini e serafini luminosi che stanno attorno al Suo trono? Perché non ha fissato la Sua attenzione sull'angelo Gabriele? Perché Dio non ha fatto in modo che da lui sorgesse un ordine maestoso di angeli? Perché non ha scelto quelli da prima della fondazione del mondo? Che cosa ci poteva mai essere nella creatura umana, una creatura inferiore agli angeli, che Dio dovesse sceglierla rispetto a questi spiriti angelici? Perché a Cristo non sono stati affidati i cherubini ed i serafini? Perché non ha assunto la natura degli angeli e non li ha portati in unione speciale con Lui? Un corpo celeste avrebbe potuto essere più compatibile con la persona della Divinità che un corpo di carne e sangue debole e sofferente. Ci sarebbe stato qualcosa di sicuramente congruo se Egli avesse detto agli angeli: 'Voi sarete i miei figli'. No, nonostante che Gli appartenessero, Egli passa loro oltre e si abbassa fino all'essere umano" (C. H. Spurgeon).

Alcuni potrebbero suggerire che la ragione per la quale Dio ha scelto discendenti di Adamo in preferenza agli angeli perché il genere umano è caduto in Adamo e quindi era un caso migliore sul quale Dio poteva manifestare la Sua ricca misericordia. Una tale supposizione, però, è interamente fallace perché, come abbiamo visto, un terzo degli angeli era pure decaduto dalla loro eccelsa posizione. Eppure Dio, lungi dal manifestare loro misericordia, "Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora" (Giuda 6). Per loro non è stato provveduto alcun salvatore, a loro non è stato predicato alcun Evangelo. Non è stupefacente questo? Dio che passa oltre gli angeli decaduti e che sceglie di rendere recipienti della misericordia divina i figli e le figlie di Adamo. Sì, davvero meraviglioso.

Dio ha determinato d'avere un popolo che fosse Suo tesoro particolare, più vicino e più caro a Lui d'ogni altra creatura; un popolo che fosse conforme all'immagine stessa di Suo Figlio. Quel popolo è stato scelto fra i discendenti di Adamo. Perché? Perché non riservare questo supremo onore alle schiere celesti? Esse sono un ordine più elevato di creature; esse sono state create prima di noi. Esse erano creature celesti, eppure Dio passa loro oltre. Noi siamo della terra, eppure il Signore ha posto su di noi il Suo cuore. Ancora ci chiediamo: perché? Ah, che coloro che odiano la verità dell'alta sovranità di Dio e contestano la dottrina dell'elezione incondizionata riflettano attentamente un suo sorprendente esempio. Che coloro che insistono sfacciatamente che sarebbe ingiusto se Dio mostrasse parzialità fra uomo e uomo, ci dicano perché mai Dio voglia manifestare parzialità operando una scelta fra diverse categorie di creature, impartendo agli esseri umani favori che non manifesta agli angeli? Solo una risposta è possibile: perché così Egli si è compiaciuto di fare.

L'elezione è un segreto divino, un atto della volontà di Dio fatto nell'eternità passata, Non rimarrà, però, così per sempre. No, a tempo debito, Dio si compiace di rendere pienamente manifesti i Suoi consigli eterni. Questo Egli l'ha fatto a vari gradi, sin dall'inizio della storia umana. In Genesi 3:5 Egli ci rende noto del fatto che vi sarebbero state due linee distinte: la "progenie" della donna, che denota Cristo e il Suo popolo, e la "progenie" del serpente, che significa Satana e coloro che sono conformi alla sua immagine, ponendo Dio un'irriconciliabile differenza fra di loro. Queste due "progenie" comprendono gli eletti ed i non-eletti. Abele apparteneva all'elezione della grazia, di cui evidenza era fornita dalla sua fede (Ebrei 11:4) perché solo coloro che sono "ordinati a vita eterna" (Atti 13:48) "credono" in modo salvifico. Caino apparteneva ai non-eletti: evidenza di questo si trova nell'affermazione: "Caino, che era dal maligno" (1 Giovanni 3:12). Così, sin dall'inizio della storia, nei due figli di Adamo ed Eva, Dio "prende" uno nel Suo favore, e "lascia" l'altro a soffrire la giusta ricompensa delle sue iniquità.

Contempliamo poi l'elezione che corre nella linea di Seth, perché era nei suoi discendenti (e non in quelli di Caino) che leggiamo: "Allora si cominciò a invocare il nome del SIGNORE" (Genesi 4:26). Nel corso del tempo, però, anch'essi si corrompono fintanto che l'intero genere umano diventa così malvagio che Dio manda il diluvio per spazzarlo via completamente. Anche qui, però, possiamo trovare un esempio del principio della divina elezione, non solo in Enoch, ma "Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE" (Genesi 6:8). E' lo stesso dopo il diluvio, perché una segnata discriminazione troviamo nei figli di Noè: "Benedetto sia il SIGNORE, Dio di Sem" (Genesi 9:26). D'altro canto, "Maledetto Canaan! Sia servo dei servi dei suoi fratelli!" (Genesi 9:25), nel quale si esprime la preterizione (il "passare oltre") e tutto ciò che implica l'essere respinti da Dio. Persino così fra coloro che emergono dall'arca, Dio fa una differenza fra l'uno e l'altro.

Dai figli di Noè sorgono le nazioni che hanno popolato il mondo: "Queste sono le famiglie dei (tre) figli di Noè, secondo le loro generazioni, nelle loro nazioni; da essi uscirono le nazioni che si sparsero sulla terra dopo il diluvio" (Genesi 10:32). Fra quelle 70 nazioni Dio sceglie quella in cui sarebbe corsa la grande corrente dell'elezione. In Genesi 10:25 leggiamo come questo dividersi di nazioni è fatto al tempo di Eber, il nipote di Sem: "Ad Eber nacquero due figli; il nome dell'uno fu Peleg, perché ai suoi giorni la terra fu spartita; e il nome di suo fratello fu Ioctan". Perché ci viene detto questo? Per farci comprendere come allora Dio cominci a separare la nazione ebraica in Eber riservandola per Sé, perché Eber era loro capostipite. Per questo pure ci è detto che all'inizio della genealogia di Sem: "Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber e fratello maggiore di Iafet, nacquero dei figli" (10:21). Questo è davvero sorprendente, perché Eber aveva avuto altri figli più vecchi (la cui linea genealogica pure ci è tramandata), come Asshur e Elin, capostipiti degli Assiri e dei Persiani. Questo dettaglio apparentemente arido e poco interessante di Genesi 10 al quale abbiamo fatto allusione, segnava il passo più importante verso la realizzazione dei divini consigli, perché è allora che Dio comincia a separare per Sé gli Israeliti in Eber, che Egli stabilisce come loro padre. Fino ad allora gli Ebrei erano stati mescolati con le altre nazioni, ora, però, Dio li "divide" dal resto, così come le altre nazioni sarebbero state divise l'una dall'altra. E' così che troviamo la posterità di Eber, anche quando erano pochi di numero, designati come "Ebrei", designazione tradizionale che differisce da quella di "Israele", nome religioso, distinguendoli da coloro fra i quali si trovavano: "...Ma uno degli scampati venne a informare Abramo, l'Ebreo, che abitava alle querce di Mamre, l'Amoreo, fratello di Escol e fratello di Aner, i quali avevano fatto alleanza con Abramo" (Genesi 14:13).

Quando, così essi diventano una nazione numerosa e vivono fra i Egiziani, essi sono chiamati “Ebrei” (Esodo 1:15), mentre in Numeri 24:24 sono distintamente chiamati “Eber”!
Quel che abbiamo cercato di spiegare è definitivamente confermato da: “Ricòrdati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre ed egli te lo farà conoscere, i tuoi vecchi ed essi te lo diranno. Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figli d'Israele. Poiché la parte del SIGNORE è il suo popolo, Giacobbe è la porzione della sua eredità” (Deuteronomio 32:4-9).
Notate, in primo luogo come qui il Signore esorti Israele a considerare i tempi antichi, le tradizioni che sono state loro trasmesse dai loro padri.

In secondo luogo, il particolare avvenimento a cui si allude è quando Dio “divide” fra le nazioni la loro eredità: il riferimento è la famosa divisione di Genesi 10.

In terzo luogo, quelle nazioni non sono chiamate “figli di Noè” (che era nella linea degli eletti) ma “figli di Adamo” ["Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli di Adamo, egli fissò i confini dei popoli, in base al numero dei figli d'Israele", v. 8 ND], altro chiaro riferimento che Adamo è considerato capostipite dei reprobi.

In quarto luogo quando Dio assegna alle nazioni non elette la loro parte, persino allora la grazia ed il favore di Dio è rivolta ai figli di Israele.

In quinto luogo, "tenendo conto del numero dei figli d'Israele", che era 70 quando si stanziano per la prima volta in Egitto (Genesi 46:27) - l'esatto numero delle nazioni menzionate in Genesi 10!
Il collegamento principale fra Eber e la nazione di Israele, naturalmente, è Abraamo e, nel suo caso, il principio dell'elezione divina brilla con chiarezza cristallina. La chiamata che egli riceve da Dio segna un'altra fase importante nello sviluppo degli eterni propositi di Dio. Alla torre di Babele Dio concede alle nazioni di procedere nelle loro vie malvagie. Subito dopo, però, Iddio sceglie Abramo affinché diventi il fondatore della nazione a Lui favorita: "Sei tu il SIGNORE Dio che hai scelto Abramo, lo hai fatto uscire da Ur dei Caldei, e gli hai dato il nome di Abraamo" (Neemia 9:7). Non è stato Abraamo a scegliere Dio, ma Dio a scegliere Abramo: "Il Dio della gloria apparve ad Abraamo, nostro padre, mentr'egli era in Mesopotamia, prima che si stabilisse in Carran" (Atti 7:2).

Il titolo "Dio della gloria" viene qui usato per mettere in rilievo il favore manifestato ad Abraamo, la gloria della grazia nell'eleggerlo, perché per natura non c'era nulla in lui che lo rendesse migliore dei suoi contemporanei dandogli titolo ad essere notato da Dio. Anche per Abraamo si tratta di una misericordia immeritata, una grazia sovrana. Questo ci è reso evidente da ciò che ci vien detto in Giosuè 24 a proposito della sua condizione di fronte a Jahvè quando gli appare: "Così parla il SIGNORE, il Dio d'Israele: 'I vostri padri, come Tera padre di Abraamo e padre di Naor, abitarono anticamente di là dal fiume, e servirono gli altri dèi'" (v. 2). Abramo viveva nella città pagana di Ur ed apparteneva ad una famiglia di idolatri! Più tardi Dio fa notare ai suoi discendenti proprio questo fatto rammentando loro della loro primigenia condizione di corruzione, mettendo esattamente in evidenza come non vi fosse motivo alcuno in loro stessi per il quale erano stati scelti da Dio: "Ascoltatemi, voi che perseguite la giustizia, che cercate il SIGNORE! Considerate la roccia da cui foste tagliati, la buca della cava da cui foste cavati. Considerate Abraamo vostro padre e Sara che vi partorì; poiché io lo chiamai, quand'egli era solo, lo benedissi e lo moltiplicai" (Isaia 51:1-2). Fa venire la pelle d'oca qui l'espressione " la buca della cava da cui foste cavati": questa era la loro condizione quando il Signore gli appare per la prima volta.

In questo brano, però, c'è di più. Notate attentamente le parole: "poiché io chiamai lui solo" ((v. 3 CEI) nelle versioni italiane. Rammentate come questo avveniva quando abitava ad Ur che, come dimostrano gli scavi moderni, era allora una città molto vasta: fra tutti i suoi innumerevoli abitanti Dio ha scelto lui soltanto! Il Signore qui mette in rilievo questo stesso fatto e ci chiama a riflettere sulla singolarità della Sua elezione proprio con il termine "solo" (fatto non rilevato da altre versioni). Vedete come qui ancora si riveli l'assoluta sovranità di Dio che esercita la Sua volontà imperiosa e che sceglie secondo il Suo beneplacito. Egli manifesta la Sua compassione per Abramo semplicemente perché Egli si compiace di farlo e lascia il resto dei suoi connazionali nelle tenebre del paganesimo semplicemente perché così ritiene di dover fare. Non c'era nulla in Abramo che lo lo distinguesse particolarmente dai suoi compagni e che avesse spinto Dio a sceglierlo. In ogni caso, qualunque cosa buona Abramo avesse in Sé, Dio stesso ve l'aveva posta e quindi essa era conseguenza e non causa della sua scelta.

Tanto sorprendente quanto lo è l'elezione di Abramo è ugualmente il modo in cui Dio tratta con i suoi discendenti. In questo Iddio fornisce l'epitome stessa di ciò che largamente ha caratterizzato la storia di tutti i Suoi eletti, perché è cosa molto rara trovare un'intera famiglia che non solo fa professione di godere del Suo speciale favore, ma ne dà chiara prova. La regola comune è che uno è preso e l'altro lasciato, perché coloro ai quali è dato di credere veramente a questa verità preziosa e seria, è pure dato di fare esperienza della sua forza in connessione con i propri simili. E' così che la famiglia stessa di Abraamo, nei suoi immediati e prossimi successori, è il prototipo della futura esperienza degli eletti. Nella sua famiglia, infatti, troviamo sorprendenti esempi sia di elezione che di preterizione, prima nei suoi figli e poi nei suoi nipoti.

Che Isacco fosse figlio di pura grazia selettiva (che era la causa e non la conseguenza della sua fede e santità) e che come tale era stato posto nella famiglia di Abraamo come un dono prezioso, mentre Ismaele è escluso da quel favore preminente, è del tutto evidente nel racconto della Genesi. Prima, infatti, che nascesse, anzi, prima ancora di essere concepito, Dio dichiara ad Abraamo che Isacco sarebbe stato erede con lui della salvezza stessa, che aveva con lui irrevocabilmente siglato il patto di grazia, distinguendolo così da Ismaele che, benché fosse stato benedetto materialmente, non era stato posto nell'ambito del patto di grazia. ma piuttosto sotto il patto d'opere (vedi Genesi 17:19-21 confrontandolo con gli ispirati commenti al riguardo in Galati 4:22-26).

Più tardi, mentre Isacco era ancora giovane e legato come un'offerta sacrificale, Dio ratifica le promesse di benedizione che Egli aveva fatto prima della sua nascita, confermandole in un voto solenne: "Io giuro per me stesso, dice il SIGNORE, che, siccome tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo, io ti colmerò di benedizioni e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; e la tua discendenza s'impadronirà delle città dei suoi nemici" (Genesi 22:16-17). Questo giuramento riguarda la progenie spirituale, gli eredi della promessa. A questo si riferisce l'Apostolo quando scrive: "Così Dio, volendo mostrare con maggiore evidenza agli eredi della promessa l'immutabilità del suo proposito, intervenne con un giuramento" (Ebrei 6:17). Qual era "l'immutabilità del suo proposito" se non il Suo eterno decreto, il Suo proposito di elezione? Il "mistero della sua volontà" sono i Suoi decreti stabiliti dall'eternità (Efesini 1:4,9,10). Chi sono, poi, gli "eredi della promessa" se non gli eletti, proprio come Isacco?

Si potrebbe obiettare che la scelta di Isacco in preferenza ad Ismaele non fosse un atto di pura sovranità, visto che il primo era figlio di Sara ed il secondo di Agar, la serva egiziana - presupponendo così che i doni di Dio siano accordati in base alla "qualità" di una persona. L'esempio che segue, però, preclude anche questo sofismo ed interamente addebita ogni cosa alla volontà non causata e non influenzata dell'Altissimo. Giacobbe ed Esaù avevano lo stesso padre e la stessa madre: erano gemelli. Al loro riguardo leggiamo: "...poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama), le fu detto: «Il maggiore servirà il minore»; com'è scritto: «Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù»." (Romani 9:11-13). Inchiniamoci in rispettoso silenzio di fronte a questo brano.

La nazione che sorge da Abraamo, Isacco e Giacobbe è il popolo eletto e favorito di Dio, scelto e separato dalle altre nazioni per essere il ricettore delle ricche benedizioni di Dio. E' proprio questo il fatto che aggrava l'enormità dei loro peccati, perché maggiori privilegi implica maggiori responsabilità e maggiori responsabilità non adempiute implica maggiore colpevolezza: "Ascoltate questa parola che il SIGNORE pronuncia contro di voi, o figli d'Israele, contro tutta la famiglia che io ho condotto fuori dal paese d'Egitto: «Voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra;
perciò vi castigherò per tutte le vostre trasgressioni»" (Amos 3:1-2).

Dai giorni di Mosè fino al tempo di Cristo, per un periodo di 1500 anni, Dio ha tollerato che tutte le nazioni pagane camminassero nelle loro proprie vie, lasciandoli nella corruzione e tenebre dei loro propri malvagi cuori. Nessun'altra nazione possedeva la Parola di Dio, nessun'altra nazione poteva godere di un sacerdozio stabilito da Dio. Solo Israele era stata favorita con una rivelazione scritta celeste. Per quale motivo il Signore Iddio ha scelto Israele come Suoi favoriti? I Caldei erano più antichi, gli egiziani molto più sapienti. I cananei molto più numerosi. Nonostante questo, Iddio è passato loro oltre. Perché dunque il Signore ha scelto Israele? Certamente non perché eccellessero in qualcosa più di altri, come dimostra l'intera loro storia. Da Mosè fino a Malachia si rileva come di fatto essi siano una nazione "dal collo duro", ostinata, irriconoscente per i favori ricevuti, scarsamente ubbidiente alla volontà di Dio. La scelta che Dio fa di loro non poteva essere stata causata dalla loro bontà. Il caso della sovranità di Dio è molto chiaro: "Infatti tu sei un popolo consacrato al SIGNORE tuo Dio. Il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il SIGNORE si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il SIGNORE vi ama: il SIGNORE vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d'Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri" (Deuteronomio 7:6-8). La spiegazione di tutti gli atti e le opere di Dio deve essere trovata in Lui stesso, nella sovranità della Sua volontà, non in qualcosa che si trovi nella creatura.

Lo stesso principio di divina selezione è rivelato in modo chiaro e prominente non solo nell'Antico Testamento, ma anche nel Nuovo. E' rilevabile in modo sorprendente in connessione con la nascita di Cristo. In primo luogo, il luogo dove nasce Gesù. La sovranità di Dio è manifestata in modo stupefacente proprio in quell'avvenimento molto importante. Non è stata Gerusalemme il luogo della nascita di Gesù, né alcuna delle città prominenti della Palestina. La nascita di Gesù avviene in un piccolo villaggio privo di importanza! Lo Spirito Santo richiama in modo particolare la nostra attenzione in una delle maggiori profezie messianiche: "Ma da te, o Betlemme, Efrata,
piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele,
le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni" (Michea 5:1). Quanto diversi sono i pensieri e le vie di Dio dalle nostre! Quanto Egli disprezza ciò che noi maggiormente valorizziamo ed onora ciò che noi guardiamo dall'alto in basso. Dio sceglie come scena dell'avvenimento più importante di tutta la storia il più insignificante di tutti i luoghi.

Notiamo poi come l'alta sovranità di Dio ed il principio della Sua elezione singolare appaia in coloro ai quali viene annunciato per primi questa lieta notizia. A chi sono stati inviati gli angeli per annunciare il fatto della nascita del Salvatore? Supponete che su questo punto la Scrittura taccia: noi avremmo disposto le cose in modo molto diverso. Non avremmo forse scelto come primi destinatari di questo annuncio i leader religiosi di Israele, eredi e gestori della fede di Israele? Ce n'erano pure di eccellenti! Certamente avremmo fatto proclamare per la prima volta questo messaggio nel Tempio di Gerusalemme, voluto da Dio e dove Egli si compiaceva di rivelarsi. Non avviene, però, questo. Il messaggio non viene inviato a sacerdoti e governanti, ma ad umili e disprezzati pastori che accudivano alle loro greggi nei campi. Anche in questo caso i pensieri e le vie di Dio sono molto diverse dalle nostre. Quel che accade all'inizio dell'era cristiana è indicativo di come Dio scelga di agire attraverso tutto il corso dei Suoi propositi. "Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio" (1 Corinzi 1:26-29).

Osserviamo poi come questa stessa grande verità sia messa in rilievo da Cristo stesso durante il Suo ministero pubblico. Guardate al Suo primo messaggio nella sinagoga di Nazaret: "E gli fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo aprì e trovò quel passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri [e non i ricchi]; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto [non gli arroganti, ma quelli che fanno cordoglio per i loro peccati], per proclamare la liberazione ai prigionieri [non quelli che si vantano della loro "libera volontà"] e il recupero della vista ai ciechi [non quelli che ritengono di vedere], per rimettere in libertà gli oppressi [non quelli che ritengono di essere potenti], e per predicare l'anno accettevole del Signore" (Luca 4:17-19 ND).

Quel che segue immediatamente è indubbiamente pure notevole: "Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite». Tutti gli rendevano testimonianza, e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»" (vv. 21,22). Bene, essi erano compiaciuti per le Sue "parole di grazia", ma avrebbero tollerato la predicazione della grazia sovrana? "...vi dico in verità che ai giorni di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e vi fu grande carestia in tutto il paese, c'erano molte vedove in Israele; eppure a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu mandato a una vedova in Sarepta di Sidone. Al tempo del profeta Eliseo, c'erano molti lebbrosi in Israele; eppure nessuno di loro fu purificato; lo fu solo Naaman, il Siro»" (vv. 25-27). Qui Gesù insiste parlando loro della verità della grazia sovrana di Dio, e quello proprio non potevano sopportarlo: "Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d'ira. Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città, per precipitarlo giù" (vv. 28-29). Notate bene come qui si tratti di rispettabili persone religiose che partecipavano al culto della sinagoga ma esprimono tutto il loro odio verso questa preziosa verità! Che non ci si sorprenda affatto oggi quando come Suoi servitori ci viene riservato lo stesso trattamento a cui era stato sottoposto il nostro Padrone!

Il Suo sermone a Nazareth non è affatto l'unica volta in cui il Signore Gesù proclama la dottrina dell'elezione. In Matteo 11 Lo udiamo dire: "In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto" (Matteo 11:25-26). Ai 70 Suoi discepoli Egli dice: "Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli" (Luca 10:20). In Giovanni 6 troviamo che Cristo, di fronte ad una moltitudine che lo sta ad ascoltare, non esita a parlare apertamente di un gruppo ristretto di persone come di quelli che il Padre "Gli ha dato": "Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:39). Agli apostoli dice: "Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia" (Giovanni 15:16). Non sarebbe forse scandalizzata la grande maggioranza di quelli che vanno in chiesa, se essi udissero il Signore rivolgere queste parole ad un numero ristretto di persone: "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuo" (Giovanni 17:9).

Un'illustrazione interessante ed istruttiva dell'accento che lo Spirito Santo pone su questa verità è il fatto che quando il Nuovo Testamento parla del popolo di Dio, la chiesa, si riferisce ad esso con il termine "credenti" solo due volte, "Cristiani" solo tre volte, mentre la designazione di "eletti" 14 volte e "santi" ("i messi a parte") 62 volte! Rileviamo pure come nella Scrittura esistano altre espressioni che indicano il concetto di "elezione": "Il SIGNORE disse a Mosè: «Farò anche questo che tu chiedi, perché tu hai trovato grazia agli occhi miei, e ti conosco personalmente»" (Esodo 33:17); "Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni" (Geremia 1:5; cfr. Amos 3:2). "Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelti" (Giovanni 13:18; cfr. Matteo 20:16). "...tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero" (Atti 13:48); "Fratelli, ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all'inizio ha voluto scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome" (Atti 15:14); "all'assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti" (Ebrei 12:23).

La verità di base dell'elezione sta alla base di tutto lo schema della salvezza. Ecco perché ci è detto: "Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi»" (2 Timoteo 2:19). L'elezione è presupposta necessariamente e chiaramente da alcuni dei termini più importanti usati nelle Sacre Scritture in riferimento a vari aspetti della nostra salvezza che, senza di essi, sarebbe inintelligibile. Per esempio, ogni brano che parli di "redenzione" presuppone l'elezione eterna. In che modo? Perché "redenzione" implica qualcosa che prima si possedeva: significa ricomprare, tornare ad essere proprietario liberando ciò che sin dall'inizio era di Dio. Ancora: la parola "rigenerazione" e "rinnovamento" implica necessariamente una precedente vita spirituale - perduta quando siamo caduti in Adamo (1 Corinzi 15:22). Ancora, il termine "riconciliazione" non solo denota uno stato di alienazione precedente alla riconciliazione, ma una condizione di armonia e di amicizia precedente all'alienazione.

Tutto questo dovrebbe sicuramente bastare: la verità dell'elezione è stata dimostrata abbondantemente dalle Scritture. Se queste molte e incontrovertibili prove non fossero sufficienti, sarebbe una perdita di tempo moltiplicarne ulteriormente altre.

Rileviamo come questa grandiosa verità fosse pure ugualmente fatta propria e sostenuta dalle precedenti generazioni di cristiani.

In primo luogo, una breve citazione dall'antico Credo dei Valdesi elaborato durante le terribili persecuzioni inflitte loro dai Papisti: "Che Iddio trae da quella corruzione e condanna le persone che egli ha elette prima della fondazione del mondo, non perché egli prevedesse in loro alcuna buona disposizione alla fede o alla santità, ma per la sua misericordia in Gesù Cristo suo figliuolo, lasciandovi gli altri, secondo la ragione sovrana e irreprensibile della sua libertà e giustizia" (11).

Ecco uno dei 39 articoli della Chiesa di Inghilterra: "La predestinazione alla vita e lo scopo eterno di Dio, con cui (prima che fossero poste le fondamenta del mondo) egli ha fermamente decretato, nel suo segreto consiglio, di liberare dalla maledizione e dalla dannazione coloro che egli aveva scelto in Cristo di fra gli uomini e di condurli, attraverso Cristo, alla salvezza eterna come vasi onorevoli. Per cui, coloro che sono provvisti di un tale eccellente beneficio di Dio sono chiamati, secondo il disegno di Dio, dal suo Spirito che opera a tempo opportuno: mediante la grazia essi seguono la chiamata; sono liberamente giustificati; sono resi figli adottivi di Dio; sono fatti a immagine del suo Figlio unigenito Gesù Cristo; camminano religiosamente nelle opere buone e, alla fine, per la misericordia di Dio, raggiungono la felicità eterna" (17).

Questo, invece è nella Confessione di fede di Westminster, sottocritta da tutti i presbiteriani: "Per decreto di Dio e per la manife­stazione della sua gloria, alcuni uomini ed angeli sono stati predestinati a vita eterna. Altri sono stati preordinati alla morte eterna ... Gli angeli e gli uomini, predestinati e preordinati in questo modo sono così designati individualmente ed immutabilmente. Il loro numero è così certo ed definito che non può essere né aumentato né diminui­to ... Quelli che, fra l'umanità, sono predestinati alla vita, Dio, prima della fondazione del mondo, secondo il suo eterno ed immutabile proposito ed il segre­to consiglio e beneplacito della sua volontà, li ha scelti in Cristo ad eterna gloria, sulla sola base di una libera grazia e per amore, senza alcuna preconoscenza di loro eventuali fede o buone opere o di persever­anza in alcuno di essi, né qualche altra cosa nella creatura come condizione o causa che Lo spingesse ad agire così: tutto a lode e gloria della Sua grazia" (3:3-5).

E poi c'è l'articolo III dell'antica confessione di fede battista inglese: "Per decreto di Dio e per la manifestazione della Sua gloria, alcuni uomini ed angeli sono predestinati a vita eterna per Gesù Cristo, alla lode e gloria della gloriosa Sua grazia; altri essendo lasciati ad agire nei loro peccati per la loro giusta condanna, a lode della Sua gloriosa giustizia".

Non si pensi che noi si abbia citato da questi documenti umani solo per comprovare la nostra tesi. Non è così: per grazia di Dio io crederei ed insegnerei questa grandiosa verità anche se nessun altro prima di me l'avesse mai sostenuta e anche se tutti nella cristianità l'avessero ripudiata.

Quello che abbiamo addotto è buona prova del fatto che noi non proponiamo alcuna eretica novità, ma una dottrina proclamata nel passato in ogni senzione della Chiesa ortodossa sulla terra. Abbiamo pure fatto le citazioni precedenti allo scopo di mostrare quanto l'attuale generazione di cristiani professanti si sia allontanata dalla Fede di coloro ai quali, per grazia di Dio, dobbiamo la nostra libertà di religione. Proprio come i moderni negatori dell'ispirazione e dell'autorità delle Scritture (attraverso l'alta critica), i negatori della creazione immediata (attraverso gli evoluzionisti), i negatori della divinità di Cristo (attraverso gli Unitariani), così gli attuali negatori dell'elezione sovrana di Dio e dell'impotenza spirituale dell'uomo, sono ugualmente un allontanamento dalla Fede dei nostri padri, che era basata sulla Parola inerrante di Dio.

La verità della divina elezione è stata esemplificata nel modo più cospicuo nella storia del Cristianesimo e la testimonianza stessa della storia sconfessa la follia di coloro che ripudiano l'insegnamento della Parola di Dio su questo argomento, rendendo inescusabile la loro incredulità.

La veracità dell'elezione, infine, è evidenziata dalla furiosa opposizione che Satana le ha opposto e continua ad opporle. Il diavolo combatte contro la verità, non contro l'errore. Il suo implacabile odio era già stato manifestato quando Cristo la proclamava (Luca 4:28-29); lo stesso quando Paolo la predicava (come in Romani 9:14,19 fra i tanti testi). Lo stesso aveva fatto quando i Valdesi, i Riformatori ed i Puritani l'annunciavano - facendo uso dei Papisti come suo strumento per tormentare ed uccidere quelli che la confessavano. Egli ancora oggi si oppone a questa verità. Oggi egli lo fa sotto le sembianze di un "angelo di luce". Fa finta, infatti, di essere molto geloso dell'onore del carattere di Dio e dichiara che l'Elezione renderebbe Dio un mostro di ingiustizia. Egli fa uso dell'arma della derisione: se è vera l'elezione, dice, perché predicare l'Evangelo? Egli cerca di intimidire. Dice: anche se la dottrina dell'Elezione è vera, non è saggio predicarla....

Ecco così come l'insegnamento delle Scritture, la testimonianza della storia e l'opposizione di Satana parlano tutte a favore della veracità di questa dottrina.


4. La sua giustizia