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    A. W. Pink
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    NUOVO LIBRO SULLA CONFESSIONE DI FEDE VALDESE
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Wednesday, June 15

  1. page Il Catechismo di John Bunyan edited Il Catechismo di John Bunyan (1675) O “Istruzioni per gli ignoranti”, essendo un balsamo per cu…

    Il Catechismo di John Bunyan (1675)
    O “Istruzioni per gli ignoranti”, essendo un balsamo per curare la grande carenza di conoscenza che tanto regna in giovani ed anziani, presentata e preparata loro nella forma di un chiaro e semplice dialogo adatto alla capacità dei più deboli. “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza” (Osea 4:6).
    h.9johqeq7tyuy Introduzione
    Un catechismo evangelico del 1675, unico nel suo genere per la prima volta in italiano. Lo compose John Bunyan (1628-1688), predicatore scrittore evangelico non-conformista puritano, autore della famosa e difusa opera allegorica “Il pellegrinaggio del Cristiano” scritta insieme a molti altri saggi teologici e pastorali durante il suo lungo soggiorno nel carcere di Bedford (GB).
    Nel 1658 a Bunyan, infatti, viene imposto di cessare la sua attività di predicatore in forza di un decreto regio che proibisce la predicazione a coloro che non ne sono espressamente autorizzati dalla Chiesa di Inghilterra. Contestando tale decreto, Bunyan continua a predicare nonostante i numerosi ammonimenti. Così, nel novembre del 1660 viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Silver Street a Bedford. Vi rimane prima confinato per tre mesi, ma persistendo a rifiutarsi di sottomettersi al decreto regio di desistere dalla predicazione, il suo confino viene esteso fino a coprire 12 anni. Viene rilasciato nel gennaio del 1672, quando il re Carlo II pubblica la Dichiarazione di indulgenza religiosa.
    Questo catechismo consta di 291 domande e risposte e una conclusione. Si distingue nettamente da altri catechismi perché, benché radicato nella teologia biblica riformata, non è un’astratta esposizione di principi, ma si propone un esplicito intento evangelistico atto a portare soprattutto i giovani alla fede nella persona ed opera di Gesù Cristo. Insistendo sulla gravità del peccato e delle sue conseguenze temporali ed eterne, sotto forma di dialogo esso accompagna il lettore a Cristo, chiamandolo ad un indispensabile e serio impegno al Suo seguito. Mai astratta, ma sempre finalizzata alla prassi, quest’opera comprende 9 capitoli. I primi parlano di Dio il Creatore; il peccato dell’Uomo; la punizione del peccato; il perseguire la salvezza fin da giovani. L’accento poi si sposta sulla vita cristiana intesa come il culto che è dovuto a Dio, che comprende: la confessione dei peccati; la fede in Cristo; la preghiera; la rinunzia a sé stessi. La conclusione ha le caratteristiche di un ammonimento ed un appello.
    Prefazione di John Bunyan
    Dedicato alla Chiesa di Cristo di Bedford e del suo circondario che cammina nella fede e nella comunione dell’Evangelo; il vostro affezionato fratello e compagno nel regno e nella pazienza di Gesù Cristo, con il desiderio di ogni grazia e misericordia in Gesù Cristo. Amen.
    Santi ed amati, sebbene io abbia preparato questo piccolo trattato per beneficio pubblico e comune, considerando che io sono nei vostri confronti un debitore, non solo della comune carità, ma anche in ragione degli speciali vincoli che il Signore mi ha imposto verso di voi, io non potevo fare altro (essendo separato da voi come presenza e non dall’affetto) presentare a voi per primi questo libretto. Non che voi siate carenti delle cose che esso contiene, ma per rammentarvi ancora delle cose prime [fondamentali] e per darvi occasione di presentare qualcosa ai vostri parenti affinché essi (se Dio vuole) possano risvegliarsi ed essere convertiti. Accettatelo, quindi, come pegno del ricordo cristiano che ho per voi. Poi lo presento a tutti gli inconvertiti, vecchi e giovani, che una volta o l’altra, mi hanno udito predicare e pure sono rimasti nei loro peccati. Io esorto loro pure a riceverlo come pegno dell’amore che ho per le loro anime immortali. Sì, visto che dovranno rispondere di loro resti nel terribile giorno del Giudizio, li esorto a leggere, ponderare e ricevere questa salutare medicina preparata per loro. Ora il Dio delle benedizioni lo benedica per il risveglio di molti peccatori e la salvezza delle loro anime, per fede in Gesù Cristo. Amen.
    Sempre vostro, per servirvi attraverso il mio ministero (dove posso) per vostra edificazione e consolazione. John Bunyan1.
    Capitolo 1 - Dio il Creatore
    D. 1 Quanti déi vi sono?
    R. Per i cristiani noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui (1 Corinzi 8:6).
    D. 2 Perché il Dio dei cristiani non è il Dio di coloro che non sono cristiani?
    R. Egli è Colui che li ha creati e li preserva, ma non sono loro che hanno scelto che diventasse il loro Dio (Atti 17:24; Salmi 36:6; Giudici 10:14).
    D. 3 Esistono altri déi oltre al Dio dei cristiani?
    R. Non esiste altro vero Dio se non LUI, ma perché perché essi vorrebbero la grazia dei cristiani [e non il loro Dio] essi non scelgono Lui, ma quegli déi che credono loro maggiormente convenire e che si prestino alle loro concupiscenze (Giovanni 8:44).
    D. 4 Quali sono gli déi che [compiacenti] si prestano alle concupiscenze degli empi?
    R. Il diavolo, che è il dio di questo mondo; il ventre, dio degli ingordi, dei beoni, e delle persone riottose [insofferenti ad ogni norma e disciplina], che sono, per la maggior parte, gli dei della gioventù (Giobbe 8:4; 2 Corinzi 4:4; Filippesi 3:19; Esodo 32:6; 1 Corinzi 10:7; 2 Timoteo 2:2; 1 Giovanni 5:21).
    D. 5 Chi è il cristiano?
    R. Uno che è nato di nuovo [che è stato rigenerato], una nuova creatura; uno che siede ai piedi di Gesù per ascoltare la sua parola; uno che ha purificato e santificato il suo cuore per fede; uno che è in Cristo (Giovanni 3:3,5,7; Atti 11:26; Atti 15:9; 26:18; 2 Corinzi 5:17).
    D. 6 In che modo distingui il Dio dei cristiani dagli altri?
    R. Egli è Spirito (Giovanni 4:24).
    D. 7 Non c’è altro Spirito se non il vero Dio?
    No, vi sono molti spiriti (Ebrei 1:7,14; 1 Re 22:21,22 ; Apocalisse 16:13,14; Atti 7:59; Ebrei 12:23; 1 Giovanni 4:1).
    D. 8 Che sorta di spiriti sono?
    Gli angeli buoni sono spiriti; gli angeli cattivi sono spiriti; e le anime delle creature umane sono spiriti.
    D. 9 In che modo si può distinguere fra il vero Dio e gli altri spiriti?
    R. Così: nessun spirito è eterno, se non Lui; nessun spirito è onnipotente se non Lui; nessuno spirito è incomprensibile ed insondabile, se non Lui. Egli è pure sommamente misericordioso, sommamente giusto, sommamente santo (Deuteronomio 33:27; Genesi 17:1; Salmi 145:3; Michea 7:18; Giobbe 34:17; 1 Samuele 2:2).
    D. 10 È possibile conoscere questo Dio, nonostante che sia uno Spirito?
    R. Sì, attraverso le opere della creazione, le sue azioni provvidenziali, dai giudizi che Egli esegue, e dalla sua parola.
    D. 11 In che modo lo comprendi dalle opere della creazione?
    R. "I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l'opera delle sue mani" in modo tale che "le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue" (Salmo 19:1-2; Romani 1:20).
    D. 12 Ce lo fanno conoscere anche le opere della Sua provvidenza?
    R. È necessariamente così, dato che è per la Sua provvidenza che l'intero creato è preservato nell'armonia in cui lo vediamo, nonostante il peccato ed i démoni. Lo stesso poi se si considera che dagli angeli ad i passeri, nulla cada a terra senza la provvidenza del nostro Padre celeste (Matteo 10:29).
    D. 13 In che modo possiamo conoscere Dio dai Suoi giudizi?
    Dio è conosciuto dai Suoi giudizi che esegue: "Il SIGNORE s'è fatto conoscere, ha fatto giustizia; l'empio è caduto nella trappola tesa con le proprie mani" (Salmo 9:16).
    D. 14 Dio si fa conoscere attraverso la Sua parola?
    R. Sì, nel modo più chiaro, perché vi rivela i Suoi attributi. I Suoi decreti, le Sue promesse, il modo che dobbiamo celebrare il culto e che cosa noi dobbiamo fare per compiacergli.
    D. 15 Da che cosa sono state tratte le cose che Dio ha creato?
    R. Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti” (Ebrei 11:3) o “preesistenti”.
    D. 16 In quanto tempo Dio ha creato il mondo?
    R. In sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno (Esodo 20:11; Genesi 2:2).
    D. 17 Di che cosa Dio ha fatto l’Uomo?
    R. Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e divenne un’anima vivente (Genesi 2:7).
    D. 18 Perché Dio fece “gli soffiò nelle narici un alito vitale? L’anima dell’Uomo è della stessa natura di Dio?
    Questo non insegna che l’anima umana sia della stessa natura di Dio, ma mostra che non è della stessa sostanza del suo corpo, che è polvere (Genesi 18:27).
    D. 19 Allora l’anima non è della stessa natura di Dio?
    No, perché Dio non può peccare, ma l’anima sì. Dio non può esser distrutto all’inferno, ma le anime degli impenitenti lo saranno(Ezechiele 18:4; Matteo 10:28).
    Capitolo 2 - Il peccato dell’Uomo
    D.20 In che modo Dio ha fatto l’Uomo?
    R. Dio ha fatto l’uomo retto, lo creò ad immagine di Dio (Ecclesiaste 7:29, Genesi 1:27).
    D. 21 Quando Dio ha creato l’Uomo, l’ha lasciato senza una regola da seguire?
    R. No, gli ha dato una legge nella sua natura, imponendogliela con un precetto positivo che comprendeva, se l’avesse trasgredita, un castigo da patire (Genesi 3:3,6).
    D. 22 Qual era il castigo dovuto per quella trasgressione?
    R. La morte spirituale nel giorno in cui l’avesse commessa, in seguito la morte temporale, ed alla fine la morte eterna (Genesi 2:17; 3:19; Matteo 25:46).
    D. 23 Che cosa vuol dire essere spiritualmente morti?
    R. È la condizione dell’essere estranei alla vita di Dio, privi di sensibilità spirituale, con l’intelligenza ottenebrata e dell’essere abbandonati all’ignoranza ed ad ogni dissolutezza (Efesini 4:18-19).
    D. 24 Come si manifesta questa estraneità [alienazione] rispetto a Dio?
    R. Nell’amore verso i propri peccati, nell’incuranza ed avversione verso Dio, nel tirare sempre fuori delle scuse per giustificare i propri peccati e nell’ignoranza degli eccellenti misteri del suo vangelo benedetto (Efesini 2:3,11-12; Romani 1:28; Efesini 4:18-19).
    D. 25 Che cos’è la morte temporale?
    R. Vedersi separare il corpo dall’anima; il corpo che ritorna alla terra da cui era stato tratto; lo spirito che ritorna a Dio che l’ha dato (Genesi 3:19; Ecclesiaste 12:7).
    D. 26 Che cos’è la morte eterna?
    R. Corpo ed anima separati per sempre da Dio ed essere gettati nelle fiamme dell’inferno (Luca 13:27; Marco 9:43).
    D. 27 Corpo ed anima vanno all’inferno subito quando muoiono?
    R. Il corpo rimane nella tomba fino al suono dell’ultima tromba ma l’anima, se muore malvagia [senza essersi ravveduta], va presentemente dalla faccia di Dio all’inferno, come in una prigione, per esservi trattenuta fino al giorno del giudizio (1 Corinzi 15:52; Isaia 24:22; Luca 12:20).
    D. 28 Noi giungiamo al mondo retti come il nostro progenitore?
    R. No, egli era venuti al mondo privo di peccato, essendo stato fatto così dall’onnipotente Iddio; ma noi veniamo al mondo peccatori, essendo stati resi così dalla contaminazione prodottasi dopo il suo peccato.
    D. 29 Da che cosa appare che veniamo al mondo contaminati?
    R. Noi siamo il frutto di una cosa impura, e siamo contaminati fin dal nostro concepimento; siamo per natura “figli d’ira” (Giobbe 14:4; Salmo 51:5; Efesini 2:3).
    D. 30 Da che cosa puoi ulteriormente provare questo?
    R. Sì, è detto che per la trasgressione di uno solo è venuto su tutti gli uomini il peccato, la morte, il giudizio e la condanna (Romani 5:12,15-19).
    D. 31 Giungiamo dunque nel mondo come peccatori?
    R. Sì, siamo trasgressori sin dal seno materno e siamo traviati fin dalla nascita (Isaia 48:8; Salmo 58:3).
    D. 32 Ma come Adamo è caduto con noi in lui, non è forse lui risorto per fede con noi in lui? Perché egli non ebbe una discendenza fintanto che ebbe la promessa.
    R. Egli è caduto come persona pubblica, ma ha creduto alla promessa come persona singola. La fede di Adamo non salvò il mondo, sebbene il peccato di Adamo fosse tale da sovvertirlo.
    D. 33 Non è forse vero che alcuni sostengono che noi siamo peccatori solo per imitazione?
    R. Sì, essendo stati ingannati. La parola di Dio, però, dice pure che siamo figli d’ira per natura, cioè per nascita e generazione.
    D. 34 Puoi addurre ulteriore prova di questo?
    R. Sì. Nel giorno che siamo nati, eravamo contaminati nel nostro proprio sangue, e siamo stati “gettati nell'aperta campagna per il disprezzo che si aveva di noi”. Ancora, un tempo, i figli venivano consacrati al Signore ed un sacrificio veniva offerto per loro all’età di un mese, cioè prima che diventassero peccatori per imitazione (Ezechiele 16:4-9; Numeri 18:14-16).
    D. 35 Puoi dare prova di questo dall’esperienza?
    R. Sì. La prime cose che sbocciano e vengono prodotte nei bambini mostrano la loro ignoranza di Dio, la loro disubbidienza ai genitori, e la loro innata inimicizia alla santità di vita; le loro inclinazioni naturali corrono verso la vanità. Inoltre, i bambini piccoli muoiono; il che non avverrebbe se Dio non si annoverasse come peccatori, perché “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23).
    D. 36 Che cos’è il peccato?
    R. Il peccato è la trasgressione della legge (1 Giovanni 3:4).
    D. 37 Una trasgressione di quale legge?
    R. Della legge della nostra natura, e della legge dei Dieci Comandamenti, così com’è riportata nelle Sacre Scritture (Romani 2:12-15; Esodo 20).
    D. 38 Quand’è che uno pecca contro la legge di natura?
    R. Quando fa qualsiasi cosa che la coscienza gli dice essere una trasgressione contro Dio o contro l’uomo (Romani 2:14-15).
    D. 39 Quand’è che noi pecchiamo contro la legge scritta nei Dieci Comandamenti?
    R. Quando facciano qualsiasi cosa che vi sia proibito, anche se ne fossimo ignoranti (Salmo 19:12).
    D. 40 Quante maniere vi sono per peccare contro queste leggi?
    R. Tre. Con pensieri peccaminosi, con parole peccaminose, e con atti peccaminosi (Romani 7:7; Matteo 5:28; 12:37; Romani 2:6).
    D. 41 Che succede quando pecchiamo anche contro uno solo dei Dieci Comandamenti?
    R. Chiunque osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge (Giacomo 2:10-11).
    h.tgbwqb8rc44b Capitolo 3 - La punizione del peccato
    D. 42 Dove Dio punirà i peccatori per i loro peccati?
    R. Sia in questo mondo che nel mondo a venire (Genesi 3:24; 4:10-12; Giobbe 21:30).
    D. 43 In che modo gli uomini sono puniti per il loro peccato in questo mondo?
    R. In molti modi, come malattie, perdite, afflizioni, delusioni, e simili. Talvolta Dio li abbandona alle concupiscenze del loro cuore, alla cecità di mente ed alla durezza di cuore. Egli fa pure sì che essi cadano in abili inganni affinché credano a menzogne e siano dannati (Levitico 26:15,16; Amos 4:7,10; Romani 1:24,28; Esodo 4:21; 9:12-14; Sofonia 1:17; Romani 11:7,8; Tessalonicesi 2:11, 12).
    D. 44 In che modo gli uomini sono puniti nel mondo a venire?
    R. Nel fuoco inestinguibile, dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne (Marco 9:44).
    D. 45 Dov’è che i peccatori riceveranno questo castigo?
    R. Gli empi, tutte le genti che dimenticano Dio, scenderanno nell'inferno (Salmo 9:17).
    D. 46 Che cos’è l’inferno?
    R. È un luogo ed una condizione, la più temibile (Luca 16:25,28; Atti 1:25).
    D. 47 Perché lo chiami un luogo?
    R. Perché nell’inferno i dannati vi saranno confinati come in una prigione, nelle tenebre ed in catene eterne (Luca 12:5,28; Luca 16:26; Giuda 1:6).
    D. 48 Che sorta di luogo è l’inferno?
    R. La Scrittura lo descrive come un oscuro e profondo lago di fuoco, tanto grande da contenervi tutti coloro che periscono (Matteo 22:13; Isaia 30:33; Proverbi 27:20).
    D. 49 Che cosa intendi dire quando affermi che si tratta di una condizione la più temibile?
    R. Intendo dire che la sorte di coloro che vi saranno gettati è quella di esservi tormentati nel modo più spaventoso, vale a dire con ira e con ardore di fuoco (Romani 2:9; Ebrei 10:26-27).
    D. 50 In quali parti del loro essere daranno così temibilmente tormentati?
    R. Nell’anima e nel corpo, perché il fuoco dell’inferno brucerà ben al di là di come noi oggi si possa anche solo immaginare (Matteo 10:28; Luca 16:24; Giacomo 5:3).
    D. 51 Quanto a lungo rimarranno in questa condizione?
    R. Come afferma la Scrittura, questi se ne andranno ad una punizione eterna e il fumo del loro tormento salirà nei secoli dei secoli; essi non avranno riposo, né giorno né notte e saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza (Matteo 25:46; Apocalisse 14:11; 2 Tessalonicesi 1:9).
    D. 52 Ma perché non potrebbero gli empi essere puniti con questa punizione in questo mondo affinché, vedendola, noi crediamo?
    R. Se gli empi dovessero ricevere il castigo loro meritato in questo mondo, questo avrebbe, con ogni probabilità, sovvertito l’intero ordinamento che Dio ha stabilito qui fra gli uomini. Chi potrebbe qui. infatti, sopportare la vista di quelle fiamme e di quelle grida e vedere le lacrime dei propri parenti dannati, genitori o figli? È per questo che l’antico Tofet era posto fuori dalla città e prigioni e forche erano poste fuori dai centri abitati. Per questo Cristo ha ordinato che coloro che dovranno subire questo tipo di tormenti siano portati via. “Gettatelo nelle tenebre di fuori” (Matteo 22:13), che vi sia punito lì, “lì vi darà il pianto e lo stridore dei denti”. Oltretutto, la fede non viene guardando ciò che accade giù all’inferno, avendo davanti agli occhi il tormento dei dannati, ma dall’ascoltare la parola di Dio, perché se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita fra le fiamme (Matteo 22:13; Romani 10:17; Luca 16:27-31).
    D. 53 Vi sono delle gradazioni nei tormenti dell’inferno?
    R. Sì, Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere. “Guai all'empio! Il male ricadrà sul suo capo, perché gli sarà reso quanto le sue mani hanno fatto” (Isaia 3:11).
    D. 54 Chi vi sarà maggiormente punito? I minori avranno una pena inferiore a quella degli adulti?
    R. I castighi dell’inferno non vengono amministrati a seconda dell’età, ma a seconda del peccato. Sia che si tratti di adulti o di minori, più grande è il peccato, più grande sarà il castigo, perchè davanti a Dio non c’è favoritismo (Romani 2:11).
    D. 55 In che modo si possono distinguere i peccati più gravi da quelli meno gravi?
    R. Possono essere distinti dalla loro natura e dalle circostanze in cui sono stati commessi.
    D. 56 Che cosa intendi per natura dei peccati?
    R. Mi riferisco alla gravità che hanno agli occhi di Dio (2 Cronache 33:2; Ezechiele 16:52).
    D. 57 Quali potrebbero essere considerati i peccati più gravi?
    R. La Scrittura li elenca in diversi luoghi. Ad esempio: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose (1 Corinzi 6:9-10; Efesini 5:3-6; Colossesi 3:5-6; Galati 5:19-21; Apocalisse 21:8).
    D. 58 Che cosa intendi per “circostanze” in cui i peccati sono commessi?
    R. Intendo la consapevolezza che si ha che siano peccato, quella che proviene dalla luce [della coscienza], dalla predicazione della Parola, dalla parola di pii conoscenti, dagli avvertimenti che i sono stati fatti ecc.
    D. 59 In che modo queste circostanze possono alterare la gravità del peccato?
    D. Le circostanze in cui sono commessi possono rendere grandi peccati piccoli, più grandi dei peccati più grandi che sono commessi nella peggiore ignoranza.
    D. 60 In che modo lo puoi provare?
    R. Sodoma e Gomorra sguazzavano in ogni sorta di peccati o nella maggior parte di quelli che abbiamo menzionato più sopra. È scritto che la gente di queste città fosse peccatrice all’estremo, vivevano commettendo tali peccati che non si potrebbero neanche menzionare senza arrossire. Eppure Dio giura che Israele, la sua chiesa, aveva fatto peggio di quelle città. Il Signore Gesù lo conferma quando dice: “Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città” (Ezechiele 16:48; Matteo 11:24; Luca 10:12).
    D. 61 Qual è la ragione di quest’ultima affermazione di Cristo, vale a dire che coloro ai quali si rivolge si trovavano in circostanze tali da rendere il loro peccato più grande di quello di Sodoma?
    R. La cosa appare chiaramente quando si leggono i testi biblici menzionati.
    D. 62 Quand'è che si pecca contro luce e conoscenza?
    R. Quando si pecca contro ciò di cui la nostra coscienza ci accusa, quando si pecca contro una legge di Dio che si conosce, quando si pecca contro i consigli e gli avvertimenti dei nostri amici, allora si pecca contro luce e conoscenza, secondo ch’è scritto: “pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette” (Romani 1:32).
    D. 63 Quand’è che pecco contro la predicazione della Parola?
    R. Quando rifiuti di prestare ascolto ai ministri di Dio, oppure, ascoltandoli, ti rifiuti di seguire il loro sano insegnamento (2 Cronache 36:16; Geremia 25:4,7; Geremia 35:15).
    D. 64 In quali altri casi pecco contro la predicazione della Parola?
    R. Quando ci si prende gioco, si disprezzano e si rimproverano i ministri di Dio; quando li si diffama con menzogne. Si pecca contro la predicazione della Parola pure quando si perseguita chi la predica o siamo segretamente compiaciuti di vederli cadere in disgrazia (1 Cronache 30:1,10; Romani 3:8; Geremia 20:10, 1 Tessalonicesi 2:15-16).
    D. 65 In che modo le parole di pii conoscenti possono rendere più grave il mio peccato?
    R. Quando pecco contro i loro consigli, ammonimenti e persuasioni del contrario; inoltre, quando tacitamente mi rimproverano con il loro comportamento e condotta, eppure nonostante tutto quello tu persisti a peccare. Così avevano peccato Esaù, i figli di Eli, Absalom e Giuda; essi potevano godere di buone compagnie, buoni consigli, e della testimonianza di buone vite, ma essi avevano peccato contro tutto questo ed il giudizio a cui sono stati sottoposti è stato più grande. Ismaele fu cacciato via, Esaù aveva odiato, i figli di Eli sono improvvisamente morti; Absalom e Giuda si sono suicidati in modo tragico (Genesi 21:10; Galati 4:30; Malachia 1:3; 1 Samuele 2:22,25; 2 Samuele 18:14).
    D. 66 Questi peccati così aggravati vengono distinti dagli altri con un nome loro speciale?
    R. Sì: sono chiamati ostinata ribellione e sono equiparati al peccato di divinazione; sono chiamati peccati volontari; sono chiamati “rovi e pruni” e coloro che li producono sono prossimi ad essere maledetti; la loro fine sarà il fuoco (1 Samuele 15:23; Ebrei 10:26).
    D. 67 Vi sono pure altre cose che possono rendere grandi dei peccati piccoli?
    R. Sì, quando pecchi contro i giudizi di Dio. Per esempio: quando vedi che il giudizio di Dio si abbatte su qualcuno a causa delle sue trasgressioni, e tu persisti a commettere quelle stesse iniquità; come pure quando pecchi contro la pazienza, la longanimità e la tolleranza temporanea di Dio, questo potrà rendere grandi dei peccati piccoli (Daniele 5:21-24; Romani 2:4-5).
    Capitolo 4 - Perseguire salvezza sin da giovani
    D. 69 Dio ha punito anche dei bambini per avere peccato contro di Lui?
    R. Sì, quando era giunto il diluvio, con la distruzione del vecchio mondo, anche i bambini erano annegati ed anche i bambini presenti a Sodoma erano morti nelle fiamme di quella città. Notiamo pure quel che era successo a Bethel quando il profeta Eliseo era stato sbeffeggiato da dei ragazzi: “Egli si voltò, li vide, e li maledisse nel nome del SIGNORE. Allora due orse uscirono dal bosco e sbranarono quarantadue di quei ragazzi” (2 Re 2:23-24).
    D. 70 Poveri noi! Che faremo noi, allora, che siamo dei bambini o dei giovani?
    R. Potremo continuare a camminare sulla via del peccato e dare ascolto a chi ci dice: “Rallègrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il tuo cuore durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti conduce il cuore e seguendo gli sguardi dei tuoi occhi” (Ecclesiaste 12:1).
    D. 71 Perché ci prendi in giro dicendoci di continuare pure nei nostri peccati?
    R. Io non vi prendo in giro, ma faccio come il saggio. Inoltre, prego per voi e per la vostra salvezza.
    D. 72 In che modo il saggio si prende gioco di noi?
    R. Così: “Rallègrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il tuo cuore durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti conduce il cuore e seguendo gli sguardi dei tuoi occhi; ma sappi che, per tutte queste cose, Dio ti chiamerà in giudizio!”
    D. 73 Che sorta di presa in giro è questa?
    R. Una che di fatto è mescolata con argomenti di grande serietà. È come se dicesse: “Avanti, peccatori, continuate pure nel vostro stile di vita peccaminoso, se osate; vivete pure nelle vostre vanità; ma un giorno dovrete renderne conto a Dio ed Egli vi giudicherà.
    D. 74 Non è questo un po come se mio padre mi dicesse di continuare pure ad essere disubbidiente, ma che poi per quello mi bastonerà?
    R. Sì, come quello che ha detto Giosuè: “E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE” (Giosuè 24:15). Servite pure il peccato, ma a vostro rischio e pericolo.
    D. 75 Allora non è forse meglio per me servire Dio?
    R. Sì, perché chi serve il diavolo dovrà andargli insieme nel luogo preparato per lui e per i suoi angeli, e chi serve Dio e Cristo, un giorno sarà là dov’è Lui (Giovanni 12:26; Matteo 25:41).
    D. 76 Quando sarà per me il momento migliore per cominciare a servire Dio?
    R. Proprio ora! “Ricòrdati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza”. Ora che davanti a te è posto l’Evangelo, ora che il tuo cuore è malleabile e sarà al più presto trasformato.
    D. 77 Se però oggi seguo tutto ciò che mi passa per la testa e il divertimento, non avrei forse tempo abbastanza più tardi per il Creatore?
    R. Quello non lo posso promettere. Ricorda che nei cimiteri vi sono anche tombe di bambini e di giovani, e chi potrà dire che la tua giovane vita dovrà essere breve, come quella dell’antico Ismaele? Leggi anche Proverbi 1:24-26.
    D. 78 Ma se attendo un po’ di più, potrei avere maggiore saggezza di quella che ho ora. Non è vero?
    R. Se vivrai più a lungo potresti bene avere più peccati e forse meno saggezza, perché più grande è il peccatore, più grande è lo stolto (Proverbi 1:22).
    D. 79 E se servissi al tempo stesso un po’ a Dio e un po’ il mio peccato? Non sarebbe una buona idea?
    R. No, non si possono servire a due padroni; non puoi servire a Dio ed al peccato nello stesso tempo. Dio dice: “Figlio mio, dammi il tuo cuore” (Proverbi 23:26). Inoltre Sue sono la tua anima ed il tuo corpo; all’uomo, però, di animo doppio gli è proibito di pensare che mai potrà ricevere alcunché dal Signore (Matteo 6:24; Proverbi 23:26; 1 Corinzi 6:20; Giacomo 1:7-8).
    D. 80 Trovi che vi siano molti bambini e giovani che come me servono Dio?
    R. No, non molti, eppure alcuni Lo servono. Samuele aveva servito Dio fin da bambino; quando Giosia era giovane aveva cominciato a cercare il Dio di suo padre Davide; e come se ne era rallegrato Gesù nel vedere dei bambini che Gli stavano intorno e una volta lo avevano preceduto gridando: “Osanna al Figlio di Davide”! (1 Samuele 3:1; 2 Cronache 34:3; Matteo 21:15-16).
    D. 81 Mi pare che così non avrò molti compagni se io, giovane come sono, comincio a servire Dio. Non è vero?
    R. “Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!”. Eppure, tu avrai dei compagni. Davide considerava suoi compagni tutti coloro che amano Dio e le sue testimonianze; tutti i fedeli, per quanto abbiano i capelli bianchi, saranno tuoi compagni; sì, e tu avrai uno o più angeli di Dio in cielo che sono destinati alla tua protezione e servizio, (Matteo 7:13-14; Salmo 119:63; Matteo 18:10).
    D. 82 Ma non è forse vero che sarò disprezzato ed evitato da altri bambini e giovani se già inizio a servire Dio?
    R. Se già si trovano bambini e giovani così rozzo da deridere i profeti ed i ministri di Dio, non farà meraviglia se vorranno pure prendersi gioco di te; ma è un cielo ben povero quello che non valga la pena di sopportare cose anche peggiori per averlo cercato ed ottenuto (2 Re 2:23-24).
    D. 83 Come faccio, però, a servire il Signore? Io non so come rendergli culto e adorarlo.
    R. “Quelli che adorano Dio bisogna che l’adorino in Spirito e in verità” (Giovanni 4:24; Filippesi 3:3).
    D. 84 Che cosa significa adorarlo nello Spirito?
    R. Significa adorarlo nello Spirito di Dio e nel mio proprio spirito; cioè adorarlo secondo che lo Spirito di Dio opera nel mio stesso cuore e conformandomi di tutto cuore alla Sua volontà (Romani 1:9; 6:17; Salmo 101:3).
    D. 85 Che cosa vuol dire adorarlo in verità?
    R. Vuol dire che tutto ciò che facciamo per rendergli culto deve essere fatto secondo la Sua Parola e senza dissimulazione, ipocrisia (Ebrei 8:5; Giovanni 17:17; Salmo 26:6; 118:19-20).
    “Puoi vedere il tutto in questo modo: Rendi culto a Dio nel modo giusto quando, nel cuore e nella tua vita, cammini secondo la Sua Parola”.
    D. 86 Che cosa devo fare per rendergli culti con il mio spirito e cuore?
    R. Prima di tutto devi acquisire una buona conoscenza di Lui. “E tu, Salomone, figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre e servilo con cuore integro e con animo volenteroso; poiché il SIGNORE scruta tutti i cuori e penetra tutti i disegni e tutti i pensieri. Se tu lo cerchi, egli si lascerà trovare da te; ma, se lo abbandoni, egli ti respingerà per sempre” (1 Cronache 28:9).
    D. 87 È facile acquisire una vera conoscenza di Dio?
    No. Devi desiderare fortemente questa conoscenza ed innalzare a Dio preghiere ferventi per ricevere questa comprensione. “Figlio mio, se ricevi le mie parole e serbi con cura i miei comandamenti, prestando orecchio alla saggezza e inclinando il cuore all'intelligenza; sì, se chiami il discernimento e rivolgi la tua voce all'intelligenza, se la cerchi come l'argento e ti dai a scavarla come un tesoro, allora comprenderai il timore del SIGNORE e troverai la scienza di Dio” (Proverbi 2:1-5).
    D. 88 Perché è così difficile acquisire una vera conoscenza di Dio?
    R. A causa dell’orgoglio e dell’ignoranza che c’è in noi, e pure a causa della nostra condotta malvagia (Salmo 10:4; Efesini 4:18-19; Tito 1:16).
    D. 89 Ma non professano tutti di conoscere Dio?
    R. Sì, ma la loro presunta conoscenza di Lui varia tanto quanto sono diverse le loro facce, alcuni pensando che egli sia in un modo, ed altri in un altro.
    D. 89 In che modo i loro pensieri su di lui sono diversi l’uno dall’altro?
    R. Alcuni ritengono che sia una sorta di Dio senza cuore che non fa né bene né male; alcuni lo ritengono una sorta di Dio ignorante e cieco, che non sa e non può vedere attraverso le nuvole; alcuni lo ritengono un Dio sconsiderato che non vale darsene pena se non con la perdita dei piaceri di questo mondo e le sue concupiscenze. Inoltre, alcuni lo ritengono simile a sé stessi, uno che tolleri il peccato come loro fanno, o che ben poco ami la santità come loro stessi (Sofonia 1:12; Giobbe 22:12-13; “1:9-16; Salmo 1:21),
    D. 90 Ci sono altre false opinioni su Dio?
    R. Sì, ci sono altre tre false opinioni su Dio. (1) Alcuni pensano che sia tutta misericordia e niente giustizia, e quindi ritengono di poter vivere come più loro piace. (2) Altri pensano che sia tutto giustizia e niente misericordia, e che quindi essi possono continuare nei loro peccati ed essere dannati, tanto non potranno mai essere migliori di quel che sono. (3) Altri pensano che sia e giustizia e misericordia, ma pensano pure che la sua giustizia sia tale da poterla soddisfare con le loro opere buone e salvare sé stessi con le loro mani (Romani 3:8; Geremia 2:25; Giobbe 40:14), contrariamente a queste scritture: Abacuc 1:13; Isaia 45:21.
    D. 91 Come faccio a sapere quando avrò una vera conoscenza di Dio?
    R. Quando la conoscenza che ho di lui e ciò che le Sacre Scritture insegnano coincidono.
    D. 92 Le Scritture! Forse che non fluiscono dalle Scritture pure tutte le opinioni false su di Lui?
    R. No, in nessun modo. È vero che sono gli uomini a generare errori dalle Scritture quando indubbiamente fluiscono dall’ignoranza del loro cuore, quando hanno “l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore (Efesini 4:18).
    D. 93 E se non comprendo la Sacra Bibbia: dovrà forse andare senza la vera conoscenza di Dio?
    R. Il Suo nome è manifestato dalla Sua Parola. Le Scritture sono quelle che attestano di Lui ed esse "possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona (Giovanni 17:6-8; 5:39; 2 Timoteo 3:15-16).
    D. 94 Ma in che modo può, uno che non conosce Dio, giungere alla conoscenza di Dio?
    R. Deve applicare il suo cuore alle Scritture come una lampada splendente in un luogo oscuro (questo mondo!) fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nel suo cuore (Proverbi 22:17; 23:12; 2 Pietro 1:19-20).
    D. 95 Ma come saprò di aver trovato attraverso le Scritture la vera conoscenza di Dio?
    R. Quando avrai trovato pure una vera conoscenza di te stesso (Isaia 6:5; Giobbe 42:5-6).
    D. 96 Che cosa significa per me conoscere me stesso?
    R. Conosci te stesso quando apparirai ai tuoi occhi come un peccatore disgustoso, contaminato, infelice e miserabile, e di non potere da te stesso fare nulla per pacificarti con Dio (Giobbe 42:6; Ezechiele 20:43-44; Romani 7:24).
    Capitolo 5 - La confessione dei peccati
    D. 97 Mi hai mostrato che se davvero voglio rendere culto a Dio Lo devo conoscere rettamente. Ora, specificatamente, in che modo gli devo rendere culto?
    R. Devi confessare (Neemia 9:1-3).
    D. 98 Che cosa debbo confessare?
    R. Devi confessare le tue trasgressioni al Signore (Salmo 32:5).
    D. 99 Era questo cosa facevano i fedeli nell’antichità?
    R. Sì. Neemia confessò i suoi peccati. Davide confessò i suoi peccati. Daniele confessò i suoi peccati, e coloro che erano battezzati da Giovanni nel fiume Giordano confessavano i loro peccati (Neemia 1:6; Salmo 32:5; Daniele 9:4; Matteo 3:6).
    D. 100 Quali peccati devo confessare a Dio?
    R. Ogni sorta di peccati, perché chi copre le sue colpe non prospererà, ma se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità (Proverbi 28:13; 1 Giovanni 1:9).
    D. 101 E se né conosco né mi ricordo di tutti i miei peccati?
    R. Allora devi esaminare la tua condotta, valutarla, meditare su di essa, porti delle domande confrontandoti con la santa Parola di Dio (Lamentazioni 3:40; Salmo 77:6).
    D. 102 E se non faccio questo esame per cercare i miei peccati?
    R. Se tu non lo fai, sarò Dio a farlo con i tuoi peccati. Se tu non fai questa ricerca in te stesso e non confessi i tuoi peccati, Dio stesso farà questa ricerca e te ne accuserà, e per essi, come dice la Sua Parola, ti farà a pezzi (Salmo 51:21,22).
    D. 103 Da dove devo cominciare per confessare i miei peccati?
    R. Là dove Dio ha iniziato per mostrarteli. Osserva poi dove Dio inizia a fartene prendere coscienza, e da lì inizia la tua confessione. È così che Davide ha cominciato a confessare, e così pure ha fatto Daniele (2 Samuele 12:7-14; Daniele 9:3-6).
    D. 104 Che cosa devo fare, quando Dio mi ha mostrato un qualsiasi mio peccato, per farne una retta confessione?
    R. Devi seguire quella tua acquisita consapevolezza fino a che ti porti alla sorgente ed origine di quel peccato, vale a dire il tuo stesso cuore (1 Re 8:38; Salmo 51:5).
    D. 105 È allora il mio cuore la fonte e l’origine del peccato?
    R. Sì, perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l'uomo (Marco 7:21-23).
    D. 106 Quando una persona si rende conto di tutto questo, che cosa dovrà pensare di sé stessa?
    R. Dovrà non solo pensare, ma concluderne d’essere una cosa impura; che il suo cuore lo ha ingannato, che esso è in condizione disperata e malvagio; che di esso non può assolutamente fidarsi; che ogni immaginazione e pensiero del suo cuore è solo (naturalmente) male, e quello in continuazione (Isaia 64:6; Proverbi 28:26; Isaia 44:20; Genesi 6:5).
    D. 107 Mi hai dipinto un’immagine davvero brutta del cuore; ma come faccio a sapere che essa sia proprio così brutta come la consideri?
    Sia dalla Parola di Dio che lo afferma che dall’esperienza che lo prova.
    D. 108 Che cosa intendi per esperienza?
    R. Vuol dire guardare attentamente il tuo cuore e pure la Parola di Dio: è allora che vedrai con i tuoi stessi occhi quale disperata malvagità vi sia nel tuo cuore; perché devi conoscere che cosa sia il peccato attraverso la legge che quando ti comanda di fare una cosa vedi il tuo cuore che ti fa inclinare verso l’opposto (Romani 7:7-9).
    D. 109 È così, allora, che conosco il mio cuore?
    R. Sì, vale a dire, qualcosa di esso, specialmente la carnalità della tua mente, “infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo” (Romani 8:7).
    D. 110 Mi puoi specificare alcune delle cose da cui risulta la malvagità del cuore umano?
    R. Sì, la segreta voglia e bramosia per il peccato, sebbene la Parola la proibisca; dal voler sempre differire il pentimento; dallo stancarsi presto dei santi doveri; dalla sua disponibilità a dimenticarsi di Dio; dallo studiarsi di minimizzare e di nascondere il peccato; dal far finta di essere meglio di quel che si è; dall’essere contento quando può peccare senza essere visti dagli altri; dall’indurirsi contro le minacce ed i giudizi di Dio; dalla disperata sua tendenza all’incredulità, all’ateismo e simili (Proverbi 1:24-26; Isaia 43:22; Malachia 1:12-13; Giudici 3:7; Geremia 2:32; Salmi 106:21, Osea 2:13; Proverbi 30:20; Geremia 2:25; Romani 1:32; 2:5; Zaccaria 7:11-13).
    D. 111 C’è qualcos’altro che bisognerebbe fare ai fini di una retta confessione di peccato?
    R. Sì, lasciare che questa consapevolezza di peccato raggiunga il fondo del tuo cuore, perché Dio vede in te molta più malvagità di quello che tu riesca a scorgervi. Se il tuo cuore ti condanna, Dio è più grande del tuo cuore e conosce ogni cosa. Inoltre Egli ha posto i nostri peccati nascosti alla luce del Suo volto (Giovanni 3:20; Salmi 90:8).
    D. 112 C’è qualcos’altro che dovrebbe essere compreso in una retta confessione di peccato?
    R. Sì, nella tua confessione devi ingrandire ed aggravare il tuo peccato attraverso ogni giusta circostanza.
    D. 113 In che modo lo posso fare?
    R. Considerando contro quanta luce e misericordia tu abbia peccato; contro quanta pazienza e sopportazione tu hai peccato; come pure contro quali ammonimenti e giudizi tu abbia peccato; e contro quali buoni propositi, promesse ed impegni tu abbia peccato. Tutto questo ingrandisce ed aggrava il peccato (Esdra 9:10-16).
    D. 114 Che bisogno ho, però, di confessare a Dio i miei peccati, visto che Egli già li conosce?
    R. La confessione di peccato è necessaria per molte ragioni.
    D. 115 Mi mostri alcune di quelle ragioni?
    R. Sì. Una di queste è che attraverso una sincera confessione di peccato fatta di tutto cuore tu riconosci Dio come il tuo Sovrano Signore e che Egli ha tutto il diritto di imporre su di te la Sua legge (Esodo 20).
    D. 116 Mi puoi mostrare un’altra ragione?
    R. Sì. Confessando il tuo peccato tu sottoscrivi i giusti giudizi che sono pronunciati contro di te (Salmo 51:3-4).
    D. 117 Mi puoi mostrare un’altra ragione ancora?
    Sì. Confessando i tuoi peccati tu mostri quanto poco tu meriteresti anche la più piccola misericordia di Dio.
    D. 118 Hai ancora un’altra ragione per cui io dovrei confessare i miei peccati?
    R. Sì. Facendolo tu mostri se il tuo cuore lo ama fare oppure lo odia. Coloro che confessano di cuore i loro peccati sono simili a colui che, dopo aver sorpreso in casa un ladro o un traditore, lo portano a chi gli deve impartire la sua degna condanna; coloro, però, che si ritraggono dal confessare sono simili a coloro che nascondono in casa loro un ladro ed un traditore contro la legge e la pace del nostro Signore il Re.
    D. 119 Dammi un’ultima ragione per cui io dovrei confessare a Dio i miei peccati.
    R. Coloro che confessano i loro peccati si gettano ai piedi di Dio implorando la Sua misericordia; condannano sé stessi senza remissione e gettano via la loro giustizia come qualcosa di nessun valore; e ne concludono che non c’è modo alcuno per comparire giusti ed innocenti di fronte a Dio se non attraverso la giustizia di un Altro, là dove Dio si è proposto di portarli semmai Egli volesse salvare la loro anima (Salmo 51:1-3; 1 Giovanni 1:9; Filippesi 3:6-8).
    D. 120 In quale disposizione di cuore dovrei essere quando confesso i miei peccati?
    R. Fallo di tutto cuore e con il meglio che puoi dare. In quest’opera, infatti, fingere è cosa abominevole; farlo a metà è cosa malvagia; farlo senza convinzione non è accettabile. Confessare con la bocca soltanto ed amare il peccato nel cuore è mentire a Dio e, agli occhi della Sua gloria, una provocazione.
    D. 121 Che cosa intendi quando parli di dissimulazione e finzione nella confessione di peccato?
    R. Quando si fa confessione di peccato senza sapere che cosa sia; o se si pensa di sapere che cosa sia, poi concluderne che poi noi non siamo così cattivi; o quando si chiede perdono a Dio ma di fatto non se ne vede il bisogno. In questi casi si può parlare di dissimulazione.
    D. 122 Che cosa intendi quando parli di una confessione fatta a metà?
    R. Quando si confessano alcuni peccati, ma non tutti quelli di cui si abbia la consapevolezza che lo siano; o se si confessano tutti, ma nella confessione li si minimizzano; o quando, nella confessione, non ci si volge da ogni peccato a Dio, ma da un peccato all’altro. “Essi si sono rivolti, ma non a chi è in alto”, nessuno di loro Lo ha esaltato (Proverbi 28:13; Giobbe 31:33; Giacomo 3:2; Osea 7:16).
    D. 123 Che cosa vuol dire confessare il peccato senza avere il senso del peccato?
    R. Vuol dire farlo per abitudine, o tradizione, quando la coscienza non se ne sente in colpa. Questo non è accettabile.
    D. 124 Che cosa vuol dire confessare con la bocca soltanto ed amare il peccato nel cuore?
    R. Quando si condanna il peccato a parole, ma si rifiuta di abbandonarlo; quando con la bocca fa mostra di molto amore, ma il suo cuore va dietro alla sua cupidigia (Giobbe 20:12-3; Geremia 8:5; Ezechiele 33:31).
    D. 125 Ma ti o chiesto quale disposizione di cuore io debba avere nelle mie confessioni di peccato?
    R. Ti ho mostrato come non dovresti essere. Bene, ora ti mostrerò quale disposizione di cuore bisogna avere nella tua confessione di fede: adoperati con ogni mezzo per acquisire il senso di tutto il male che c’è nel peccato.
    D. 126 In che cosa consiste il male che c’è nel peccato?
    R. Nessuno potrebbe a sufficienza esprimere con le sue parole o sentire a sufficienza nel cuore quanto male vi sia nel peccato. Questo, però, io so: esso disonora Dio, provoca la Sua ira e danna l’anima (Romani 2:23; Efesini 5:6; 1 Tessalonicesi 2:12).
    D. 127 Che altro mi potresti consigliare al riguardo di questa grande opera della confessione di peccato?
    R. Quando davvero confessiamo il peccato ne sentiamo una forte contrizione di cuore, siamo portati alle lacrime e ad un senso di vergogna di noi stessi (Geremia 1:4; Isaia 22:12; Salmi 51:17; Geremia 31:9).
    D. 128 Che altro deve insorgere in me nella confessione di peccato?
    R. Il forte senso di detestare il peccato, con sospiri e gemiti: è questo che esprime che lo stai facendo di tutto cuore (Giobbe 42:5-6; Ezechiele 9:4; Geremia 31:9).
    D. 129 Questo è tutto?
    R. No, tremiamo per quanto ci dice al riguardo la Parola di Dio; tremiamo ad ogni giudizio di Dio per paura che ci caschi addosso; tremiamo ad ogni promessa per paura di esserne esclusi. “Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola”(Isaia 66:2; Ebrei 4:1-2).
    D. 130 E se non riesco a confessare in questo modo i miei peccati?
    R. Rammaricati per la durezza del tuo cuore; tieniti stretto al migliore predicatore; ricorda che stai sul bordo stesso del precipizio dell’inferno e che ti trattiene solo un equilibrio ben instabile; e che Dio lo considera un grande male quello di non aver vergogna e di non arrossire al peccato (Isaia 63:17; Geremia 6:15; Gerema 8:12).
    D. 131 Non vi sono alcune azioni di grazie da rendere a Dio nella confessione di peccato?
    R. Sì, ve ne sono. Ringrazia Dio che ti ha portato a vedere i tuoi peccati; ringrazialo che ti ha dato il tempo per ammettere i tuoi peccati, perché ora potresti confessarli all’inferno. Ringrazialo che fin ora Egli ha accondisceso ad udire le tue espressioni di deplorazione per i tuoi peccati, e che ha promesso di avere sicuramente misericordia di chi confessa di tutto cuore i suoi peccati (Geremia 31:18-20).
    Capitolo 6 - La fede in Cristo
    D. 132. Sono contento che tu mi abbia istruito in questa componente del culto che a Dio è dovuto. Io ti prego ora di continuare a spiegarmi quali siano le altre parti di detto culto.
    R. Devi credere nella Sua Parola.
    D. 133. Credere è pure una componente del culto di Dio?
    R. Sì. “Ti confesso questo, che adoro il Dio dei miei padri, secondo la Via che essi chiamano setta, credendo in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti” ecc. (Atti 24:14).
    D. 134. Perché il credere dovrebbe essere considerato una componente del culto o adorazione di Dio?
    R. Perché senza fede è impossibile piacergli (Ebrei 11:6).
    D. 135. Perché senza fede è impossibile piacere a Dio?
    R. Perché in ogni culto che sia vero bisogna credere, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. Inoltre, chi rende culto a Dio deve necessariamente credere alla Sua Parola, altrimenti non potrà adorarlo con il rispetto e con il timore che si conviene, ma lo farà in modo superstizioso e profano. Tutto quello che non viene da fede è peccato (Romani 14:23).
    D. 136 Non tutti credono come tu hai detto?
    R. No. ‘Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito”, ed ancora: “Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza” (Giovanni 3:6; Romani 9:8).
    D. 137 Che cosa intendi dire con quello?
    R. «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio» (Giovanni 3:3,5).
    D. 138 In che modo puoi provarlo?
    R. Perché credere è un atto cristiano e nessuno può essere considerato un vero cristiano se non coloro che sono nati di nuovo, ma io intendo la fede salvifica.
    D. 139 Puoi provarlo?
    R. Sì. A tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio (Giovanni 1:12-13).
    D. 140 Che cosa significa credere?
    R. È l’atto dell’anima toccata dalla grazia che abbraccia la misericordia di Dio in Gesù Cristo (Atti 15:11).
    D. 141 Perché dici “toccata dalla grazia”?
    R. Perché è la potenza dello Spirito Santo che dispone la mente a credere (Romani 15:13).
    D. 142 Se un tale povero peccatore come me volesse essere salvato dall’ira a venire, in che modo devo credere?
    R. La prima cosa da chiedersi dovrebbe piuttosto essere: A chi devo credere? (Giovanni 9:35-36).
    D. 143 A chi, allora, devo credere?
    R. Al Signore Gesù Cristo (Atti 16:31-32).
    D. 144 Chi è Gesù Cristo perché io debba credere in lui?
    R. Egli è l’unigenito Figlio di Dio (Giovanni 3:16).
    D. 145 Perché devo credere in Lui?
    R. Perché Egli è il Salvatore del mondo (2 Pietro 3; 1 Giovanni 4:14).
    D. 146 In che modo Egli è il Salvatore del mondo?
    R. Perché Dio Padre a questo compito l’ha consacrato e l’ha mandato “Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17).
    D. 147 In che modo è venuto nel mondo?
    R. In carne umana e in quella carne Egli ha adempiuto la Legge, è morto per i nostri peccati; ha sconfitto il diavolo e la morte, e per noi ha conseguito eterna redenzione (Galati 4:4; Romani 10:3-4; Ebrei 2:14-15; 6:20).
    D. 148 Ma non c’è qualche altro modo per essere salvati se non credendo in Cristo?
    R. In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati; e quindi chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato (Atti 4:12; Marco 16:16; Giovanni 3:8,36).
    D. 149 Che cosa vuol dire credere in Gesù Cristo?
    R. Significa ricevere Lui e ciò che Egli porta come dono di Dio per te che sei un peccatore (Giovanni 1:12).
    D. 150 Che cos’è che porta con Sé che mi incoraggi a riceverlo?
    R. Infinita giustizia per giustificarti, e lo Spirito senza misura per santificarti (Isaia 45:24-25; Daniele 9:24; Filippesi 3:7-8; Giovanni 3:34).
    D. 151 Quello sarà mio se ricevo Cristo?
    R. Sì, se Lo ricevi come Dio te lo offre (Giovanni 3:16).
    D. 152 In che modo Dio me lo offre?
    R. Come un uomo ricco dia un’elemosina ad un mendicante: così lo devi ricevere (Giovanni 6:32-36).
    D. 153 Ha egli davvero fatto ammenda per il peccato? E vuole veramente che io accolga ciò che Egli ha fatto?
    R. Che ciò che Egli ha compiuto faccia ammenda per il peccato è evidente, perché Dio, per amore di Cristo ti perdona. Ed è evidente che Egli vuole che tu Lo accolga, perché Egli te lo offre. Egli ha giurato di darti il beneficio massimo, vale a dire la vita eterna, se tu lo accogli. Sì, e ti avverte nel contempo che se dopo tutto questo, tu trascuri una così grande salvezza non vi sarà per te altro che eterna dannazione (Efesini 4:32; Romani 3:24; Matteo 28:19; Atti 13:32-33,38-39; Ebrei 6:17-18; Ebrei 2:3; Marco 16:16).
    D. 154 Quali qualifiche o titoli io devo avere prima di poter osare credere in Cristo?
    R. Vieni gravato dal senso dei tuoi peccati e dell’ira di Dio che per essi tu meriti, perché è così che sei invitato a venire: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28).
    D. 155 Qualcuno è venuto a Cristo in questo modo?
    R. Davide è venuto in quel modo, e così Paolo ed il carceriere di Filippi; e pure gli assassini di Cristo (Salmo 51:1-3; Atti 9:6; 6:30-31; 2:37).
    D. 156 Ma non sembra più ragionevole che prima noi si debba emendare la nostra vita ed essere buoni?
    R. Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Cristo non è venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori (Marco 2:17).
    D. 157 Ma non sarebbe meglio, se uno lo potesse, che prima uno emendi la sua vita?
    Sarebbe come chiedere ad un malato prima di andare dal medico che stesse bene, oppure come se una persona ferita dicesse: Prima di mettere i bendaggi devo guarire.
    D. 158 Quando però una povera creatura si rende conto della propria abiezione, certo non osa, teme, di andare da Cristo. No?
    R. Certo, ma non ne ha motivo. “Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: Siate forti! Non temete!”; “Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola” (Isaia 35:4; 66:2).
    D. 159 Che incoraggiamento potrebbe esserci dato per poter così venire?
    R. Il figlio prodigo era venuto in quel modo, e suo padre lo aveva accolto: lo aveva preso fra le braccia e lo aveva baciato. Così Dio ha ricevuto i Colossesi e tutti quelli che Egli salva (Luca 15: Colossesi 2:13).
    D. 160 Mi daresti un ulteriore incoraggiamento?
    R. Guarda a come vengono formulate le promesse di Dio. Esse sono rivolte a gente i cui peccati sono come lo scarlatto, rossi come porpora; e persino a bestemmiatori: non è forse questo un incoraggiamento a venire a lui con speranze di vita? (Isaia 1:18; Marco 3:28; Giovanni 6:37; Luca 24:47; Atti 13:36).
    D. 161 Tutti quelli che credono saranno salvati?
    R. Se essi credono nel modo che le Scritture dicono; se le Scritture si adempiono nel loro credere. “Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia” (Giovanni 7:38; Giacomo 2:23).
    D. 162 Che cosa intendi dire con quello?
    R. Quando la fede che uno dice d’avere si comprova del tipo giusto, con i suoi atti ed operazioni nella mente di un povero peccatore (Giacomo 2:19-23).
    D. 163 Perché? Ci sono vari tipi di fede?
    R. Sì; c’è una fede che reggerà come un cuore duro come la roccia; e una fede breve, volatile, che dura solo per un po’. Quando vengono tentazioni e prove, essa svanisce (Luca 8:13).
    D. 164 Ci sono altri tipi di fede?
    R. Sì. C’è la fede che in essa non vi è più vita di quanta ve ve ne sia in un corpo morto (Giacomo 2:26).
    D. 165 Vi è qualche altra fede infruttuosa?
    R. Sì, vi è la fede che sorge da noi stessi, e non quella ce sorge dalla speciale grazia di Dio. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Efesini 2:8).
    D. 166 Potresti dirmi se magari ve ne sia pure un’altra?
    D. C’è una fede che si fonda sulla sapienza umana, e non sulla potenza di Dio. “affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio” (1 Corinzi 2:5).
    D. 167 Questo è tutto?
    No, c’è una fede che sembra essere santa, ma non è adeguata, perché non è la fede santissima di cui parlano le Scritture (2 Pietro 2:20; Giuda 1:20).
    D. 168 Ahimè! Vi sono così tanti tipi di fede che non portano alla salvezza! È facile che io ne sia ingannato?
    R. È indubbiamente facile! È per questo che lo Spirito Santo così spesso ce ne mette in guardia! “Non v'ingannate; nessuno vi inganni in alcun modo; Infatti se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna se stesso” (1 Corinzi 6:9; Efesini 5:6; Galati 6:3).
    D. 170 Ma non c’è un modo per distinguere la vera fede da quella sbagliata?
    R. Sì, dal modo in cui giunge e dal modo in cui opera.
    D. 171 Che cosa intendi dire con ‘il modo in cui giunge’?
    R. Veramente da questa frase dovresti trarre due domande, cioè: Che cosa vuol dire che questa fede giunge? e In che modo essa giunge.
    D. 172 Bene, allora. Che cosa vuol dire che questa fede giunge?
    R. Quel ‘giunge’ significa che una volta ne eri privo. Presuppone anche non sei stato tu a raccoglierla da dov’era; inoltre presuppone che vi sia una strada per la quale giunge (Galati 3:23-25)
    D. 173 Che prima io non ce l’avessi, l’avevi già accennato, ma dovrei forse accettare questo fatto prendendolo per scontato, senza prove?
    R. Te ne darò una prova o due. “Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza” (o incredulità); e ancora è detto “la fede viene”; e ancora lo Spirito Santo indica come la nostra condizione prima che la fede venisse, come spaventosa (Romani 11:32; 10:17; Galati 3:23).
    D. 174 Prima che la fede giungesse com’è che la condizione umana è spaventosa?
    R. Senza fede, o prima che la fede giungesse, era impossibile che piacessimo a Dio, perché le loro opere, sia civili che religiose, erano contaminate dal peccato. “Il sacrificio degli empi è in abominio al SIGNORE”; “Gli occhi alteri e il cuor superbo, lucerna (o il prodotto agricolo) degli empi, sono peccato” (Proverbi 15:8; 21:4,7).
    D. 175 Non è questa una condizione molto triste?
    R. Sì, ma non è tutto, perché la loro attuale incredulità li rende soggetti all’ira di Dio, rinchiudendoli in ciò che la legge per loro esige; essa pure li trascina via da Dio e li farebbe sprofondare nell’eterna dannazione se la grazia di Dio non lo impedisse (Galati 3:23; Ebrei 3:17-18; Giovanni 3:36).
    D. 176 E se un uomo capisse di essere egli stesso in questa condizione?
    R. Sono molti che sono giunti a capire di essere in questa condizione.
    D. 177 In che modo sono giunti a capirlo?
    R. Attraverso la predicazione e l’udire la Parola di Dio (Giovanni 16:8-9).
    D. 178 Che cosa queste persone pensano di sé stesse?
    R. Esse non solo pensano, ma sanno che in questa condizione sono senza Cristo, senza speranza, e senza Dio nel mondo (Efesini 2:11-12).
    D. 179 Non sono forse felici coloro che scoprono di non essere in questa condizione?
    R. Sì, essi hanno visto sé stessi essere liberati da questa questa condizione da un’opera di fede nella loro anima.
    D. 180 Che cosa intendi con questo?
    R. Intendo che essi hanno visto sé stessi liberati da questa condizione allorché la Parola e lo Spirito di Dio sono stati innestati nella fede di Cristo (Romani 11:17-19).
    D. 181 Non sono forse più felici coloro che nemmeno si preoccupano alla vista di questa triste condizione?
    R. Essi sono felici come quell’uomo che giace addormentato nella sua casa con le orecchie tappate proprio quanto essa sta andando a fuoco. Potrebbe forse un uomo essere felice d’essere ignorante che è senza Dio, senza Cristo e senza speranza? Potrebbe un uomo essere felice di essere ignorante di essere sospeso sull’abisso dell’inferno dal povero e debole filo di una vita incerta? Perché proprio simile a questa è la sua condizione.
    D. 182 Ma non potrebbe la fede giungere ad una persona senza che prima si veda in quella condizione?
    R. È la maniera ordinaria di Dio quella di convincere le persone della loro triste condizione prima di rivelare loro la giustizia della fede, prima d’operare in loro la fede che abbracci quella giustizia (Giovanni 16:9-11, Galati 3:23-25).
    D. 183 Cosa si potrebbe concluderne di quelle persone che non hanno mai visto sé stesse imprigionate dalla loro incredulità, assoggettate al peccato e alla maledizione di Dio?
    R. Non posso giudicare quale sarà il loro futuro. Dio potrebbe convertirle prima del loro ultimo respiro. Al momento, però, la loro condizione è miserevole perché sono imprigionati dalla legge, dalle loro concupiscenze, dal diavolo e dall’incredulità. Essi non possono neanche desiderare con il cuore che Dio abbia misericordia di loro e che li liberi dalle corde e dalle catene che li legano.
    D. 184 Pensi allora che sia meglio per un uomo vedere per natura la loro condizione che esserne ignorante?
    R. Mille volte meglio rendersi conto di questo in questo mondo che scoprirlo all’inferno; perché nn c’è alternativa: o ora o quel giorno. Ora, se lo vedono ora, questo è il luogo della preghiera; qui c’è la predicazione della Parola, che è ordinanza di Dio che generi la fede. Oltretutto, qui Dio applica le promesse di misericordia a chi è desolato, e pure Cristo ha affermato che tutti quelli che andranno a Lui non verranno in alcun modo cacciati (Giovanni 6:37).
    D. 185 Sono persuaso che un tempo ero senza fede e che la fede non avrei potuto afferrarla; ma ti prego di dirmi in che modo essa giunge.
    R. La fede giunge dall’ascolto, l’ascolto della Parola di Dio (Romani 10:17).
    D. 186 In che modo essa giunge con l’ascolto?
    R. È Dio che lo mescola con la Parola quando Egli assolutamente intende la salvezza di quel peccatore (Ebrei 4:2-3; Atti 13:48).
    D. 187 In che modo le persone odono quando la fede è mescolata con la Parola?
    R. Essi odono la Parola non come parola d’uomo, ma per quello che essa è veramente, cioè Parola di Dio, che opera efficacemente in coloro che credono (1 Tessalonicesi 2:13).
    D. 188 Dimmi, ti prego, il modo in cui essa giunge.
    R. Essa giunge attraverso le difficoltà ed essa giunge gradualmente.
    D. 189 Quali sono le difficoltà che si oppongono a che essa giunga?
    R. Il senso della propria indegnità, il senso di colpa nella propria coscienza, la ragione naturale, l’incredulità, e le argomentazioni forgiate all’inferno, e quindi suggerite dal diavolo nel cuore contro di essa (Luca 5:8; Marco 9:24; Isaia 6:5; Romani 4:18-21).
    D. 190 In che modo la fede giunge gradualmente?
    R. Forse all’inizio è simile ad un piccolo e debole seme di senape (Matteo 17:20).
    D. 191 Potresti spiegarlo meglio?
    R. La fede, all’inizio, può avere la sua eccellenza visibile solo nel vedere dove si trovano la giustificazione e la salvezza e salutarle da lontano; dopo un po’ può salire un gradino più in alto ed essere in grando di dire: “Può darsi”, o “Chi può dire che anch’io magari possa ottenere questa salvezza?”. Ancora, sale un altro gradino ed arriva ad una qualche breve e transiente certezza, ecc. (Ebrei 11:13; Gioele 2:13-14; Sofonia 2:3; Salmo 30:7).
    D. 192 Ma la fede giunge solo attraverso l’ascolto?
    R. Di solito la fede è generata dalla Parola predicata, ma dopo che è stata generata, cresce in modi diversi. È fatta crescere dalla preghiera; è aumentata attraverso il dialogo con altri credenti; è aumentata dalle letture; è aumentata dalla meditazione; è aumentata dal ricordo di passate esperienze (Luca 17:5; Marco 9:24; Romani 1:12; 16:25,26; 1 Timoteo 4:12-16; Matteo 16:8-9).
    D. 193 Che cosa ci insegnano queste cose?
    R. Ci insegnano che la gente di questo mondo è molto ignorante al riguardo della fede e non sa nemmeno cosa voglia dire desiderarla. Essi non ascoltano, non pregano, non conferiscono con dei credenti, non leggono, non meditano, ai fini della fede.
    D. 194 Hai detto poco fa che questa fede si distingue da quella che non porta alla salvezza dal modo in cui giunge, come pure dal modo in cui essa opera. Che cos’è questa opera?
    R. Quest’opera fa sì che l’anima veda la sua luce, e che non vi è giustizia in questo mondo che possa salvare il peccatore (Isaia 64:6).
    D. 195 In che modo la fede fa si che l’anima veda?
    R. Dandole comprensione della Legge e della sua incapacità di adempirla (Galati 2:15-16).
    D. 196 Mostra essa sempre all’anima dove possa essere trovata la giustizia che giustifica?
    R. Sì, mostra che la giustizia che giustifica può essere trovata solo nel Signore Gesù Cristo, in ciò che Egli ha compiuto e sofferto nella carne (Isaia 45:24-25; Filippesi 3:3-9).
    D. 197 In che modo la fede trova questa giustizia in Cristo?
    R. Attraverso la Parola, che è quindi chiamata “la parola della fede”, perché la fede in Lui trova giustizia sufficiente (Romani 10:6-9).
    D. 198 In quale altro modo la fede opera nell’anima?
    R. Essa applica questa giustizia al peccatore e lo aiuta ad abbracciarla (Romani 3:21-22).
    D. 199 In quale altro modo opera nell’anima?
    R. Attraverso questa applicazione di Cristo, l’anima è vivificata, spiritualizzata e resa celeste. La fede giusta, infatti, risveglia alla vita spirituale, purifica e santifica il cuore, e fa sì che la persona che ce l’ha si conformi all’immagine di Gesù Cristo (Colossesi 2:12-3; Atti 15:9; Atti 26:18; 2 Corinzi 3:18).
    D. 200 In che altro modo opera?
    R. Essa dà all’anima pace con Dio attraverso Gesù Cristo (Romani 5:1).
    D. 201 Certamente Cristo è grandemente stimato da coloro che hanno questa fede. Non è vero?
    R. Per coloro che credono, Egli è prezioso; prezioso nella Sua Persona, prezioso nella Sua opera, prezioso nella Sua Parola (1 Pietro 2:7; 1:18-19; 2 Pietro 1:3-4).
    D. 202 Potrebbero quindi sopportare, coloro che hanno questo tipo di fede, che questo Cristo sia insultato e disprezzato?
    R. No! Essi sentono le loro ossa trafitte quando qualcuno Lo insulta, un fardello che essi non possono sopportare (Salmo 42:10; Sofonia 3:18-19).
    D. 203 E quando vedono le Sue vie ed il Suo popolo maltrattato, non si sentono forse ancora più uniti a Lui?
    Sì, e preferiscono essere maltrattati con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato (Ebrei 11:24-25).
    D. 204 Pregano essi molto affinché Egli ritorni presto?
    R. Sì, piacerebbe loro tanto di poterlo vedere da questa parte del cielo. Essi anelano di poter essere in cielo, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, e conversare con Lui (Filippesi 3:20).
    D. 205 Ed essi vivono in questo mondo come se già Egli vi fosse presente?
    R. Sì, perché il Suo ritorno sarà glorioso e terribile, pieno di misericordia e di giudizio. “Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà! (2 Pietro 3:10-11).
    Capitolo 7 - La preghiera
    D. 206 Beh, sono contento che tu mi abbia mostrato che debbo rendere a Dio il culto che Gli è dovuto attraverso la confessione di peccato e la fede in Gesù Cristo. Ve ne sono altre di componenti del vero culto di Dio?
    R. Sì, diverse. In questa occasione te ne menzionerò solo due.
    D. 207 Quali sono?
    R. La preghiera e la rinuncia a sé stessi.
    D. 208 La preghiera è una componente del culto che a Dio è dovuto?
    R. Sì, una componente molto importante di esso.
    D. 209 In che modo puoi provarlo?
    R. “Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al SIGNORE, che ci ha fatti” (Salmo 95:6).
    D. 210 Vi sono pure altri testi biblici che lo provano?
    R. Sì, “Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!»” (Matteo 25:5).
    D. 211 Che cos’è la preghiera?
    R. Preghiera è l’anima che si rivolge a Dio in maniera sincera, sensibile, ed affettuosa per chiedergli ciò che Egli ha promesso (Proverbi 15:8; Geremia 31:18-19; Salmi 42:2-4; Giovanni 14:13-14; 1 Giovanni 5:14).
    D. 212 Tutti pregano?
    R. No. L’empio, con viso altero, non cerca Dio. Tutti i suoi pensieri sono ‘Non c’è Dio’ (Salmo 10:4).
    D. 213 Che cosa accadrà a quelli che non pregano?
    R. Essi non rendono a Dio il culto che Gli è dovuto ed Egli li distruggerà. Dice il profeta: “Riversa l'ira tua sulle nazioni che non ti conoscono e sui regni che non invocano il tuo nome” (Salmo 79:6; Geremia 10:25).
    D. 214 Dato, però, che Dio già conosce ciò che vogliamo, perché non ci dà ciò di cui abbiamo bisogno senza pregarlo?
    R. Il Suo consiglio e la Sua sapienza ha disposto altrimenti “Così parla il Signore, DIO: ‘Anche in questo mi lascerò supplicare dalla casa d'Israele, e glielo concederò (Ezechiele 36:37).
    D. 215 Perché Dio vuole che noi preghiamo?
    R. Perché in quel modo tu riconosca che Egli ti sta al di sopra, e quindi vuole che tu venga a Lui come il debole si accosta al potente (Genesi 18:27,30).
    D. 216 C’è pure un’altra ragione per la quale io dovrei pregare?
    R. Sì: attraverso la preghiera riconosci che l’aiuto non è in tuo potere (2 Cronache 20:6,12).
    D. 217 Quale altra ragione vi è per cui io dovrei pregare?
    R. Attraverso la preghiera riconosci che l’aiuto si trova solo in lui (Salmo 62:1).
    D. 218 Quale altra ragione possiedi?
    R. Con la preghiera confessi che non puoi vivere senza la grazia e la misericordia di Dio (Matteo 14:30; Ebrei 4:16).
    D. 219 Dio presta ascolto a tutti quelli che pregano?
    R. No. “Hanno gridato aiuto, ma nessuno li ha salvati; hanno gridato al SIGNORE, ma egli non ha risposto” (2 Samuele 22:42).
    D. 220 A che cosa Dio paragona le preghiere alle quali Egli rifiuta di rispondere?
    R. Egli le paragona al guaito di un cane (Osea 7:14).
    D. 221 Chi sono coloro alle cui preghiere Dio non risponde?
    R. Coloro che pensano di essere esauditi in base al numero delle parole che usano nelle loro preghiere e con vane ripetizioni (Matteo 6:7).
    D. 222 Vi sono altri ai quali Dio non risponde?
    R. Coloro che domandano e non ricevono perché domandano male per spendere nei loro piaceri (Giacomo 4:3).
    D. 223 Vi sono altri le cui preghiere Dio non esaudisce?
    R. Sì. “Se nel mio cuore avessi tramato il male, il Signore non m'avrebbe ascoltato” (Salmo 66:18).
    D. 224 Coltivare il peccato nel nostro cuore può essere un impedimento mortale alla preghiera?
    R. Sì. “Figlio d'uomo, questi uomini hanno innalzato idoli nel loro cuore e si sono messi davanti all'intoppo che li fa cadere nella loro iniquità; come potrei io essere consultato da costoro? … Io volgerò la mia faccia contro quell'uomo, ne farò un segno e un proverbio, e lo eliminerò dal mezzo del mio popolo; e voi conoscerete che io sono il SIGNORE” (Ezechiele 14:3,8).
    D. 225 Quali sono le preghiere che Dio esaudisce?
    R. Le preghiere dei poveri e dei bisognosi (Salmo 34:6; Isaia 41:17).
    D. 226 Che intendi per poveri?
    R. Coloro che soni poveri nello spirito (Matteo 5:3).
    D. 227 Chi sono i poveri nello spirito?
    R. Coloro che sono sensibili al fatto di aver bisogno di tutto ciò che proviene da Dio e che preparano una persona al regno dei cieli.
    D. 228 Quali sono queste cose?
    R. Fede, speranza, amore, gioia, pace, un nuovo cuore, lo Spirito Santo, santificazione (Vedasi Giacomo 2:5; 2 Tessalonicesi 2:16; Ezechiele 36:26,27).
    D. 229 Che intendi per bisognosi?
    R. Coloro la cui anima anela a queste cose benedette e non potrà essere soddisfatta da altro (Salmo 63:1; 119:20).
    D. 230 Dio esaudirà le loro preghiere?
    R. Sì. “Poich'egli ha ristorato l'anima assetata e ha colmato di beni l'anima affamata” (Salmo 107:9).
    D. 231 Come faccio a sapere se io sia uno di quelli ai quali Egli ne esaudirà le preghiere?
    Se tu vedi in quelle cose una bellezza che non può trovarsi altrove (Salmi 110:3).
    D. 232 Da quali altre cose saprò che Egli mi ascolta?
    R. Se tu le desideri in virtù della loro stessa bellezza (Salmo 90:14,17).
    D. 233 In che altro modo saprò di riceverle?
    R. Se il mio desiderio per esse è così intenso da non riuscire nemmeno ad esprimerlo (Romani 8:26).
    D. 234 In quale altro modo posso saperlo e così esserne incoraggiato?
    R. Quando tu segui strettamente tutto ciò che Dio ha ordinato al fine di ottenerle (Salmo 27:4; Isaia 64:5).
    D. 235 Altri modi?
    R. Quando tu fai buon uso del poco che già possiedi (Apocalisse 3:8).
    D. 236 Sono questi tutti i buoni segni che le tue preghiere sono state esaudite?
    R. No. Ce n’è ancora uno. senza il quale non potrai mai ottenere.
    D. 237 Ti prego di dirmi qual è.
    R. Devi chiedere a Dio nel nome e per i meriti di Cristo Gesù, nel cui nome soltanto Dio ti darà queste cose. “quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò” (Giovanni 14:13-14).
    D. 238 Dio risponde sempre?
    R. Qualche volta lo fa. qualche volta non lo fa (Isaia 30:19; Daniele 9:12).
    D. 239 Quando Dio non ci concede qualcosa che Gli chiediamo. o ritarda nel rispondere, si tratta forse di un segno della Sua ira?
    R. Qualche volta sì e qualche volta no.
    D. 240 Quand’è che non si tratta di un segno della Sua ira?
    R. Quando non ci siamo empiamente allontanati da Lui con i nostri peccati. “Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti?” (Luca 18:7).
    D. 241 Quand’è che è un segno della Sua ira?
    R. Quando siamo tornati indietro sul cammino della nostra fede; quando non ci siamo pentiti da passate trasgressioni (Osea 5:14-15).
    D. 242 Perché Dio sembra ritardare a rispondere alle preghiere di coloro che non si sono empiamente allontanati da Lui?
    R. Perché Egli ama udire la loro voce; per mettere alla prova la loro fede; per vedere quanto veramente ci tengano alle cose che Gli chiedono ed osservare quanto essi siano disposti a lottare con lui per esserne benedetti (Cantico 2:14; Matteo 15:22-29; Luca 11:5-8; Genesi 32:25-27).
    D. 243 Ma una preghiera che veda Dio ritardarne la risposta, non è forse scoraggiante?
    R. Sebbene lo possa essere a causa della nostra incredulità, non deve essere così, perché Dio è fedele. “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi” (Luca 18:1-7).
    Capitolo 8 - La rinuncia a sé stessi
    D. 244 Sono contento che fin qui tu mi abbia dato risposta; ma mi hai pure detto che vi è un’altra componente del culto che a Dio è dovuto: me la vorresti rammentare?
    R. Si tratta della rinuncia a sé stessi.
    D. 245 Sì, ora mi ricordo bene. Ti prego di provarmi in che modo la rinuncia a noi stessi sia una componente del culto che a Dio è dovuto.
    R. È detto di Abraamo che quando era salito per offrire a Dio in sacrificio suo figlio su un altare che quello per lui era una grande espressione di rinuncia a sé stesso, cosa che egli considerava come un atto di culto verso Dio.
    D. 246 Ti prego di leggermene il testo.
    R. Sì. “Allora Abraamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi» ecc.” (Genesi 22:5).
    D. 247 Che cos’è la rinuncia a sé stessi?
    R. È per una persona rinunciare a tutto ciò che ha per amore di Gesù Cristo. Il che significa preferire Cristo al di sopra di qualsiasi altra cosa che il mondo voglia offrire o che il cuore possa desiderare. Vi sono ottime ragioni per farlo, perché in Cristo risiede tutta la pienezza di Dio; Egli porta in sé, per impartirle ai Suoi, insondabili ricchezze di sapienza e di conoscenza; grazia pienamente sufficiente e forza; e questo per metterci in grado di fare e di accettare la Sua volontà, e gloria eterna in cielo.
    D. 248 Lo puoi provare con qualche testo biblico?
    R. Sì. “Così dunque ognuno di voi, che non rinuncia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo” (Luca 14:33).
    D. 249 Indubbiamente quello è un testo rilevante. Puoi darmene di più?
    R. Sì. “Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” ecc. (Filippesi 3:7-8).
    D. 250 Questi versetti sono indubbiamente una risposta sufficiente alla mia domanda. Mi puoi però dare particolari casi di rinuncia a sé stesso di persone che sono state seguaci del Cristo?
    R. Abele rinnegò sé stesso fino a perdere lai vita. Abraamo rinnegò sé stesso fino ad abbandonare il suo paese e la casa di suo padre. Mosè rinnegò sé stesso rinunciando ad una corona e ad un regno, a comodità e tranquillità (Genesi 4:8; 12:1-4; Ebrei 11:24-27; Genesi 39:7-9).
    D. 251 Tutti questi uomini non hanno rinunciato a sé stessi, ma solo ad alcune cose, vero?
    R. Vedi, Abele ha perduto tutto, il suo sangue e tutto; Abraamo ha lasciato il suo paese a rischio della sua vita; così ha fatto Mosè, lasciando corona e regno; e Giuseppe lasciando l’amante che avrebbe potuto avere (Genesi 12:13; Ebrei 11:27; Genesi 34:10-15).
    D. 252 Potresti approfondire di più questa questione della rinuncia a sé stessi?
    R. Con piacere.
    D. 253 Prima di tutto, con quale spirito deve essere fatta questa rinuncia a noi stessi?
    R. Deve essere fatta in spirito di fede, d’amore e di sana mente, altrimenti: “Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente” (1 Corinzi 13:1-3).
    D. 254 Chi sono coloro che in questa questione sbagliano, falliscono?
    R. Coloro le cui finalità nella rinuncia a sé stessi non sono conformi alle proposte dell’Evangelo.
    D. 255 Cioè?
    R. Coloro che soffrono per spirito di contesa e vanagloria; o coloro che ambiscono con quello a conquistarsi la lode degli uomini e non tanto la gloria di Cristo, e il profitto del prossimo.
    D. 256 Chi altri potrebbero essere passibili qui di fallire?
    R. Coloro che lo fanno con secondi fini, come Siba, per ingraziare sé stessi presso i fedeli con una pretesa rinunzia a sé stessi, e per arricchirsi con questi mezzi (2 Samuele 16:1-4).
    D. 257 Vi sono altri qui passibili di fallire?
    R. Sì, coloro che, rinnegando sé stessi, pensano, come i Farisei, di rendersi agli occhi di Dio più giusti degli altri (Luca 18:11-12).
    D. 258 Quali altri ancora a questo riguardo sono fuori strada?
    D. Coloro che si stancano di bene operare; coloro la cui rinuncia di sé stessi è sopraffatta dall’amore di sé stessi (Galati 3:4; 6:9).
    D. 259 Vorrei porre ulteriori poche questioni.
    R. Prego, dimmi pure.
    D. 260 E se un uomo promettesse di negare sé stesso nell’aldilà e non ora, non sarebbe questo per lui comunque un tipo di culto?
    R. No, per niente. Per quale altra ragione si rifiuterebbe di rinunciare a sé stesso ora se non per il motivo che il suo cuore oggi vuole tenersi attaccato alle brame di questo mondo piuttosto che a Dio ed a Cristo?
    D. 261 Mi puoi dare un esempio biblico di questo?
    R. Sì, Esaù di fatto non intendeva rinunciare alla benedizione, ma solo ottenerla più avanti. Dio, però, aveva considerato questa sua scelta presente un’espressione di disprezzo della benedizione, preferendovi la soddisfazione delle sue brame. Quindi, quando poi la vuole, Dio gliela nega. A nulla più valevano le sue lacrime (Genesi 25:30-34; Ebrei 12:14-16).
    D. 262 Se un uomo dicesse: “Sono disposto a negare a me stesso molte cose, ma non tutte, non è forse comunque questo una forma di culto?
    R. No, in nessun modo, perché un uomo così fa proprio come Saul, che invece di distruggere tutti i beni dei suoi nemici, lo fa solo in parte, tenendosene un po’ come bottino di guerra. Per la sua disubbidienza il regno gli fu tolto (1 Samuele 15:23).
    D. 263 E se un uomo fosse disposto a rinunciare a tutto eccetto alla sua vita?
    R. Dice il Cristo: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà“ (Matteo 16:25; Giovanni 12:25).
    D. 264 E se un uomo era stato disposto in passato a perdere tutto quello che aveva, ma non ora, forse che Dio accetta la disponibilità che aveva in passato, sebbene ora non lo voglia più fare?
    R. No, perché un vero discepolo deve negare sé stesso ogni giorno, prendere la sua croce ogni giorno, e seguire Cristo (Luca 9:23).
    D. 265 Ma se un uomo si comporta bene esternamente tanto da non disonorare l’Evangelo davanti al mondo, non potrebbe essere considerato questo una rinuncia a sé stesso?
    No, se non è di cuore retto, infatti il SIGNORE non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell'uomo: l'uomo guarda all'apparenza, ma il SIGNORE guarda al cuore (1 Samuele 16:7).
    D. 266 Ma se io temo che il cuore mi condanni in questa grande opera, se delle difficoltà mi sopravvengono in seguito, non c’è modo per scoprire se mi inganna oppure no?
    R. A questa domanda ti darò alcune risposte, e ti mostrerò in primo luogo di chi è il cuore che è prono ad ingannarlo in quest’opera.
    D. 267 Mi farai proprio questo piacere?
    Sì. Colui che non si impegna quotidianamente a rinunciare a sé stesso, è improbabile che rimanga un discepolo nel futuro, se non molto difficile. Giuda non aveva rinunciato a sé stesso quotidianamente e quindi era caduto quando era sopraggiunta la tentazione (Giovanni 12:6).
    D. 268 Mi dai al riguardo un altro esempio?
    R. Sì. Egli, pur professando la fede, indulgeva in segrete brame. Non era disposto per Cristo a rinunciare ad ogni cosa.
    D. 269 Chi sono coloro che indulgono nelle loro brame?
    R. Coloro che le soddisfano o nel vestire o nel mangiare (Romani 13:12-14; Isaia 3:6-21; Amos 3:6-3).
    D. 270 Chi altri lo fa?
    R. Coloro che scusano e giustificano i loro peccati tenendoli nascosti affinché per essi non siano ripresi, come faceva Saul (1 Samuele 15:18-22).
    D. 271 Quali altri indulgono nelle loro brame?
    R. Coloro che non sopportano più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercano maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distolgono le orecchie dalla verità per volgerle alle favole (2 Timoteo 4:3-4; Isaia 30:10).
    D. 272 Quali altri indulgono nei loro peccati?
    D. Coloro che scelgono di vivere come fanno coloro che professano formalmente la fede cristiana, piuttosto che secondo la santa Parola di Dio; o coloro che prendono come pretesto ed incoraggiamento per non rinnegare sé stessi i difetti e le cadute degli uomini di Dio. Essi “si nutrono dei peccati del mio popolo” (Osea 4:7-9).
    D. 273 Mi mostri ora chi sono coloro che eseguono questa parte del culto di Dio in modo accettabile?
    R. Sì. Coloro che riconoscono il peccato per quello che è e che vi si oppongono, sono verosimilmente quelli che rinunciano a sé stessi in modo accettabile (Romani 7:13-14).
    D. 275 Chi altri?
    R. Coloro che si rendono ben conto di tutto il senso e del sapore del perdono dei peccati nel loro cuore (2 Corinzi 5:14).
    D. 276 Chi altri verosimilmente bene rinuncia a sé stesso?
    R. Coloro che cercano le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio (Colossesi 3:1-5).
    D. 277 Chi altri verosimilmente bene rinuncia a sé stesso per Cristo?
    R. Coloro per i quali è un tesoro maggiore quello di rinunciare a sé stessi piuttosto che promuovere sé stessi (2 Corinzi 12:9-11; Ebrei 11:24-26).
    D. 278 Vi sono altri segni per i quali si possa capire che uno esegue in modo accettabile questa componente del culto di Dio?
    R. Sì, coloro che ogni giorno portano la propria croce e rendono la dottrina di Cristo l’esempio della loro vita (Luca 6:47-48; Giovanni 12:25-26).
    D. 279 In che modo, però, puoi verificare che una persona sia davvero così?
    R. Coloro che custodiscono il loro cuore più di ogni altra cosa; coloro che preferirebbero piuttosto morire che peccare; coloro che si sentono il cuore spezzare per cattiva condotta di chi solo formalmente professa la fede cristiana; coloro che nulla hanno di più caro che la gloria di Cristo (Proverbi 4:23; Numeri 11:15; Filippesi 3:18; Atti 20:24).
    D. 280 Mi potresti dare delle motivazioni per la rinuncia a sé stessi?
    Sì. Il Signore Gesù Cristo per te ha rinunciato a Sé stesso. Ti basta?
    D. 281 In che cosa Cristo ha rinunciato a sé stesso per me?
    R. Per te ha lasciato il cielo; per te si è privato di quanto questo mondo può offrire neanche fosse stato una volpe o un uccello. Per te ha versato il Suo preziosissimo sangue (Giovanni 6:38; Luca 9:58; 2 Corinzi 8:9; Apocalisse 1:5).
    D. 282 Mi puoi dare un’altra motivazione ancora per la rinuncia a noi stessi?
    R. Sì. “E che giova all'uomo se guadagna tutto il mondo e perde l'anima sua?” (Marco 8:36).
    D. 283 Ma perché Dio esige da parte di chi salva la rinuncia a sé stessi?
    R. Dio non esige la rinuncia a noi stessi come mezzo per ottenere la salvezza, ma l’ha posta come prova che i sentimenti di una persona vadano tutti verso Dio e verso Cristo.
    D. 284 In che modo la rinuncia a noi stessi è prova che i nostri sentimenti sono rivolti tutti a Dio?
    R. Nel fatto che per amore del servizio di Dio rinunciamo ad ogni godimento che possa darci questo mondo. É in questo modo che sono stati provati i sentimenti di Abraamo; è in questo modo che sono stati provati i sentimenti di Pietro. È così che Dio ha messo alla prova i sentimenti di coloro che leggi nei vangeli (Genesi 22:12; Matteo 4:18-22; Luca 9:57-63).
    D. 285 Che ragione puoi addurre sul perché Dio esiga la rinuncia a noi stessi?
    La rinuncia a noi stessi è uno dei caratteri per i quali si possono distinguere i veri cristiani dai falsi. Alcuni adulano Dio con la loro bocca, ma col loro cuore vogliono soddisfare solo sé stessi. Coloro che sono sinceri, però, per l’amore che hanno verso Cristo, rinunciano a tutto quel che hanno (Salmo 128:36-37; Ezechiele 33:31-32).
    D. 286 Esiste un’altra ragione per la quale Dio esige la rinuncia a loro stessi da coloro che professano il Suo nome?
    Sì, perché attraverso la rinuncia a noi stessi si manifestano al mondo incredulo la potenza e la bontà delle verità di Dio. Perché il popolo di Dio è attraverso la rinuncia a sé stesso che essi possono rendersi conto come sia reale la potenza, la bontà e la desiderabilità della verità di Dio (Daniele 3:16,28; Filippesi 1:12-13).
    D. 287 Hai un’ulteriore ragione per la quale Dio esiga la rinuncia a noi stessi?
    R. Sì, la rinuncia a sé stessi prepara una persona, se non per il il perdono del suo peccato, ad un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, quello che è riservato a coloro che per il Signore Gesù rinunciano a tutto quello che hanno, per il Suo nome e la Sua causa in questo mondo (2 Corinzi 4:8,9,10,17; 2 Tessalonicesi 1:5-6).
    D. 288 Prima di concludere, potresti darmi alcuni esempi della severità della mano di Dio contro coloro che professano solo formalmente la fede e che non hanno rinunciato a sé stessi quando Dio li chiamava a farlo?
    Sì, volentieri. La moglie di Lot, che si era voltata per guardare Sodoma quando era stata precisamente ammonita a non farlo procedendo nella sua fuga senza esitazione. Per questo è stata colpita dal cielo ed è diventata una statua di sale. Ricordati quindi della moglie di Lot (Genesi 19:17,26; Luca 17:31-32).
    “Incredulità, disubbidienza, mentalità mondana, negligenza verso gli avvertimenti di Dio, ed attardarsi nella società volgare ed oscena delle persone empie, si comprovano essere la distruzione di molte anime preziose. Considerando quindi la nostra debolezza e depravazione, dovremmo ancor più fare attenzione alla buona parola della verità infallibile, crederla, ed implorare il Signore di farci partecipare con gioia a tutte le sue grandi e preziose promesse” (W.M.).
    D. 289 Mi puoi dare ancora un altro esempio?
    R. Sì, Esaù, per non aver negato a sè stesso un boccone di carne, gli fu negato di partecipare alla benedizione e non l’ha più potuta ottenere nemmeno dopo, benché la implorasse con lacrime (Genesi 25:32-34; Ebrei 12:15-16).
    D. 290 Hai sottomano ancora un altro caso?
    Sì. Giuda, per non avere rinunciato a sé stesso, ha perduto Cristo, la sua anima, ed il paradiso; e continua ad essere il grande oggetto dell’ira di Dio fra tutte le anime dannate (Giovanni 12:5-6; Luca 23:3-6; Matteo 26:14-16; Atti 1:25).
    D. 291 Mi daresti un ulteriore esempio per concludere?
    R. Sì. Anania e Saffira sua moglie, perché non avevano voluto rinunciare a sé stessi, sono stati sottoposti all’ira di Dio, che li ha fatti morire benché stessero nel mezzo degli Apostoli (Atti 5:1-15).
    Capitolo 9 - Conclusione
    Prima di chiudere il discorso, vorrei proporre alcune poche cose per te da considerare e sulle quali meditate.
    (1) Dato che tutti e ciascuno per natura sono da considerarsi peccatori per natura, considera che non importa se i loro peccati fattivi siano pochi o tanti, grandi o piccoli. La tua natura di peccatore ti ha già sottoposto alla maledizione della legge.
    (2) Considera che è per questo stesso motivo hai già una ragione sufficiente per umiliarti, per ravvederti dai tuoi peccati. per fuggire dall’ira a venire. e per considerare dannata la tua anima.
    (3) Considera che il tempo non gioca a tuo favore: che più passa e più aumenta il tuo peccato, e che l’esecuzione del giudizio potrebbe venire su di te in qualsiasi momento.
    (4) Rifletti sul tuo ultimo giorno ogni qual volta vai a letto: se questa notte dovessi morire, saresti pronto oppure no?
    (5) Sappi che è cosa ben triste mettersi a giacere per morire e non sapere dove tu sia destinato, se siano gli angeli buoni o quelli cattivi a portarti via da questo miserabile mondo.
    (6) Ricordati spesso quale grande benedizione sia l’essere salvati, andare in paradiso e dimorare con Dio e con Cristo per l’eternità.
    (7) Considera quanto dolce sarà per te il pensiero della tua salvezza allorché ti scoprirai in paradiso, mentre altri stanno ruggendo all’inferno.
    Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito. Amen.
    Riferimenti
    https://docs.google.com/viewer?url=http%3A%2F%2Fwww.bunyanministries.org%2Fworks%2Fvol2%2F40_bunyan%27s_catechism_instructiont.pdf
    http://www.godrules.net/library/bunyan/NEWbunyan_h17.htm
    1https://it.wikipedia.org/wiki/John_Bunyan

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    Nel 1658 a Bunyan, infatti, viene imposto di cessare la sua attività di predicatore in forza di un decreto regio che proibisce la predicazione a coloro che non ne sono espressamente autorizzati dalla Chiesa di Inghilterra. Contestando tale decreto, Bunyan continua a predicare nonostante i numerosi ammonimenti. Così, nel novembre del 1660 viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Silver Street a Bedford. Vi rimane prima confinato per tre mesi, ma persistendo a rifiutarsi di sottomettersi al decreto regio di desistere dalla predicazione, il suo confino viene esteso fino a coprire 12 anni. Viene rilasciato nel gennaio del 1672, quando il re Carlo II pubblica la Dichiarazione di indulgenza religiosa.
    Questo catechismo consta di 291 domande e risposte e una conclusione. Si distingue nettamente da altri catechismi perché, benché radicato nella teologia biblica riformata, non è un’astratta esposizione di principi, ma si propone un esplicito intento evangelistico atto a portare soprattutto i giovani alla fede nella persona ed opera di Gesù Cristo. Insistendo sulla gravità del peccato e delle sue conseguenze temporali ed eterne, sotto forma di dialogo esso accompagna il lettore a Cristo, chiamandolo ad un indispensabile e serio impegno al Suo seguito. Mai astratta, ma sempre finalizzata alla prassi, quest’opera comprende 9 capitoli. I primi parlano di Dio il Creatore; il peccato dell’Uomo; la punizione del peccato; il perseguire la salvezza fin da giovani. L’accento poi si sposta sulla vita cristiana intesa come il culto che è dovuto a Dio, che comprende: la confessione dei peccati; la fede in Cristo; la preghiera; la rinunzia a sé stessi. La conclusione ha le caratteristiche di un ammonimento ed un appello.
    h.mhjwk9hooes5 PrefazionePrefazione di John
    Dedicato alla Chiesa di Cristo di Bedford e del suo circondario che cammina nella fede e nella comunione dell’Evangelo; il vostro affezionato fratello e compagno nel regno e nella pazienza di Gesù Cristo, con il desiderio di ogni grazia e misericordia in Gesù Cristo. Amen.
    Santi ed amati, sebbene io abbia preparato questo piccolo trattato per beneficio pubblico e comune, considerando che io sono nei vostri confronti un debitore, non solo della comune carità, ma anche in ragione degli speciali vincoli che il Signore mi ha imposto verso di voi, io non potevo fare altro (essendo separato da voi come presenza e non dall’affetto) presentare a voi per primi questo libretto. Non che voi siate carenti delle cose che esso contiene, ma per rammentarvi ancora delle cose prime [fondamentali] e per darvi occasione di presentare qualcosa ai vostri parenti affinché essi (se Dio vuole) possano risvegliarsi ed essere convertiti. Accettatelo, quindi, come pegno del ricordo cristiano che ho per voi. Poi lo presento a tutti gli inconvertiti, vecchi e giovani, che una volta o l’altra, mi hanno udito predicare e pure sono rimasti nei loro peccati. Io esorto loro pure a riceverlo come pegno dell’amore che ho per le loro anime immortali. Sì, visto che dovranno rispondere di loro resti nel terribile giorno del Giudizio, li esorto a leggere, ponderare e ricevere questa salutare medicina preparata per loro. Ora il Dio delle benedizioni lo benedica per il risveglio di molti peccatori e la salvezza delle loro anime, per fede in Gesù Cristo. Amen.
    Sempre vostro, per servirvi attraverso il mio ministero (dove posso) per vostra edificazione e consolazione. John Bunyan1.
    h.htsaaf9zy651 CapitoloCapitolo 1 -
    D. 1 Quanti déi vi sono?
    R. Per i cristiani noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui (1 Corinzi 8:6).
    ...
    D. 19 Allora l’anima non è della stessa natura di Dio?
    No, perché Dio non può peccare, ma l’anima sì. Dio non può esser distrutto all’inferno, ma le anime degli impenitenti lo saranno(Ezechiele 18:4; Matteo 10:28).
    h.d5px3gqo0fi6 CapitoloCapitolo 2 -
    D.20 In che modo Dio ha fatto l’Uomo?
    R. Dio ha fatto l’uomo retto, lo creò ad immagine di Dio (Ecclesiaste 7:29, Genesi 1:27).
    ...
    D. 67 Vi sono pure altre cose che possono rendere grandi dei peccati piccoli?
    R. Sì, quando pecchi contro i giudizi di Dio. Per esempio: quando vedi che il giudizio di Dio si abbatte su qualcuno a causa delle sue trasgressioni, e tu persisti a commettere quelle stesse iniquità; come pure quando pecchi contro la pazienza, la longanimità e la tolleranza temporanea di Dio, questo potrà rendere grandi dei peccati piccoli (Daniele 5:21-24; Romani 2:4-5).
    h.ilk969847lxt CapitoloCapitolo 4 -
    D. 69 Dio ha punito anche dei bambini per avere peccato contro di Lui?
    R. Sì, quando era giunto il diluvio, con la distruzione del vecchio mondo, anche i bambini erano annegati ed anche i bambini presenti a Sodoma erano morti nelle fiamme di quella città. Notiamo pure quel che era successo a Bethel quando il profeta Eliseo era stato sbeffeggiato da dei ragazzi: “Egli si voltò, li vide, e li maledisse nel nome del SIGNORE. Allora due orse uscirono dal bosco e sbranarono quarantadue di quei ragazzi” (2 Re 2:23-24).
    ...
    D. 96 Che cosa significa per me conoscere me stesso?
    R. Conosci te stesso quando apparirai ai tuoi occhi come un peccatore disgustoso, contaminato, infelice e miserabile, e di non potere da te stesso fare nulla per pacificarti con Dio (Giobbe 42:6; Ezechiele 20:43-44; Romani 7:24).
    h.c2pycmvbu9x6 CapitoloCapitolo 5 -
    D. 97 Mi hai mostrato che se davvero voglio rendere culto a Dio Lo devo conoscere rettamente. Ora, specificatamente, in che modo gli devo rendere culto?
    R. Devi confessare (Neemia 9:1-3).
    ...
    D. 131 Non vi sono alcune azioni di grazie da rendere a Dio nella confessione di peccato?
    R. Sì, ve ne sono. Ringrazia Dio che ti ha portato a vedere i tuoi peccati; ringrazialo che ti ha dato il tempo per ammettere i tuoi peccati, perché ora potresti confessarli all’inferno. Ringrazialo che fin ora Egli ha accondisceso ad udire le tue espressioni di deplorazione per i tuoi peccati, e che ha promesso di avere sicuramente misericordia di chi confessa di tutto cuore i suoi peccati (Geremia 31:18-20).
    h.72whl7jpdjmo CapitoloCapitolo 6 -
    D. 132. Sono contento che tu mi abbia istruito in questa componente del culto che a Dio è dovuto. Io ti prego ora di continuare a spiegarmi quali siano le altre parti di detto culto.
    R. Devi credere nella Sua Parola.
    ...
    D. 205 Ed essi vivono in questo mondo come se già Egli vi fosse presente?
    R. Sì, perché il Suo ritorno sarà glorioso e terribile, pieno di misericordia e di giudizio. “Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà! (2 Pietro 3:10-11).
    h.lh47j2f3jrcn CapitoloCapitolo 7 -
    D. 206 Beh, sono contento che tu mi abbia mostrato che debbo rendere a Dio il culto che Gli è dovuto attraverso la confessione di peccato e la fede in Gesù Cristo. Ve ne sono altre di componenti del vero culto di Dio?
    R. Sì, diverse. In questa occasione te ne menzionerò solo due.
    ...
    D. 243 Ma una preghiera che veda Dio ritardarne la risposta, non è forse scoraggiante?
    R. Sebbene lo possa essere a causa della nostra incredulità, non deve essere così, perché Dio è fedele. “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi” (Luca 18:1-7).
    h.ktyf72becocc CapitoloCapitolo 8 -
    D. 244 Sono contento che fin qui tu mi abbia dato risposta; ma mi hai pure detto che vi è un’altra componente del culto che a Dio è dovuto: me la vorresti rammentare?
    R. Si tratta della rinuncia a sé stessi.
    ...
    D. 291 Mi daresti un ulteriore esempio per concludere?
    R. Sì. Anania e Saffira sua moglie, perché non avevano voluto rinunciare a sé stessi, sono stati sottoposti all’ira di Dio, che li ha fatti morire benché stessero nel mezzo degli Apostoli (Atti 5:1-15).
    h.esw1y0ya1ny4 CapitoloCapitolo 9 -
    Prima di chiudere il discorso, vorrei proporre alcune poche cose per te da considerare e sulle quali meditate.
    (1) Dato che tutti e ciascuno per natura sono da considerarsi peccatori per natura, considera che non importa se i loro peccati fattivi siano pochi o tanti, grandi o piccoli. La tua natura di peccatore ti ha già sottoposto alla maledizione della legge.
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  3. page Il Catechismo di John Bunyan edited Catechismo di John Bunyan Il Catechismo di John Bunyan (1675) O “Istruzioni per gli ignoranti”,…
    Catechismo di John Bunyan
    Il Catechismo di John Bunyan (1675)
    O “Istruzioni per gli ignoranti”, essendo un balsamo per curare la grande carenza di conoscenza che tanto regna in giovani ed anziani, presentata e preparata loro nella forma di un chiaro e semplice dialogo adatto alla capacità dei più deboli. “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza” (Osea 4:6).
    Introduzioneh.9johqeq7tyuy Introduzione
    Un catechismo evangelico del 1675, unico nel suo genere per la prima volta in italiano. Lo compose John Bunyan (1628-1688), predicatore scrittore evangelico non-conformista puritano, autore della famosa e difusa opera allegorica “Il pellegrinaggio del Cristiano” scritta insieme a molti altri saggi teologici e pastorali durante il suo lungo soggiorno nel carcere di Bedford (GB).
    Nel 1658 a Bunyan, infatti, viene imposto di cessare la sua attività di predicatore in forza di un decreto regio che proibisce la predicazione a coloro che non ne sono espressamente autorizzati dalla Chiesa di Inghilterra. Contestando tale decreto, Bunyan continua a predicare nonostante i numerosi ammonimenti. Così, nel novembre del 1660 viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Silver Street a Bedford. Vi rimane prima confinato per tre mesi, ma persistendo a rifiutarsi di sottomettersi al decreto regio di desistere dalla predicazione, il suo confino viene esteso fino a coprire 12 anni. Viene rilasciato nel gennaio del 1672, quando il re Carlo II pubblica la Dichiarazione di indulgenza religiosa.
    Questo catechismo consta di 291 domande e risposte e una conclusione. Si distingue nettamente da altri catechismi perché, benché radicato nella teologia biblica riformata, non è un’astratta esposizione di principi, ma si propone un esplicito intento evangelistico atto a portare soprattutto i giovani alla fede nella persona ed opera di Gesù Cristo. Insistendo sulla gravità del peccato e delle sue conseguenze temporali ed eterne, sotto forma di dialogo esso accompagna il lettore a Cristo, chiamandolo ad un indispensabile e serio impegno al Suo seguito. Mai astratta, ma sempre finalizzata alla prassi, quest’opera comprende 9 capitoli. I primi parlano di Dio il Creatore; il peccato dell’Uomo; la punizione del peccato; il perseguire la salvezza fin da giovani. L’accento poi si sposta sulla vita cristiana intesa come il culto che è dovuto a Dio, che comprende: la confessione dei peccati; la fede in Cristo; la preghiera; la rinunzia a sé stessi. La conclusione ha le caratteristiche di un ammonimento ed un appello.
    Prefazioneh.mhjwk9hooes5 Prefazione di John
    Dedicato alla Chiesa di Cristo di Bedford e del suo circondario che cammina nella fede e nella comunione dell’Evangelo; il vostro affezionato fratello e compagno nel regno e nella pazienza di Gesù Cristo, con il desiderio di ogni grazia e misericordia in Gesù Cristo. Amen.
    Santi ed amati, sebbene io abbia preparato questo piccolo trattato per beneficio pubblico e comune, considerando che io sono nei vostri confronti un debitore, non solo della comune carità, ma anche in ragione degli speciali vincoli che il Signore mi ha imposto verso di voi, io non potevo fare altro (essendo separato da voi come presenza e non dall’affetto) presentare a voi per primi questo libretto. Non che voi siate carenti delle cose che esso contiene, ma per rammentarvi ancora delle cose prime [fondamentali] e per darvi occasione di presentare qualcosa ai vostri parenti affinché essi (se Dio vuole) possano risvegliarsi ed essere convertiti. Accettatelo, quindi, come pegno del ricordo cristiano che ho per voi. Poi lo presento a tutti gli inconvertiti, vecchi e giovani, che una volta o l’altra, mi hanno udito predicare e pure sono rimasti nei loro peccati. Io esorto loro pure a riceverlo come pegno dell’amore che ho per le loro anime immortali. Sì, visto che dovranno rispondere di loro resti nel terribile giorno del Giudizio, li esorto a leggere, ponderare e ricevere questa salutare medicina preparata per loro. Ora il Dio delle benedizioni lo benedica per il risveglio di molti peccatori e la salvezza delle loro anime, per fede in Gesù Cristo. Amen.
    ...
    consolazione. John Bunyan[1].
    Capitolo
    Bunyan1.
    h.htsaaf9zy651 Capitolo
    1 -
    D. 1 Quanti déi vi sono?
    R. Per i cristiani noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui (1 Corinzi 8:6).
    ...
    Questo non insegna che l’anima umana sia della stessa natura di Dio, ma mostra che non è della stessa sostanza del suo corpo, che è polvere (Genesi 18:27).
    D. 19 Allora l’anima non è della stessa natura di Dio?
    ...
    impenitenti lo saranno (Ezechielesaranno(Ezechiele 18:4; Matteo 10:28).
    Capitolo

    h.d5px3gqo0fi6 Capitolo
    2 -
    D.20 In che modo Dio ha fatto l’Uomo?
    R. Dio ha fatto l’uomo retto, lo creò ad immagine di Dio (Ecclesiaste 7:29, Genesi 1:27).
    ...
    D. 41 Che succede quando pecchiamo anche contro uno solo dei Dieci Comandamenti?
    R. Chiunque osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge (Giacomo 2:10-11).
    Capitoloh.tgbwqb8rc44b Capitolo 3 -
    D. 42 Dove Dio punirà i peccatori per i loro peccati?
    R. Sia in questo mondo che nel mondo a venire (Genesi 3:24; 4:10-12; Giobbe 21:30).
    ...
    D. 67 Vi sono pure altre cose che possono rendere grandi dei peccati piccoli?
    R. Sì, quando pecchi contro i giudizi di Dio. Per esempio: quando vedi che il giudizio di Dio si abbatte su qualcuno a causa delle sue trasgressioni, e tu persisti a commettere quelle stesse iniquità; come pure quando pecchi contro la pazienza, la longanimità e la tolleranza temporanea di Dio, questo potrà rendere grandi dei peccati piccoli (Daniele 5:21-24; Romani 2:4-5).
    Capitoloh.ilk969847lxt Capitolo 4 -
    D. 69 Dio ha punito anche dei bambini per avere peccato contro di Lui?
    R. Sì, quando era giunto il diluvio, con la distruzione del vecchio mondo, anche i bambini erano annegati ed anche i bambini presenti a Sodoma erano morti nelle fiamme di quella città. Notiamo pure quel che era successo a Bethel quando il profeta Eliseo era stato sbeffeggiato da dei ragazzi: “Egli si voltò, li vide, e li maledisse nel nome del SIGNORE. Allora due orse uscirono dal bosco e sbranarono quarantadue di quei ragazzi” (2 Re 2:23-24).
    ...
    R. Alcuni ritengono che sia una sorta di Dio senza cuore che non fa né bene né male; alcuni lo ritengono una sorta di Dio ignorante e cieco, che non sa e non può vedere attraverso le nuvole; alcuni lo ritengono un Dio sconsiderato che non vale darsene pena se non con la perdita dei piaceri di questo mondo e le sue concupiscenze. Inoltre, alcuni lo ritengono simile a sé stessi, uno che tolleri il peccato come loro fanno, o che ben poco ami la santità come loro stessi (Sofonia 1:12; Giobbe 22:12-13; “1:9-16; Salmo 1:21),
    D. 90 Ci sono altre false opinioni su Dio?
    ...
    a queste scritture:Abacucscritture: Abacuc 1:13; Isaia
    D. 91 Come faccio a sapere quando avrò una vera conoscenza di Dio?
    R. Quando la conoscenza che ho di lui e ciò che le Sacre Scritture insegnano coincidono.
    ...
    D. 96 Che cosa significa per me conoscere me stesso?
    R. Conosci te stesso quando apparirai ai tuoi occhi come un peccatore disgustoso, contaminato, infelice e miserabile, e di non potere da te stesso fare nulla per pacificarti con Dio (Giobbe 42:6; Ezechiele 20:43-44; Romani 7:24).
    Capitoloh.c2pycmvbu9x6 Capitolo 5 -
    D. 97 Mi hai mostrato che se davvero voglio rendere culto a Dio Lo devo conoscere rettamente. Ora, specificatamente, in che modo gli devo rendere culto?
    R. Devi confessare (Neemia 9:1-3).
    ...
    D. 131 Non vi sono alcune azioni di grazie da rendere a Dio nella confessione di peccato?
    R. Sì, ve ne sono. Ringrazia Dio che ti ha portato a vedere i tuoi peccati; ringrazialo che ti ha dato il tempo per ammettere i tuoi peccati, perché ora potresti confessarli all’inferno. Ringrazialo che fin ora Egli ha accondisceso ad udire le tue espressioni di deplorazione per i tuoi peccati, e che ha promesso di avere sicuramente misericordia di chi confessa di tutto cuore i suoi peccati (Geremia 31:18-20).
    Capitoloh.72whl7jpdjmo Capitolo 6 -
    D. 132. Sono contento che tu mi abbia istruito in questa componente del culto che a Dio è dovuto. Io ti prego ora di continuare a spiegarmi quali siano le altre parti di detto culto.
    R. Devi credere nella Sua Parola.
    ...
    R. Il figlio prodigo era venuto in quel modo, e suo padre lo aveva accolto: lo aveva preso fra le braccia e lo aveva baciato. Così Dio ha ricevuto i Colossesi e tutti quelli che Egli salva (Luca 15: Colossesi 2:13).
    D. 160 Mi daresti un ulteriore incoraggiamento?
    ...
    Atti 13:36).
    D. 161 Tutti quelli che credono saranno salvati?
    R. Se essi credono nel modo che le Scritture dicono; se le Scritture si adempiono nel loro credere. “Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia” (Giovanni 7:38; Giacomo 2:23).
    ...
    D. 205 Ed essi vivono in questo mondo come se già Egli vi fosse presente?
    R. Sì, perché il Suo ritorno sarà glorioso e terribile, pieno di misericordia e di giudizio. “Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà! (2 Pietro 3:10-11).
    Capitoloh.lh47j2f3jrcn Capitolo 7 -
    D. 206 Beh, sono contento che tu mi abbia mostrato che debbo rendere a Dio il culto che Gli è dovuto attraverso la confessione di peccato e la fede in Gesù Cristo. Ve ne sono altre di componenti del vero culto di Dio?
    R. Sì, diverse. In questa occasione te ne menzionerò solo due.
    ...
    D. 243 Ma una preghiera che veda Dio ritardarne la risposta, non è forse scoraggiante?
    R. Sebbene lo possa essere a causa della nostra incredulità, non deve essere così, perché Dio è fedele. “Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi” (Luca 18:1-7).
    Capitoloh.ktyf72becocc Capitolo 8 -
    D. 244 Sono contento che fin qui tu mi abbia dato risposta; ma mi hai pure detto che vi è un’altra componente del culto che a Dio è dovuto: me la vorresti rammentare?
    R. Si tratta della rinuncia a sé stessi.
    ...
    R. Sì, la rinuncia a sé stessi prepara una persona, se non per il il perdono del suo peccato, ad un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, quello che è riservato a coloro che per il Signore Gesù rinunciano a tutto quello che hanno, per il Suo nome e la Sua causa in questo mondo (2 Corinzi 4:8,9,10,17; 2 Tessalonicesi 1:5-6).
    D. 288 Prima di concludere, potresti darmi alcuni esempi della severità della mano di Dio contro coloro che professano solo formalmente la fede e che non hanno rinunciato a sé stessi quando Dio li chiamava a farlo?
    ...
    Luca 17:31-32).
    “Incredulità, disubbidienza, mentalità mondana, negligenza verso gli avvertimenti di Dio, ed attardarsi nella società volgare ed oscena delle persone empie, si comprovano essere la distruzione di molte anime preziose. Considerando quindi la nostra debolezza e depravazione, dovremmo ancor più fare attenzione alla buona parola della verità infallibile, crederla, ed implorare il Signore di farci partecipare con gioia a tutte le sue grandi e preziose promesse” (W.M.).
    D. 289 Mi puoi dare ancora un altro esempio?
    ...
    D. 291 Mi daresti un ulteriore esempio per concludere?
    R. Sì. Anania e Saffira sua moglie, perché non avevano voluto rinunciare a sé stessi, sono stati sottoposti all’ira di Dio, che li ha fatti morire benché stessero nel mezzo degli Apostoli (Atti 5:1-15).
    Capitoloh.esw1y0ya1ny4 Capitolo 9 -
    Prima di chiudere il discorso, vorrei proporre alcune poche cose per te da considerare e sulle quali meditate.
    (1) Dato che tutti e ciascuno per natura sono da considerarsi peccatori per natura, considera che non importa se i loro peccati fattivi siano pochi o tanti, grandi o piccoli. La tua natura di peccatore ti ha già sottoposto alla maledizione della legge.
    ...
    https://docs.google.com/viewer?url=http%3A%2F%2Fwww.bunyanministries.org%2Fworks%2Fvol2%2F40_bunyan%27s_catechism_instructiont.pdf
    http://www.godrules.net/library/bunyan/NEWbunyan_h17.htm
    [1] https://it.wikipedia.org/wiki/John_Bunyan
    1https://it.wikipedia.org/wiki/John_Bunyan
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    1:02 am

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