Esiste la "malattia mentale"?



Si definisce malattia qualsiasi alterazione dello stato fisiologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo, o anche qualsiasi alterazione morfologica o funzionale di un organismo animale, o di una delle sue parti, dovuta a cause interne o esterne o ai meccanismi di difesa dell’organismo stesso.

La terminologia "malattia mentale" (già "disturbo psicotico" o tout court "psicosi") attiene a un insieme eterogeneo di patologie che associano una coorte di segni e sintomi che compromettono significativamente sia il modo di pensare, sia la sfera emotiva, sia pure le relazioni sociali. La più conosciuta di queste malattie mentali è la schizofrenia, ma accanto al nome più popolare se ne annoverano altri 8, meno noti, che possono allargarsi fino a più di 10, se si aggiungono anche alcuni tra i più invalidanti "disturbi dell'umore".

Pertanto è difficile delineare le caratteristiche di un tipico "malato mentale" poiché sono presenti per lo più numerosi problemi che si combinano in vario modo, tanto che un caso può essere molto diverso dall'altro, data l'estrema variabilità delle manifestazioni emotive, cognitive e comportamentali di tali malattie.

Ciò non di meno si riscontrano come caratteristiche ricorrenti nelle malattie mentali: convinzioni o idee strane in cui l'ammalato crede fermamente, mentre gli altri le considerano assurde e irreali (deliri) e visioni di cose che gli altri non vedono e non possono vedere, oppure audizioni di voci, rumori o suoni che gli altri non odono e non possono udire, oppure anche altre percezioni sensoriali non condivisibili (allucinazioni). Altre manifestazioni essenziali che accomunano molte malattie mentali sono le variazioni patologiche dell'umore, in direzione marcatamente depressiva, o in direzione dell'umore elevato, la disorganizzazione del linguaggio e del comportamento. La valutazione e la significatività di tali manifestazioni patologiche va riferita non solo in relazione alle altre persone della stessa condizione ed età, ma al funzionamento della stessa persona prima di contrarre la malattia.

I riferimenti diagnostici a livello internazionale sono il sistema del DSM elaborato dall'Associazione Psichiatri Americani e l'ICD dell'OMS, pertanto le nosografie diagnostiche per avere credibilità scientifica e partecipare ad uno scambio condiviso tra colleghi vanno stilate secondo uno dei due criteri diagnostici scelti dal professionista. Ciò favorisce anche la sorte degli stessi pazienti diagnosticati con "etichette" riconosciute dalla comunità scientifica internazionale al fine di verifiche terapeutiche basate su diagnosi accreditate.

Al di fuori delle classificazioni internazionali
, conosciute per lo più dagli addetti ai lavori, negli ultimi tempi è sorto il termine "persone sane portatrici di mente non convenzionale"; più o meno recentemente si parla insistentemente di "disturbo psichico", "disagio psichico", "disordine mentale", "disturbo comportamentale", "disagio psicologico" accanto o in sostituzione della dizione più tradizionale di "malattia mentale" . Ci sono poi i Centri di Igiene Mentale, i Servizi di Diagnosi e Cura; la terminologia è nutrita, le patologie sono tante, la confusione è elevata. Sembrerebbe a questo punto che il termine più corretto sia patologia mentale che lo psichiatra ama spesso definire con termine sovrapponibile "psichiatrica" che, se diagnosticata da uno psicologo può diventare "psicopatologia". Infine si riscontra che solitamente i comportamenti inadeguati tipici della malattia mentale vengono riconosciuti in primo luogo dai familiari e dalle persone che vivono vicino al malato (perché proprio di malato si tratta) il quale proprio per la definizione della stessa patologia, è portato a sottostimare, se non a mascherare e addirittura negare il suo problema per cui i "malati" sono sempre gli atri. [Vedi la discussione qui].

Prevalendo questa confusione e soggettività nell'interpretazione di certi fenomeni, possono pretendere, così, gli psichiatri di essere l'unica autorità sull'argomento della salute e dei "disturbi" mentali? Si può quindi giungere a delineare i seguenti punti.

1. I disturbi psichiatrici non sono propriamente malattie

Nella medicina esistono criteri precisi: per definire una condizione di malattia si deve dimostrare ed accertare un gruppo prevedibile di sintomi e la loro causa o la comprensione della loro fisiologia (funzione). Brividi, lamentare un dolore o sentirsi stanchi sono sintomi. La malaria e il tifo sono malattie. L'esistenza delle malattie viene comprovata tramite un riscontro oggettivo e test fisiologici, L'esistenza delle malattie mentali, invece, non è mai stata provata tramite criteri medici.

2. Gli psichiatri si occupano solo di "disturbi mentali", non di malattie accertate

Mentre la medicina ufficiale cura le malattie, la psichiatria riesce solamente ad occuparsi di "disturbi". In assenza di una causa o di una fisiologia conosciuta, un gruppo di sintomi, osservati in diversi pazienti, viene definito come disturbo o sindrome. In psichiatria tutte le diagnosi sono soltanto sindromi (o disturbi), gruppi di sintomi che si suppone siano in relazione l'uno con l'altro, non delle malattie. Non esistono esami del sangue o un altro tipo di esami biologici per accertare la presenza o l'assenza di una malattia mentale, mentre invece tali esami esistono per la maggior parte delle malattie fisiche.

3. La psichiatria non ha mai stabilito la causa di alcun "disturbo mentale"

Gli psichiatri non conoscono né la causa né le cure per i disturbi mentali e neppure che cosa causino ai pazienti i loro "trattamenti". Sono solo in possesso di teorie o opinioni contrastanti sulle diagnosi e i metodi e, anche in relazione ad essi, mancano totalmente di qualsiasi base scientifica. Spesso con questo termine vengono indicate persone che presentano i problemi più svariati, come ad es.: alcolismo, tossicodipendenze, ritardi mentali, ecc. per quanto più completo il termine sembra non definire correttamente il problema. Spesso, inoltre, siamo in presenza di una sorta di "accanimento terapeutico" della psicoterapia, mentre il paziente dovrebbe essere aiutato a convivere con il suo disturbo.

4. La teoria che i disturbi mentali derivano da uno "squilibrio biochimico" del cervello, è un'opinione non dimostrata, non un fatto.

Una delle teorie psichiatriche prevalenti (vitale per la vendita di farmaci psicotropi) è che i disturbi mentali siano causati da uno squilibrio biochimico del cervello. Alla pari con altre teorie psichiatriche, non esistono prove biologiche o di altro tipo a sostegno di questo. Non esistono test per accertare lo stato biochimico del cervello di una persona. Percorrere la strada dello "squilibrio biochimico" porta spesso alla prescrizione di psicofarmaci i quali sono causa essi stessi di alterazioni anche irreversibili nel funzionamento del cervello, tanto che si può dire come spesso la "cura" sia peggiore della "malattia".

5. Il cervello non è la vera causa dei problemi nella vita

Le persone, nella loro vita, hanno esperienza di problemi e turbamenti che potrebbero sfociare in problemi mentali a volte molto gravi. Dire, però, che tali problemi siano causati da "disturbi cerebrali" incurabili, e che essi possano essere alleviati soltanto da pillole pericolose, è disonesto, dannoso e spesso letale. Tali farmaci sono spesso più potenti di un narcotico ed in grado di portare qualcuno a commettere atti violenti o il suicidio. Essi mascherano la vera causa dei problemi nella vita e debilitano l'individuo negandogli l'opportunità di una vera guarigione e la speranza per il suo futuro.